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Gli Usa ammettono: “il coronavirus era da noi già nel 2019”

Potrebbe essere stato l’esercito Usa ad aver portato l’epidemia a Wuhan». Così il portavoce del ministero degli esteri cinese Zhao Lijian. Una riflessione nata dopo l’audizione al Congresso degli Stati Uniti del direttore del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, Robert Redfield, nella quale ha riconosciuto che alcune persone, morte negli Usa di recente causa polmonite, sarebbero invece decedute per Covid-19 non diagnosticato. «È stato trovato il paziente zero negli Stati Uniti?». Ha rincarato la dose Lijian. «Quante sono le persone infette? Come si chiamano gli ospedali? Potrebbe essere l’esercito americano che ha portato l’epidemia a Wuhan. Siate trasparenti! Rendete pubblici i vostri dati! Gli Stati Uniti ci devono una spiegazione!». La vicenda è riportata da “The Hill“, che spiega come ciò sia parte di una narrativa cospirativa che circola sul web, e che vede il virus portato in Cina dagli atleti americani, e loro numeroso seguito, che si sono recati a Whuan per partecipare ai Giochi mondiali militari, che si sono svolti tra il 18 e il 27 ottobre 2019, praticamente quando è iniziata l’epidemia. Non necessariamente un atto criminogeno, ma una trasmissione involontaria: gli atleti Usa, o il seguito, sarebbero stati già infetti da coronavirus.

La tesi sarebbe sostenuta da una coincidenza: cinque atleti di nazionalità ancora ignota sarebbero stati ricoverati in un ospedale locale per virus ignoto. Vero il ricovero, spiega il “Global Times”, ma si trattava del ben noto colera. E, però, la domanda posta resta. Secondo “Global Research”, già ad agosto, un medico di Taiwan avrebbe avvertito gli Stati Uniti che alcuni decessi per polmonite attribuiti alle sigarette elettroniche, le “svapo”, erano in realtà da attribuire a un nuovo coronavirus. “Repubblica”, a settembre, riferiva di 550 ammalati con problematiche polmonari, che avevano portato ad alcuni decessi. Conto più che approssimativo, se si tiene conto di cosa sia la sanità americana, che all’inizio dell’epidemia, ad esempio, ha negato il tampone a cittadini di ritorno dalla Cina perché non avevano i soldi per pagarli (qualcosa sta cambiando, vedi il “Washington Post”). Certo, la vicenda “svapo” va vista nell’ottica di una guerra mossa dalle potenti industrie del tabacco alla concorrenza, ma è pur vero che non si sono registrati analoghi disturbi in altre aree del mondo, come l’Italia, dove lo “svapo” aveva preso piede.

Ad alimentare la possibilità che la polemica impegnata da Zhao Lijian abbia una sua plausibilità, è anche il fatto che il cosiddetto “paziente zero” di Whuan, da cui è nata l’epidemia, sia ancora causa di controversie. Così andiamo a qualcosa di più inquietante, forse collegato, forse no: il 5 agosto il “New York Times” riportava la notizia che il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti aveva intimato al laboratorio di armi batteriologiche di Fort Detrick di «cessare ogni attività» perché il sistema di filtraggio delle acque reflue non era sicuro. Un po’ quanto viene descritto nel film “Cattive acque”, uscito tre settimane fa in Italia (tempestività di Hollywood), che racconta la storia vera della battaglia giudiziaria intrapresa da un avvocato americano contro l’azienda chimica Dupont, i cui scarichi hanno avvelenato, e continuano ad avvelenare, migliaia di persone (non solo, spiega anche dell’avvelenamento da sostanze chimiche di circa il 90% dell’umanità… da vedere, in streaming, dato che i cinema son chiusi).

Ovviamente si disse che nessuna sostanza pericolosa era effettivamente fuoriuscita da Fort Detrick, che però è stato chiuso in via preventiva. In altra nota, avevamo accennato come a luglio 2019, cioè poco prima della chiusura di Fort Detrick, la Camera degli Stati Uniti aveva chiesto formalmente al Pentagono se avesse testato e usato armi chimiche tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Una richiesta insolita e non motivata da problematiche d’attualità. La cui spiegazione potrebbe essere proprio la contaminazione causata da Fort Detrick, notizia che presumibilmente circolava in alcuni ambiti. Un modo per far pressione, in maniera indiretta come si usa in tali casi, sulla vicenda, perché si chiudesse senza suscitare polveroni sull’Us Army. Al di là delle domande, si può notare come l’episodio di cronaca nera – che, ripetiamo, non necessariamente ha a che vedere col coronavirus – abbia come focus Fort Detrick, sito che richiama alla memoria altro ed oscuro.

