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Il governo Sánchez demolisce il Jobs Act spagnolo: reintrodotta tutela contro il licenziamento

Arriva la prima misura di smantellamento della riforma del lavoro – fatta nel 2012 dal Partito Popular di Rajoy – del governo di coalizione Socialisti-Podemos. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri un decreto legge reale con l’abrogazione del licenziamento per congedi medici, che eliminava l’articolo 52 d) dello Statuto dei lavoratori sulle tutele contro il licenziamento.

La ministra del Lavoro e dell’economia sociale, Yolanda Díaz, ha annunciato che questa è la prima misura della sua squadra nello smantellamento della legislazione sul lavoro del PP, il Jobs Act spagnolo. “Con i diritti umani non c’è negoziazione”, ha ripetutamente affermato Díaz nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri: l’eliminazione approvata oggi, ha detto, serve a “riparare un’anomalia”, dal momento che che ci sono state diverse interpretazioni nei tribunali sulla legalità di questo meccanismo oggettivo di licenziamento.

“Il governo spagnolo impedisce che i più vulnerabili vengano licenziati. Devono essere appositamente protetti. Quando siamo ammalati, dobbiamo preoccuparci solo di una cosa: guarire noi stessi”, ha sottolineato Díaz , ricordando che questo decreto è conforme al primo dei punti  dell’accordo del governo PSOE e Unidos Podemos sull’abrogazione della riforma del lavoro del 2012, per il quale ha chiesto “che il dialogo sociale vada bene”.

In pratica, quel tipo di licenziamento oggettivo introdotto nel 2012, consentiva a un lavoratore di essere licenziato – con un compenso di 20 giorni all’anno di lavoro – per aver perso otto giorni con un congedo medico in due mesi consecutivi, con alcune eccezioni.

Il ministero del Lavoro ha inoltre motivato l’abrogazione di questo tipo di licenziamento oggettivo perché può comportare discriminazioni per le persone con disabilità, secondo una sentenza della Corte di giustizia dell’UE, nonché discriminazioni di genere.

La giudice  María Luisa Balaguer Callejón  si è opposta al licenziamento per un congedo medico perché potrebbe causare una discriminazione indiretta di genere, dal momento che “le donne soffrono molto più degli uomini il peso del lavoro di due giorni e la famiglia “e quelle situazioni “hanno un impatto significativo sulla loro salute e attività lavorativa “.

Fortebraccio News

Ecco perchè odio il lavoro

Ecco perchè odio il lavoro

I governi, le istituzioni, il Papa, il presidente, fino ad arrivare ad amici e parenti, vorrebbero sentirvi dire che amate il vostro lavoro, perché il sistema schiavista in cui vivono ha insegnato loro che una brava persona è quella che si spacca la schiena dalla mattina alla sera, quella che si guadagna il pane con il sudore della propria fronte, ma io non sono uno di quelli e non voglio esserlo.

Io odio il lavoro e lo ammetto, l’ho odiato dal primo stage scolastico, quando mi spedirono in una falegnameria per “imparare il mestiere“, lasciate che vi dica, attrezzi e legno in quattro settimane non ne ho mai toccati, al contrario avevo sempre tra le mani scopa e paletta e sacchi delle immondizia, infine non ho visto un solo euro, a conto che ho ripulito loro l’intera falegnameria da cima a fondo, dopo anni che non vedeva acqua pulita.

Avevo 16 anni allora e mi entrò bene in testa il concetto di “padrone” colui che da ordini e passa ogni tanto a controllare che i propri servi producano bene, accertandosi che non chiacchierino tra loro, la noia fa parte dello stipendio a quanto pare, questa è un’altra cosa che ho capito.

Odio il lavoro perché ti allontana dalla vita, basti osservare gli uomini a fine giornata al bar, con i loro volti smarriti nel vuoto, ormai privi di gioia, rassegnati a questa vita infame che non hanno il coraggio di cambiare.

Odio il lavoro perché mi ha rubato i pomeriggi spensierati, passati a giocare con i miei amici.

Odio il lavoro perché toglie alle persone il tempo di pensare, di leggere, di emozionarsi, di meravigliarsi.

A me non interessa la macchina nuova a rate, il vestitino di marca, ne l’ultimo modello di Iphone, non mi interessa spendere 100 euro nel locale di tendenza della mia città ogni venerdì sera, io non voglio regalare la mia vita alla produttività, voglio il tempo di smarrire il mio sguardo nel vuoto e abbandonarmi allo scorrere dei pensieri.

