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Abbiamo perso i Diritti conquistati con fatica nel 1968

Abbiamo perso i Diritti conquistati con fatica nel 1968

Questo cambiamento in senso antilibertario dimostra, oltre al resto, che in uno stato, in una società massificata e governata dall’esterno,quelli che noi chiamiamo diritti in verità non hanno mai carattere duraturo, e quindi non sono dei diritti, ma delle concessioni a scadenza.

Le masse vengono guidate come greggi, trasportate dove vogliono i pastori. le coscienze si modificano, i punti di vista cambiano a seconda del tipo di orientamento che i pastori decidono. decenni fa, un tipo di coscienza collettiva di tendenza libertaria, proveniente dall’anima del ’68, aveva mosso le acque a favore di certi diritti che avevamo conquistato con lotte di piazza che sono durate molti anni, pensiamo

Anche all’epoca c’erano le due fazioni ‘anti’ e ‘pro’, ma vinse quella pro aborto. se oggi si vuol rimettere in discussione tutto quel che si era conquistato, se un grado elevato di oscurantismo e fascismo ha preso piede progressivamente fino a ribaltare gli orientamenti che avevamo intrapreso nei ’70, è semplicemente perché, soprattutto le nuove generazioni (i nati negli anni ’80), hanno subìto una formazione culturale educativa in grado di vanificare le lotte che avevamo fatto in passato e portare l’asse della coscienza collettiva sul settore autoritario, provocando il cambiamento che, noi ‘vecchi’, stiamo vedendo e subendo oggi.

Forse la colpa è da ricercarsi anche nel fatto che nei ’70 il valore autenticamente libertario della vita è stato messo in discussione dai ‘rivoluzionari di professione’ rinchiusi nell’ideologia di partito e di stato, ma una cosa rimane sempre certa: lo stato e la cultura che ne permette l’esistenza vanno abbattuti e distrutti, e questo lo si può fare soltanto distruggendoli anzitutto in noi stessi.

Tutto il resto è solo riformismo e paura di cambiare.

Fonte: la schiavitu del lavoro

Londra: la protesta per salvare il Pianeta di cui nessuno parla

Londra: la protesta per salvare il Pianeta di cui nessuno parla

Migliaia di persone bloccano Londra, occupandone cinque ponti. Una protesta che ha visto come protagonisti adulti e bambini, giovani, adolescenti e pensionati, tutti uniti contro i cambiamenti climatici.

Gli effetti del riscaldamento globale sono sotto gli occhi di tutti ma poche sono le azioni realmente concrete per contrastarli. Per questo i londinesi sono scesi in piazza, chiedendo al loro governo di intervenire. Una protesta forte ma passata quasi sotto silenzio.

Circa 6mila persone hanno bloccato 5 ponti londinesi sabato mattina poco dopo le 10 esprimere la loro preoccupazione per l’incombente crisi climatica, 85 sono state arrestate.

In meno di un’ora, era in atto uno dei più grandi atti di pacifica disobbedienza civile del Regno Unito da decenni a questa parte.

Alle 14 il blocco di Southwark Bridge è stato abbandonato e i manifestanti si sono spostati al Blackfriars Bridge, per poi andare verso il Westminster Bridge. Successivamente, si sono riuniti a Parliament Square per ascoltare le parole degli organizzatori. Roger Hallam, uno di essi, ha detto al Guardian che si è trattata di una protesta fantastica.

Quest’ultima fa parte di una campagna di disobbedienza civile di massa organizzata da un nuovo gruppo, Extinction Rebellion, che vuole costringere i governi a trattare le minacce dei cambiamenti climatici e dell’estinzione delle specie al pari di una crisi.

“Il ‘contratto sociale’ è stato infranto … [e] quindi non è solo nostro diritto, ma nostro dovere morale, eludere l’inazione del governo e la flagrante derelizione del dovere e ribellarci per difendere la vita stessa”, ha detto Gail Bradbrook, uno dei organizzatori.

Per molti dei partecipanti, la protesta finirà sui libri di storia. Occorre agire, e farlo in fretta se non si vuole cancellare la vita dalla Terra.

In realtà, anche se il culmine della manifestazione è stato sabato, già da settimane gli attivisti di Estintion Rebellion portano avanti atti di disobbedienza civile, dall’incatenarsi davanti agli edifici pubblici a bloccare le strade principali della città.