Qualcuno ricorderà il panico che per diversi mesi attanagliò il mondo dopo l’11 Settembre a causa della diffusione di missive contenenti antrace, letale arma batteriologica. La responsabilità dell’invio della posta avvelenata, indirizzata a personalità importanti e non d’America e del mondo, fu attribuita all’agenzia terrorista nota come Al-Qaeda (il segretario di Stato americano Colin Powell usò tale minaccia per convincere il mondo della necessità di attaccare l’Iraq, che avrebbe avuto magazzini pieni di antrace). L’Fbi scoprì poi che l’antrace che aveva terrorizzato il mondo proveniva dall’America, da Fort Detrick appunto. La vicenda si chiuse individuando anche un possibile untore, un ignoto ricercatore che prestava la sua opera in quel laboratorio strategico. Che, ovviamente, non avrebbe mai potuto far tutto quel pandemonio globale da solo… tant’è. Morì suicida, tutto insabbiato.

(”Dall’antrace al coronavirus, le vie di Fort Detrick”, post di “Piccole Note” del 13 marzo 2020).

Tratto da: https://www.libreidee.org/2020/03/gli-usa-ammettono-coronavirus-da-noi-gia-a-ottobre-2019/

USA 2004-2013, morte 316.545 persone per armi da fuoco, 36 per terrorismo! Un’emergenza che non si vuole vedere.

USA 2004-2013, morte 316.545 persone per armi da fuoco, 36 per terrorismo! Un’emergenza che non si vuole vedere.

Un’emergenza che non si vuole vedere: 316.545 contro 36. Sono i numeri del confronto sulle morti causate sul suolo americano dalle armi da fuoco e dal terrorismo tra il 2004 e il 2013.

A fornire questi dati il Dipartimento di Stato e i Centers for Disease Control and Prevention, dai quali emerge che quella di La Vegas è solo l’ultima di una lunghissima serie di stragi compiute grazie al secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, che garantisce a ogni cittadino il diritto di possedere un’arma da fuoco.

A causare questi oltre 300mila morti non ci sono solo le stragi, ma anche suicidi e incidenti provocati da un uso errato delle armi. Nel numero non sono conteggiate le vittime provocate dal fuoco sparato dalle forze dell’ordine. Quelli del 2013 sono i dati più recenti che si hanno a disposizione, e affermano che solo in quell’anno ci sono stati 33.169 morti, così suddivisi: 11.203 omicidi, 21.175 suicidi, 505 incidenti e 281 decessi con motivazioni ancora incerte.
Una cifra che è pari a un terzo dei soldati americani morti durante l’intero conflitto in Vietnam.
Ecco a seguire le più gravi stragi commesse da individui armati negli ultimi 25 anni negli Stati Uniti.

