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Ecovillaggi: cosa sono e quali sono?

Ecovillaggi: cosa sono e quali sono?

Microsocietà a misura d’uomo e di ambiente, gli Ecovillaggi vengono spesso definiti comunità intenzionali ecosostenibili, a sottolineare l’importanza di quella forte intenzione iniziale a vivere secondo modelli di sostenibilità ecologica e socioculturale, economica, che ne sostiene la nascita, l’insediamento nel territorio e lo sviluppo nel tempo.

Lo stile di vita a impatto zero è sentito come un impegno costante, un valore condiviso da tutti i membri della comunità, tangibile nelle scelte abitative, di consumo, di alimentazione energetica.
Spesso l’edilizia, privilegia materiali locali per la costruzione, come pietre e legno, integrandosi perfettamente con il territorio circostante, e l’uso difonti rinnovabili, come i pannelli solari, garanzia di energia pulita.

La struttura socioeconomica si caratterizza per: la presenza di una cassa comune, a cui tutti partecipano secondo modalità gestite autonomamente dalla comunità; la condivisione di spazi di servizio, ocohousing, che permette una notevole riduzione dei costi e alimenta la socialità; la tendenza allo sviluppo di metodi di sostentamento autosufficienti, tramite la messa a coltura dei terreni circostanti e l’avvio di attività di produzione interna; la diffusione di un nuovo stile di cooperazione e aggregazione sociale che punta a promuovere comportamenti di solidarietà globale, nel rispetto dell’umanità e dell’ambiente.

Datare la nascita degli eco-villaggi è ancora fonte di dibattito. Nonostante il primo utilizzo del termine si riscontri nel 1991, precisamente  nel saggio “Eco-villages and Sustainable Communities” di Robert e Diane Gilman, una prima esperienza comunitaria è registrata già nel 1962 a Findhorn, Scozia, in quella che viene chiamata comunità-giardino.

Logo GEN

Il logo del GEN, Global Ecovillage Network

Una importante spinta allo sviluppo si ha nel 1995, con la fondazione dellaGEN, Global Ecovillage Network, l’associazione che promuove la conoscenza e l’interscambio di informazioni tra i diversi insediamenti sostenibili presenti nel mondo.

 

La diffusione degli ecovillaggi nel mondo è molto varia, il primato per densità sul territorio spetta agli americani con 2.000 insediamenti concentrati negli Stati Uniti e una popolazione comunitaria stimata intorno ai 100.000 membri.
In Europa sono Gran Bretagna e Irlanda a detenere i primi posti con circa 250 comunità da 5000 componenti. Quindi Germania, oltre cento insediamenti, Francia, 33, Paesi scandinavi, 28, Paesi Bassi, 13, Spagna e Portogallo, complessivamente 23 comunità.

L’Italia presenta una situazione comune agli altri paesi dell’area mediterranea con una forte concentrazione nelle zone centrali della penisola, come mostra la mappatura degli eco-villaggi realizzata dalla Rete italiana dei Ecovillaggi ecologici (Rive), storicamente favorite dallo spopolamento degli anni settanta e dalla conseguente creazione di ampie zone rurali libere, idonee all’insediamento.
Generalmente si tratta di realtà di piccole dimensioni con una popolazione media di massimo 20 abitanti, a cui fanno eccezione: Damanhur, 1.200 membri, Nomadelfia, 300, Il Forteto,150.

Damanhur, premiata da un’agenzia delle Nazioni Unite come modello di sviluppo ecosostenibile, è situata in Piemonte, tra la Valchiusella e l’Alto canavese. Fondata nel 1975 da Oberto Airaudi, il suo nome significa “città della luce” e si caratterizza per un’edilizia particolare. Le residenze sono un precoce esempio di bioedilizia, ma sono il tempio esterno e, soprattutto, il sorprendente Tempio dell’Umanità sotterraneo, articolato su 5 piani e collegato da corridoi scavati nella roccia tra il 1977 e il 1992, ad attirare l’attenzione dei visitatori.

Nomadelfia, nasce formalmente nel 1948 dal progetto di Don Zeno di realizzare una micro-società paritetica, ispirata al modello descritto dagli Atti degli Apostoli.
Il nome è di derivazione greca e sottolinea il principio fondante della comunità come “luogo dove la fraternità è legge”.