Vi dirò di più, sono pronto ad accettare le malvagità della gente, che penserà che io sia uno scansafatica, uno svogliato, lascerò che le loro parole scorrano via da me come acqua, non mi interessa, io non voglio vivere come uno schiavo, non voglio fare sacrifici per il mio paese che mi considera un cittadino solo quando si tratta di votare.

Odiare il lavoro per me è una cosa normale, avendo visto fin da piccolo i miei genitori tornare stremati e nervosi dalle loro faticose giornate, dicevano “la vita è dura“. Ora li capisco.

Risultati immagini per SOLI IN CASAAllora tornavo da scuola, cucinavo e mangiavo da solo a tavola e non mi piaceva, il lavoro già da piccolo mi rubava la presenza dei miei genitori, come potrei quindi amarlo, sapendo che metterò al mondo dei figli destinati anch’essi alla solitudine domestica?

Lo stipendio ti paga il lavoro che fai, ma non le ore che perdi, non la tua fatica, né le tue energie spese, tanto meno ti paga gli anni che se ne vanno per sempre.

Se sapessi che hai ancora 3 mesi di vita, valuteresti ancora la tua vita al prezzo di 5-7 euro l’ora? Soprattutto, passeresti i tuoi ultimi giorni lavorando?

Fonte: la schiavitù del lavoro

Lavorando tutti 4 ore al giorno porremmo fine a guerre e fame nel mondo

Lavorando tutti 4 ore al giorno porremmo fine a guerre e fame nel mondo

lo penso che in questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa; insomma, nei moderni paesi industriali bisogna predicare in modo ben diverso da come si è predicato sinora

lo voglio dire, in tutta serietà, che la fede nella virtù del lavoro provoca grandi mali nel mondo moderno, e che la strada per la felicità e la prosperità si trova invece in una diminuzione del lavoro.

Il concetto del dovere, storicamente parlando, è stato un mezzo escogitato dagli uomini al potere per indurre altri uomini a vivere per l’interesse dei loro padroni anziché per il proprio.

L’ozio è essenziale per la civiltà e nei tempi antichi l’ozio di pochi poteva essere garantito soltanto dalle fatiche di molti.
Tali fatiche avevano però un valore non perché il lavoro sia un bene, ma al contrario perché l’ozio è un bene.

La tecnica moderna ci consente di distribuire il tempo destinato all’ozio in modo equo, senza danno per la civiltà.

Se il salariato lavorasse quattro ore al giorno, ci sarebbe una produzione sufficiente per tutti e la disoccupazione finirebbe, sempre che si ricorra a un minimo di organizzazione. Questa idea scandalizza la gente perbene, convinta che i poveri non sappiano che farsene di tanto tempo libero.

In un mondo invece dove nessuno sia costretto a lavorare più di quattro ore al giorno, ogni persona dotata di curiosità scientifica potrebbe indulgervi.

Soprattutto ci sarebbe nel mondo molta gioia di vivere invece di nervi a pezzi, stanchezza e dispepsia Il lavoro richiesto a ciascuno sarebbe .sufficiente per farci apprezzare il tempo libero, e non tanto pesante da esaurirci.

E non essendo esausti, non ci limiteremmo a svaghi passivi e vacui. Almeno l’uno per cento della popolazione dedicherebbe il tempo non impegnato nel lavoro professionale a ricerche di utilità pubblica e, giacché tali ricerche sarebbero disinteressate, nessun freno verrebbe posto alla originalità delle idee.

Ma i vantaggi di chi dispone di molto tempo libero possono risultare evidenti anche in casi meno eccezionali. Uomini e donne di media levatura, avendo l’opportunità di condurre una vita più felice, diverrebbero più cortesi, meno esigenti e meno inclini a considerare gli altri con sospetto-a smania di far la guerra si estinguerebbe in parte per questa ragione, e in parte perché un conflitto implicherebbe un aumento di duro lavoro per tutti.

Il buon carattere è, di tutte le qualità morali, quella di cui il mondo ha più bisogno, e il buon carattere è il risultato della pace e della sicurezza, non di una vita di dura lotta.

I moderni metodi di produzione hanno reso possibile la pace e la sicurezza per tutti;

Noi abbiamo invece preferito far lavorare troppo molte persone lasciandone morire di fame altre.

Perciò abbiamo continuato a sprecare tanta energia quanta ne era necessaria prima dell’invenzione

Elogio dell’Ozio di Bertrand Russell.