1 ottobre – 2017 – Strage di Las Vegas – 59 morti e 527 feriti

– Il 12 giugno 2016 un americano di origini afgane, Omar Mateen, uccide 49 persone e ne ferisce una cinquantina in un club gay di Orlando (Florida), perpetrando il peggior attentato negli Usa dopo quello dell’11 Settembre. Dopo tre ore di trattative, le forze dell’ordine abbattono l’assalitore. L’Isis al quale aveva giurato fedeltà, rivendica l’attacco.
– Il 2 dicembre 2015 una coppia sposata di islamisti radicalizzati di origine pachistana apre il fuoco durante un pranzo di Natale a San Bernardino (California), facendo 14 morti e 22 feriti.
– Il 16 settembre 2013, un uomo, che lavorava per una società appaltata del ministero della Difesa, apre il fuoco in degli uffici della Marina americana, a Washington DC, uccidendo 12 persone, prima di essere abbattuto dalla polizia.
– Il 14 dicembre 2012 un giovane uccide 26 persone, fra cui 20 bambini delle elementari nella scuola di Sandy Hook a Newtown (Connecticut), prima di suicidarsi.
– Il 20 luglio 2012 un giovane pesantemente armato fa irruzione in un cinema di Aurora (Colorado) e apre il fuoco sugli spettatori durante la proiezione di mezzanotte di “Batman”, facendo 12 morti e 70 feriti. L’autore della strage, James Holmes, è stato condannato nell’agosto 2015 all’ergastolo senza possibilità di liberazione.
– Il 3 aprile 2009 un uomo di origine vietnamita uccide 13 persone in un centro d’accoglienza per migranti a Binghamton (Stato di New York).
– Il 5 novembre 2009 uno psichiatra militare di origine palestinese compie la strage più grave in una base militare americana, uccidendo 13 persone e ferendone 32 a Fort Hood (Texas), prima che le forze dell’ordine potessero avere ragione di lui.
– Il 16 aprile 2007 uno studente di 23 anni di origine coreana uccide 32 persone prima di togliersi la vita nel campus dell’università di Virginia Tech a Blacksburg (Virginia).
– Il 20 aprile 1999 a Littleton (Colorado), due studenti aprono il fuoco al liceo Columbine, uccidendo 12 alunni e un insegnante e ferendo altre 24 persone. I due assalitori si suicidano sul luogo del massacro.
– Il 16 ottobre 1991 un uomo uccide 22 persone in un ristorante di Killeen (Texas) e ne ferisce una ventina poi si uccide.

Clima, il rapporto Usa: temperature record per colpa dell’uomo. E gli esperti temono la censura di Trump

Clima, il rapporto Usa: temperature record per colpa dell’uomo. E gli esperti temono la censura di Trump

La comunità scientifica Usa è in massima allerta. Il timore è che il presidente o i funzionari della sua amministrazione possano tentare di rallentare o addirittura bloccare gli studi sull’impatto che i cambiamenti climatici stanno avendo negli Usa

Il New York Times ha ottenuto una copia riservata di un rapporto scientifico che lancia l’allarme sugli effetti in atto dei cambiamenti climatici (vai al dossier). «Le prove del cambiamento climatico sono abbondanti, dall’alto dell’atmosfera alla profondità degli oceani» spiega la bozza ottenuta dal giornale. Si tratta di una relazione completata quest’anno e redatta da scienziati che appartengono a 13 agenzie federali. Il dossier fa parte del National Climate Assessment richiesto dal congresso ogni quattro anni. Uno schiaffo alle teorie del presidente Trump e della sua amministrazione che invece alimentano le schiere dei negazionisti.

Dal 1980 temperature aumentate di 1,6 gradi

Secondo questo documento in Usa le conseguenze del surriscaldamento globale sono già evidenti e l’innalzamento delle temperature registrato negli ultimi sessant’anni è dovuto all’azione dell’uomo. Dal 1880 al 2015 le temperature sono aumentate di 1,6 gradi Fahrenheit e le cause sono da considerarsi legate al comportamento degli esseri umani. Dal 1980 la situazione è addirittura precipitata con un drammatico aumento delle temperature che ha portato al clima più caldo degli ultimi 1500 anni. Spiega il rapporto : «Ci sono evidenze che dimostrano come le attività umane, specialmente le emissioni di gas serra, sono le principali responsabili per i cambiamenti climatici rilevati nell’era industriale. Non ci sono altre spiegazioni alternative, non si tratta di cicli naturali che possano spiegare questi cambiamenti climatici».

Timori per le decisioni del presidente

Ora però la comunità scientifica americana è in massima allerta. Il timore è che il presidente Donald Trump o i funzionari della sua amministrazione possano tentare di rallentare o addirittura bloccare lo studio che deve essere ancora approvato. Secondo il New York Times parte degli studiosi che hanno lavorato alla relazione, ritiene che l’amministrazione Trump potrebbe bloccare le ricerche. Che la Casa Bianca si sia dimostrata sempre molto scettica se non avversa a parlare di cambiamento climatico, non è un mistero. Lo stesso presidente ha sempre rifiutato di dire se creda o meno nelle responsabilità umane nel surriscaldamento climatico. Inoltre a capo dell’Epa, l’Environmental Protection Agency, c’è il direttore Scott Pruitt, da sempre scettico. Addirittura pare che il ministero dell’agricoltura abbia chiesto ai propri funzionari di non adoperare l’espressione «cambiamento climatico», ma di preferire altre locuzioni come «situazioni meteorologiche estreme».