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Un reset mondiale senza precedenti sta avvenendo sotto i nostri occhi!

Un reset mondiale senza precedenti sta avvenendo sotto i nostri occhi!

Un reset mondiale che azzera di colpo tutte le nostre certezze non è una cosa facile da accettare, né tantomeno da dimostrare ma con solerte pazienza ci proverò.

Adesso vi racconterò una storia, una storia che stiamo vivendo sulla nostra pelle da un mese, rinchiusi in casa per un virus pericoloso si ma letale solo per anziani e malati con patologie gravi.

In breve: A dicembre un virus pericoloso ma non letale per tutti circola in cina da diversi mesi, a un certo punto si isola la regione del Wuham centro del focolaio e si obbliga la popolazione a una quarantena obbligatoria dove l’esercito cinese giustizia tutti coloro che cercano di eluderla.
La Cina dopo mesi di censura di stato si decide di avvisare l’oms del pericolo che potrebbe correre il mondo se questa bestia dovesse sconfinare, ma nel frattempo diversi cinesi sono ormai in giro per il mondo inconsapevoli di essere asintomatici.

A febbraio il primo caso viene segnalato a Codogno, nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo tranne i politici, l’oms e tutta la gerarchia di potere, che prima minimizza e all’improvviso diventa allarmista, una strategia dettata ai principali media di regime fin dall’inizio del primo caso.
Vi tralascerò nozioni elementari di epidemiologia che dicono chiaramente che in caso di un virus sconosciuto si devono mettere in funzioni dei protocolli di base, isolamento totale dell’area contagiata dove nessuno e dico nessuno deve uscire, ma per una strana ragione qualche settimana dopo gli abitanti di Codogno si moltiplicano in tutto il mondo, piuttosto strano.
Recentemente per nascondere questo errore di comunicazione o nel migliore dei casi la negligenza criminale sono comparsi più “pazienti uno” in giro per il paese.

Varie ipotesi si sono susseguite, dai complotti più surreali a quelli più credibili, ma la sensazioni di molti via via che passa il tempo è che un reset mondial senza precedenti nella nostra storia recente si stia verificando sotto i nostri occhi: il problema della sovrappopolazione, riscaldamento globale, scioglimento delle calotte polari, le risorse che scarseggiano, la mia teoria, forse la più ottimista, non c’era più tempo e hanno deciso di accelerare i tempi.

“se desideri la pace della mente e la felicità, allora abbi fede. Se desideri essere una discepola della verità, allora interrogati”.

Friedrich Wilhelm Nietzsche 

Gli Usa ammettono: “il coronavirus era da noi già nel 2019”

Potrebbe essere stato l’esercito Usa ad aver portato l’epidemia a Wuhan». Così il portavoce del ministero degli esteri cinese Zhao Lijian. Una riflessione nata dopo l’audizione al Congresso degli Stati Uniti del direttore del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, Robert Redfield, nella quale ha riconosciuto che alcune persone, morte negli Usa di recente causa polmonite, sarebbero invece decedute per Covid-19 non diagnosticato. «È stato trovato il paziente zero negli Stati Uniti?». Ha rincarato la dose Lijian. «Quante sono le persone infette? Come si chiamano gli ospedali? Potrebbe essere l’esercito americano che ha portato l’epidemia a Wuhan. Siate trasparenti! Rendete pubblici i vostri dati! Gli Stati Uniti ci devono una spiegazione!». La vicenda è riportata da “The Hill“, che spiega come ciò sia parte di una narrativa cospirativa che circola sul web, e che vede il virus portato in Cina dagli atleti americani, e loro numeroso seguito, che si sono recati a Whuan per partecipare ai Giochi mondiali militari, che si sono svolti tra il 18 e il 27 ottobre 2019, praticamente quando è iniziata l’epidemia. Non necessariamente un atto criminogeno, ma una trasmissione involontaria: gli atleti Usa, o il seguito, sarebbero stati già infetti da coronavirus.

La tesi sarebbe sostenuta da una coincidenza: cinque atleti di nazionalità ancora ignota sarebbero stati ricoverati in un ospedale locale per virus ignoto. Vero il ricovero, spiega il “Global Times”, ma si trattava del ben noto colera. E, però, la domanda posta resta. Secondo “Global Research”, già ad agosto, un medico di Taiwan avrebbe avvertito gli Stati Uniti che alcuni decessi per polmonite attribuiti alle sigarette elettroniche, le “svapo”, erano in realtà da attribuire a un nuovo coronavirus. “Repubblica”, a settembre, riferiva di 550 ammalati con problematiche polmonari, che avevano portato ad alcuni decessi. Conto più che approssimativo, se si tiene conto di cosa sia la sanità americana, che all’inizio dell’epidemia, ad esempio, ha negato il tampone a cittadini di ritorno dalla Cina perché non avevano i soldi per pagarli (qualcosa sta cambiando, vedi il “Washington Post”). Certo, la vicenda “svapo” va vista nell’ottica di una guerra mossa dalle potenti industrie del tabacco alla concorrenza, ma è pur vero che non si sono registrati analoghi disturbi in altre aree del mondo, come l’Italia, dove lo “svapo” aveva preso piede.

