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Elogio dell’ignoranza

1002603_1392673127623220_324634993_nBen venga dunque questa ignoranza piena di consapevolezza: è un’ignoranza che ha alcunché di aristocratico e persino di sdegnoso, malgrado la sua rustica genuinità. Ben venga l’incompetenza tecnologica. Ben venga il rifiuto di una realtà algida e cervellotica, a favore di un’attitudine pratica, eppure non priva di un suo soffio spirituale.

E’ nelle concretezza delle cose, delle esperienze, delle relazioni umane che splende ancora un’ombra di significato.Viviamo in una società dove il brusio dell’”informazione” e lo scientismo hanno quasi del tutto eclissato il vero sapere, la cultura nutrita di pristine tradizioni, di consuetudini semplici, di un’istintiva e schietta adesione alla natura.

La gente di campagna è considerata, per atavico pregiudizio, ignorante, come sono guardati con sufficienza gli anziani che, più per ragioni di temperamento che anagrafiche, non sono integrati nella “comunicazione” digitale, oggi glorificata, perché ritenuta l’unica efficace ed efficiente.

Eppure quanta saggezza in quelle persone spesso attempate che ancora usano vocaboli pregnanti, corposi modi di dire, antichi e sapidi proverbi: è un mondo ormai quasi del tutto tramontato. Quante risonanze a volte in un termine solo, in un verbo coniugato nel modo giusto, in una frase impreziosita da una cadenza o da una massima vernacolare!

ffE’ bello percorrere una viottola del contado ed imbattersi, di quando in quando, in uomini e donne che salutano il viandante, pur non conoscendolo. A volte ci si sofferma a scambiare qualche parola e, anche se il discorso non è profondo, è pieno di cordialità, di passione, di buon senso. E’ il buon senso di chi, ad esempio, ha compreso che il cielo ed il tempo non sono più quelli di una volta. E’ il fiuto di chi non si lascia abbindolare dagli “esperti”.