 Per molti l’ecovillaggio solare è l’ennesima dimostrazione di come sia possibile vivere secondo un modello socioeconomico più equo e attento al rispetto dell’ambiente.

ECOVILLAGGI – Ecco a Voi le comunità del futuro

ECOVILLAGGI – Ecco a Voi le comunità del futuro

SI STANNO MOLTIPLICANDO A VISTA D’OCCHIO e sembrano essere una valida alternativa alla concezione tradizionale di comunità: stiamo parlando degli ECOVILLAGGI comunità basate prevalentemente sulla sostenibilità ambientale e, secondo l’ecologo ed agronomo australiano David Holmgren, caratterizzate dall’adesione volontaria dei partecipanti, da nuclei abitativi progettati per ridurre al minimo l’impatto ambientale, dall’uso di energie rinnovabili e dall’autosufficienza alimentare basata su permacultura o altre forme di agricoltura biologica. Il sistema si sta moltiplicando in tutta Europa: in Italia, in particolare, sta raccogliendo numerose adesioni, tanto da creare una vera e propria Rete italiana villaggi ecologici (RIVE), un’associazione costituita da comunità, ECOVILLAGGI  e progetti di comunità. Nata nel 1996 con lo scopo di far conoscere le esperienze comunitarie dove è possibile vivere l’utopia di una società basata sulla solidarietà, la cooperazione e l’ecologia, la RIVE è composta da esperienze differenti tra loro per orientamento filosofico e organizzazione, ma tutte comunque ispirate a un modello di vita sostenibile dal punto di vista ecologico, spirituale, socioculturale ed economico. La diversità tra i membri della RIVE è un tratto caratterizzante dell’associazione stessa, in quanto ricchezza che ispira a molteplici stili di vita uniti però dalla convinzione che la sostenibilità sia l’attitudine di un gruppo a soddisfare i propri bisogni senza ridurre, ma anzi migliorando le prospettive ambientali, presenti e delle future generazioni.

ECOVILLAGGIOVVIAMENTE GLI ECOVILLAGGI SONO LABORATORI DI SPERIMENTAZIONE SOCIALE ED ECOLOGICA, non un modello pronto all’uso che si può riprodurre senza sforzi. C’è ancora molto da perfezionare, benché già più di quattromila persone dalla Lombardia alla Sicilia hanno scelto questa filosofia: l’epicentro del fenomeno è la Toscana per l’abbondanza di piccoli borghi e case coloniche abbandonate. Qui si può trovare il Popolo degli Elfi che ha come base le montagne di Sambuca Pistoiese: 250 persone hanno recuperato un vasto centro abitato composto da quattro piccole frazioni e da altre quattordici colonie raggiungibili solo a piedi. Le case non hanno rete elettrica, la legna è l’unico riscaldamento e metodo per cucinare e non esistono televisori, ma vantano una scuola autogestita. A metà tra la Svizzera e Luino, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, si trova invece l’ecovillaggio Monte Venere: qui vivono in tre tutto l’anno grazie ad un accordo con il Comune che ha ceduto le case gratuitamente in cambio della sistemazione. Per arrivarci bisogna arrampicarsi lungo un sentiero di pietra. Anche in Piemonte esiste un ecovillaggio, tra Torino e Aosta: in un raggio di 15 km vivono 600 persone che hanno costruito Damanhur, una società multilingue, aperta agli scambi con il mondo e le diverse culture dei popoli. Con i simpatizzanti che vivono nei dintorni si arriva a quota mille componenti. La filosofia comune è l’auto-sostentamento, un’autarchia new global per sopravvivere senza sprechi vivendo di agricoltura e pastorizia a basso impatto ambientale. Quello che si guadagna ogni mese si mette insieme in una cassa comune per sostenere le spese della comunità: welfare di gruppo, si potrebbe dire, a misura di comunità ed anche di crisi.
Per conoscere le realtà esistenti in Italia, in Europa, nel resto del mondo e i progetti in corso potete consultare il sitowww.aamterranuova.it

fonte:http://www.ilfattaccio.org/2015/09/16/ecovillaggi-ecco-a-voi-le-comunita-del-futuro/+