“Data la portata della crisi ecologica che stiamo affrontando, questa è la scala di espansione appropriata. Occupare le strade per apportare cambiamenti come i nostri antenati hanno fatto prima di noi. Solo questo tipo di sconvolgimento economico su larga scala può rapidamente portare il governo sul tavolo per discutere le nostre richieste. Siamo pronti a rischiare tutto per il nostro futuro” ha Bradbrook.

I manifestanti hanno chiesto alle autorità di azzerare le emissioni di anidride carbonica entro il 2025 e istituire un’assemblea dei cittadini per ideare un piano d’azione di emergenza simile a quello della seconda guerra mondiale.

Il gruppo, che è stato istituito solo un paio di mesi fa, ha ricevuto qualcosa come 50mila sterline in donazioni solo nelle ultime settimane. Ora ha uffici nel centro di Londra e svolge riunioni in tutto il paese, delineando le dimensioni della crisi climatica e sollecitando la popolazione ad agire.

Peccato però che l’iniziativa non abbia ricevuto l’attenzione che meritava. Un tema, quello dei cambiamenti climatici, fin troppo sottovalutato o forse addirittura scomodo visto che presuppone di cambiare un sistema economico basato sulle fonti fossili.

Fonte:green me

Disatro ambientale, marea nera in Canada: 250mila litri di petrolio nell’Oceano

Disatro ambientale, marea nera in Canada: 250mila litri di petrolio nell’Oceano

Ancora petrolio in mare, ancora veleni nelle acque del mondo. Questa volta tocca all’isola di Terranova, in Canada dove si è verificata una fuoriuscita di petrolio al largo della costa. In tutto, sono finiti nell’oceano 250.000 litri di petrolio.

All’origine dello sversamento, una perdita della SeaRose FPSO, una nave stazionata a circa 350 chilometri da Terranova. È accaduto venerdì nell’area di White Rose mentre gli equipaggi si stavano preparando a riprendere la produzione dopo l’interruzione delle operazioni giovedì, a causa dei forti venti e del mare mosso.

Il Canada-Newfoundland Offshore Petroleum Board aveva fatto sapere che la gravità della tempesta che si è abbattuta durante la scorsa settimana nella zona di Terranova, aveva reso necessaria la chiusura di tutti gli impianti offshore.

Quelli di Terranova e Labrador sono stati temporaneamente fermati a scopo precauzionale ma alla ripresa delle operazioni qualcosa è andato storto. Una volta ripartiti i lavori della SeaRose FPSO, nelle acque si è allargata una grossa chiazza di petrolio.

L’estrazione è stata sospesa perché le autorità stanno indagando sulle cause della fuoriuscita, ma le onde alte anche 7 metri stanno mettendo a dura prova sia i controlli che le operazioni di contenimento del petrolio.

Il portavoce di Husky Energy, Colleen McConnell, ha spiegato che lo sversamento non potrà essere gestito e le acque ripulite fino a quando le onde non si calmeranno.

Sono state posizionate delle boe specializzate per tracciare la fuoriuscita, al lavoro anche un aereo per effettuare un volo di osservazione.

Una volta che le mareggiate si ridurranno a 4 metri, dei veicoli controllati a distanza verranno inviati per navigare nell’area intorno all’imbarcazione. Fino ad allora, non si saprà se la perdita è ancora in corso. Anche la Eastern Canada Response Corporation, che si occupa di sversamenti, sta contribuendo a organizzare l’ispezione e la pulizia del mare.

Il petrolio finito in mare, come quantità, può essere equiparato a un decimo di una piscina olimpionica, molto più grande della perdita del 2013 nel vicino campo di Grand Banks, quando finirono in mare 6.000 litri di petrolio.

Nel 2004, negli stessi luoghi dell’attuale incidente finirono in mare 165.000 litri di petrolio. Fino ad allora era stato il più grave sversamento mai avvenuto nella zona.

Tra l’altro, SeaRose era stata chiusa all’inizio di quest’anno perché era stata rilevata una violazione da parte di Husky, accusato di non aver rispettato i protocolli operativi durante un incidente con un iceberg nel 2017.

Allora, la nave non scollegò correttamente le linee che utilizza per trasportare il petrolio mentre l’iceberg si avvicinava. Più di 80 membri dell’equipaggio e 340.000 barili di petrolio si trovavano in quel momento sull’imbarcazione.

Fonte: green me