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IL VIRUS NON FERMA LE ARMI

IL VIRUS NON FERMA LE ARMI

Nel decreto del Governo tra le industrie essenziali ci sono anche le fabbriche di armi. Che oggi hanno lavorato regolarmente, tranne dove gli operai si sono fermati per sciopero. Perché anche nelle fabbriche di armi, dal bresciano alla Sardegna, si lavora senza DIP, protezioni sanitarie. Niente mascherine. Rete Italiana DIsarmo chiede che si fermino tutte le aziende che producono sistemi d’arma, come per esempio lo stabilimento di Cameri (Bs) impegnato nelle commesse per i nuovi F-35. “CI chiediamo” scrive Rete Disarmo, “perché si debbano tenere aperte fabbriche in cui i lavoratori rischiano ogni giorno il contagio che producono armi di cui oggi non abbiamo nessuna necessità, o che vengono vendute ad altri Paesi o – come nel caso degli F35 – che fanno parte di un Programma a lungo termine e che potrebbe senza problemi prendersi una pausa di qualche settimana”.

È il caso della RWM di Domusnovas. La fabbrica di armi Rwm Italia di Domusnovas, nel Sulcis Iglesiente, che ha sospeso temporaneamente la produzione di bombe dietro richiesta delle RSU dei lavoratori “al fine di ridurre al minimo i rischi per il territorio, e in un momento in cui le strutture sanitarie sono esposte nel fronteggiare l’emergenza in atto, si è deciso inoltre di destinare a chi necessita (ospedali, pronto soccorso, forze dell’ordine, ecc.), tutti quei dispositivi di produzione a loro necessari di cui l’azienda potrà privarsi”. Sempre in Sardegna hanno scioperato invece gli operai di Avio, Leonardo e Vitrociset.

Il valore della produzione e del commercio di armi in Italia è di circa 5 miliardi di euro. Ma la voce che davvero conta nell’analisi dell’industria bellica nostrana sta nelle autorizzazioni rilasciate da Ministero della Difesa e dello Sviluppo Economico. Le autorizzazioni precedono, come è ovvio, la produzione vera e propria e possono svilupparsi su piani di investimento di diversi anni.

Complessivamente, per le sole licenze individuali, negli ultimi quattro anni (2015-2018, ultimo dato disponibile) sono stati autorizzati trasferimenti di armi per 36,81 miliardi cioè oltre 2 volte e mezzo i 14,23 miliardi autorizzati nei quattro anni precedenti (2011-2014). (Fonte Rete Disarmo). Nel 2018 sono stati oltre 80 i Paesi del mondo destinatari di licenze per armamenti italiani.

Lo scorso anno hanno comprato armi italiane Germania (278 milioni), Regno Unito (221 milioni), Francia (152 milioni) e Stati Uniti d’America (133 milioni) Pakistan (207 milioni), Turchia (162 milioni), Arabia Saudita (108 milioni), Emirati Arabi Uniti (80 milioni) India (54 milioni), Egitto (31 milioni). Per quanto riguarda le licenze concesse ai vertici della classifica troviamo Qatar, Pakistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, seguiti da Germania, USA, Francia, Spagna e Regno Unito. Completa la “top 10” l’Egitto.

Le aziende ai vertici della classifica per licenze ricevute nel 2018 sono Leonardo (con oltre 3,2 miliardi autorizzati), RWM Italia (quasi 300 milioni), MBDA Italia (234 milioni) e Iveco Defence (quasi 200 milioni) seguite poi da Rhenimetall Italia, Fabbrica d’armi Pietro Beretta e Piaggio Aero (tutte con oltre 50 milioni di licenze). Nei trasferimenti effettivi domina Leonardo (1,1 miliardi complessivi) seguita da Iveco Defence (166 milioni), GE Avio (117 milioni), MBDA Italia (100 milioni) e RWM Italia (90 milioni).

Tutte aziende che occupano migliaia di lavoratori ritenuti “essenziali” oggi per la guerra contro il virus. Peccato che al Covid non possiamo sparare, se no avremmo già vinto

Fonte: estreme conseguenze

Un reset mondiale senza precedenti sta avvenendo sotto i nostri occhi!

Un reset mondiale senza precedenti sta avvenendo sotto i nostri occhi!

Un reset mondiale che azzera di colpo tutte le nostre certezze non è una cosa facile da accettare, né tantomeno da dimostrare ma con solerte pazienza ci proverò.

Adesso vi racconterò una storia, una storia che stiamo vivendo sulla nostra pelle da un mese, rinchiusi in casa per un virus pericoloso si ma letale solo per anziani e malati con patologie gravi.

In breve: A dicembre un virus pericoloso ma non letale per tutti circola in cina da diversi mesi, a un certo punto si isola la regione del Wuham centro del focolaio e si obbliga la popolazione a una quarantena obbligatoria dove l’esercito cinese giustizia tutti coloro che cercano di eluderla.
La Cina dopo mesi di censura di stato si decide di avvisare l’oms del pericolo che potrebbe correre il mondo se questa bestia dovesse sconfinare, ma nel frattempo diversi cinesi sono ormai in giro per il mondo inconsapevoli di essere asintomatici.