Ad alimentare la possibilità che la polemica impegnata da Zhao Lijian abbia una sua plausibilità, è anche il fatto che il cosiddetto “paziente zero” di Whuan, da cui è nata l’epidemia, sia ancora causa di controversie. Così andiamo a qualcosa di più inquietante, forse collegato, forse no: il 5 agosto il “New York Times” riportava la notizia che il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti aveva intimato al laboratorio di armi batteriologiche di Fort Detrick di «cessare ogni attività» perché il sistema di filtraggio delle acque reflue non era sicuro. Un po’ quanto viene descritto nel film “Cattive acque”, uscito tre settimane fa in Italia (tempestività di Hollywood), che racconta la storia vera della battaglia giudiziaria intrapresa da un avvocato americano contro l’azienda chimica Dupont, i cui scarichi hanno avvelenato, e continuano ad avvelenare, migliaia di persone (non solo, spiega anche dell’avvelenamento da sostanze chimiche di circa il 90% dell’umanità… da vedere, in streaming, dato che i cinema son chiusi).

Ovviamente si disse che nessuna sostanza pericolosa era effettivamente fuoriuscita da Fort Detrick, che però è stato chiuso in via preventiva. In altra nota, avevamo accennato come a luglio 2019, cioè poco prima della chiusura di Fort Detrick, la Camera degli Stati Uniti aveva chiesto formalmente al Pentagono se avesse testato e usato armi chimiche tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Una richiesta insolita e non motivata da problematiche d’attualità. La cui spiegazione potrebbe essere proprio la contaminazione causata da Fort Detrick, notizia che presumibilmente circolava in alcuni ambiti. Un modo per far pressione, in maniera indiretta come si usa in tali casi, sulla vicenda, perché si chiudesse senza suscitare polveroni sull’Us Army. Al di là delle domande, si può notare come l’episodio di cronaca nera – che, ripetiamo, non necessariamente ha a che vedere col coronavirus – abbia come focus Fort Detrick, sito che richiama alla memoria altro ed oscuro.

Qualcuno ricorderà il panico che per diversi mesi attanagliò il mondo dopo l’11 Settembre a causa della diffusione di missive contenenti antrace, letale arma batteriologica. La responsabilità dell’invio della posta avvelenata, indirizzata a personalità importanti e non d’America e del mondo, fu attribuita all’agenzia terrorista nota come Al-Qaeda (il segretario di Stato americano Colin Powell usò tale minaccia per convincere il mondo della necessità di attaccare l’Iraq, che avrebbe avuto magazzini pieni di antrace). L’Fbi scoprì poi che l’antrace che aveva terrorizzato il mondo proveniva dall’America, da Fort Detrick appunto. La vicenda si chiuse individuando anche un possibile untore, un ignoto ricercatore che prestava la sua opera in quel laboratorio strategico. Che, ovviamente, non avrebbe mai potuto far tutto quel pandemonio globale da solo… tant’è. Morì suicida, tutto insabbiato.

(”Dall’antrace al coronavirus, le vie di Fort Detrick”, post di “Piccole Note” del 13 marzo 2020).

Tratto da: https://www.libreidee.org/2020/03/gli-usa-ammettono-coronavirus-da-noi-gia-a-ottobre-2019/

Coronavirus, Oms: “80% dei malati guarisce in due giorni”

Coronavirus, Oms: “80% dei malati guarisce in due giorni”

Sono giunte al termine le due settimane di quarantena per la Diamond Princess, la nave da crocera ancorata al largo del Giappone per via di un contagio da coronavirus.

Centinaia di passeggeri hanno iniziato a sbarcare, ma in questi 14 giorni – pIù che una struttura di contenimento – la nave sembra divenuta un’incubatrice per l’infezione.

I contagiati, su quasi 4.000 persone tra passeggeri ed equipaggio, sono 540: per tutti gli altri ora inizieranno le operazioni di rimpatrio.

Porte chiuse

Mosca intanto ha deciso di vietare temporaneamente l’ingresso nel paese ai cittadini cinesi.

Finora, sono stati pochissimi i casi confermarti in Russia, ma le autorità locali hanno ricoverato in via precauzionale centinaia di persone di ritorno dalla Cina.

Secondo un’indagine condotta da ricercatori cinesi – la maggior parte dei casi registrati nel paese sarebbe di lieve entità: a rischio sono i soprattutto gli anziani e le persone affette da patologie respiratorie; ma anche il personale sanitario in prima linea è in posizione particolarmente vulnerabile.

La frenata dell’Oms

Intanto, in Cina si moltiplicano le infezioni anche fuori dalla città di Wuhan, epicentro dell’epidemia. Ma l’Organizzazione mondiale per la Sanità rimane cautamente ottimista.

“La maggior parte dei pazienti – spiega Michael Ryan, capo del programma di risposta alle emergenze – contrae una forma molto lieve del virus e tutto finisce in un paio di giorni, ed è un’ottima notizia per i giovani e i giovani adulti. Ma c’è anche un numero significativo di persone, ben il 20% dei pazienti,. che si ammala in modo molto grave”.

Nel frattempo la capitale Pechino è diventata una città fantamsa, per via della quarantena di 14 giorni imposta ai numerosi cittadini che rientrano dalle vacanze per il Capodanno cinese