A febbraio il primo caso viene segnalato a Codogno, nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo tranne i politici, l’oms e tutta la gerarchia di potere, che prima minimizza e all’improvviso diventa allarmista, una strategia dettata ai principali media di regime fin dall’inizio del primo caso.
Vi tralascerò nozioni elementari di epidemiologia che dicono chiaramente che in caso di un virus sconosciuto si devono mettere in funzioni dei protocolli di base, isolamento totale dell’area contagiata dove nessuno e dico nessuno deve uscire, ma per una strana ragione qualche settimana dopo gli abitanti di Codogno si moltiplicano in tutto il mondo, piuttosto strano.
Recentemente per nascondere questo errore di comunicazione o nel migliore dei casi la negligenza criminale sono comparsi più “pazienti uno” in giro per il paese.

Varie ipotesi si sono susseguite, dai complotti più surreali a quelli più credibili, ma la sensazioni di molti via via che passa il tempo è che un reset mondial senza precedenti nella nostra storia recente si stia verificando sotto i nostri occhi: il problema della sovrappopolazione, riscaldamento globale, scioglimento delle calotte polari, le risorse che scarseggiano, la mia teoria, forse la più ottimista, non c’era più tempo e hanno deciso di accelerare i tempi.

“se desideri la pace della mente e la felicità, allora abbi fede. Se desideri essere una discepola della verità, allora interrogati”.

Friedrich Wilhelm Nietzsche 

VIRUS: SCATTA LA COLPEVOLIZZAZIONE DEI CITTADINI

VIRUS: SCATTA LA COLPEVOLIZZAZIONE DEI CITTADINI

Una delle strategie più efficaci messe in campo dai poteri forti durante ogni emergenza consiste nella colpevolizzazione delle persone, per ottenere dalle stesse l’interiorizzazione della narrazione dominante su ciò che accade, al fine di evitare qualsiasi ribellione verso l’ordine costituito.

É una strategia ampiamente messa in campo nell’ultimo decennio con lo shock del debito pubblico, presentato alle persone come la conseguenza di vite dissennate, vissute al di sopra delle proprie possibilità, senza alcuna responsabilità verso le generazioni future.

Lo scopo era evitare che la frustrazione per il peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione si trasformasse in rabbia verso un modello che aveva anteposto gli interessi delle lobby finanziarie e delle banche ai diritti delle persone.

É una strategia che si sta ora dispiegando nella fase più critica dell’epidemia prodotta dal virus Covid19.

L’epidemia ha reso il re nudo e ha dimostrato tutti gli inganni della dottrina liberista.

Un sistema sanitario come quello italiano, fino a un decennio fa tra i migliori al mondo, è stato fatto precipitare sull’altare del patto di stabilità: tagli da 37 miliardi complessivi e una drastica riduzione del personale (-46.500 fra medici e infermieri), con il brillante risultato di aver perso più di 70.000 posti letto, che, per quanto riguarda la terapia intensiva di drammatica attualità, significa essere passati dai 922 posti letto ogni 100mila abitanti nel 1980 ai 275 nel 2015.

Tutto questo dentro un sistema sanitario progressivamente privatizzato e, quando anche pubblico, sottoposto ad una torsione aziendalista con l’ossessione del pareggio di bilancio.

É quasi paradigmatico che il re sia visto nudo a partire dalla Lombardia, considerata l’eccellenza sanitaria italiana e ora messa alle corde da un’epidemia che, nella drammaticità di queste settimane, ha dimostrato l’intrinseca fragilità di un modello economico-sociale interamente fondato sulla priorità dei profitti d’impresa e sulla preminenza dell’iniziativa privata.

Può essere messo in discussione questo modello, con il rischio che, a cascata, l’intero castello di carte della dottrina liberista crolli? Dal punto di vista dei poteri forti, è inaccettabile.

Ed ecco scattare la fase della colpevolizzazione dei cittadini.

Non è il sistema sanitario, de-finanziato e privatizzato, a non funzionare; non sono i folli decreti che, da una parte, tengono aperte le fabbriche (e addirittura incentivano con un bonus la presenza sul lavoro), e dall’altra riducono i trasporti, facendo diventare le une e gli altri luoghi di propagazione del virus; sono i cittadini irresponsabili che si comportano male, uscendo a passeggiare o a fare una corsa al parco a inficiare la tenuta di un sistema di per sé efficiente.

Questa moderna, ma antichissima, caccia all’untore è particolarmente potente, perché si intreccia con il bisogno individuale di dare nome e cognome all’angoscia di dover combattere con un nemico invisibile: ecco perché indicare un colpevole ( “gli irresponsabili”), costruendogli intorno una campagna mediatica che non risponde ad alcuna realtà evidente, permette di dirottare una rabbia destinata a crescere con il prolungamento delle misure di restrizione, evitando che si trasformi in rivolta politica contro un modello che ci ha costretto a competere fino allo sfinimento senza garantire protezione ad alcuno di noi.

Continuiamo a comportarci responsabilmente e facciamolo con la determinazione di chi ha da sempre nella mente e nel cuore una società migliore.

Ma iniziamo a scrivere su tutti i balconi “Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”.

Fonte: https://www.italia.attac.org/virus-scatta-la-colpevolizzazione-dei-cittadini/