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“E TU COSA FAI NELLA VITA?”

“E TU COSA FAI NELLA VITA?”

Programmati come tanti manichini dediti all’obbedienza, ogni qual volta ci incontriamo nei bar, tra le strade o nelle piazze, sfoderiamo sempre la solita scontata domanda:

“E tu cosa fai nella vita?”

La risposta è altrettanto scontata, da buoni schiavi scolarizzati ed educati quali siamo:

-“Io lavoro in una compagnia di assicurazioni – io lavoro per quella azienda (solitamente andandone fiero) , io faccio questo e quello e bla bla bla…”

Notate niente? Si è orribile, identifichiamo continuamente le nostre vite con ciò che facciamo, trasformando i nostri doveri in un distintivo da esibire con il prossimo.

Mai, e dico mai, nessuno che ti risponda: “Io nella vita vivo, faccio l’amore, mi diverto con gli amici, coltivo le mie passioni e pratico i miei hobby.”

Senza uscita, siamo senza uscita, a partire dalla terza media quando genitori e insegnanti cominciano a chiederti cosa vuoi fare da grande, non cosa vuoi diventare, ma cosa vuoi fare. Questa sottile ma abissale differenza, fa in modo che con gli anni ogni essere umano impari a identificarsi con il proprio lavoro, con il proprio ruolo sociale.

Matrix, la gabbia, i ruoli, la schiavitù e la società, siamo noi a crearle, certo chi ha il potere dirige l’orchestra, ma quelli che decidono di suonare siamo sempre e solo noi singoli individui. Quindi attento a come parli, la schiavitù del linguaggio a volte è peggiore di quella materiale e non puoi pensare di cambiare il mondo se prima non cambi il tuo modo di pensare e di parlare.

Fonte: https://laschiavitudellavoro.blogspot.com/2016/01/e-tu-cosa-fai-nella-vita.html

Abbiamo un lavoro, ma non abbiamo più una vita

Abbiamo un lavoro, ma non abbiamo più una vita

Eccoci dunque arrivati all’estate degli schiavi, che pagano le tasse per pagare poi ugualmente i pedaggi autostradali, cui una settimana di “vacanze” le costerà il prezzo di due mesi di duro lavoro, ma già, tanto questa estate si guadagna di più, perché ci hanno chiesto di fare gli straordinari, da 8 a 10-12 ore al giorni, come gli sgobboni da miniera agli inizi del 1900.

La parola “estate” a 15 anni significava vacanze, mare, andare a dormire tardi la sera, le chiacchierate con gli amici, seni scoperti, pranzi leggeri, angurie, meloni e docce rinfrescanti.

L’estate a 15 anni significava anche nuovi amici, nuovi amori, storie di un mesetto e via, ma estate allora significava soprattutto “libertà”, e quei 3 mesi di caldo estivo, di bagni e di abbronzature erano una vera e propria manna dal cielo dopo 9 lunghi mesi di scuola.

A settembre già ci si lamentava quando riiniziava la routine di sveglie al mattino presto, di compiti, libri e doveri, e certo a quell’età di certo non si pensava che quelle estati spensierate sarebbero state destinate presto a finire quando il cosiddetto “mondo del lavoro” ci avrebbe accolto, pronto a trasformarci da adolescenti felici ad adulti stressati e annoiati.

E’ vero, dopo un pò ci si abitua, come ci siamo abituati negli anni alle strade sempre più trafficate, all’aria inquinata, al cibo industriale, al cancro causato da uno stile di vita folle che sta divorando la nostra società giorno per giorno.

Ci si abitua a tutto e forse è questo il nostro imperdonabile errore, perché non si dovrebbe mai abituarsi alle cose brutte, rendendoci addirittura complici, l’attuale situazione delle nostre condizioni lavorative ne è l’esempio lampante…
Ieri sognavamo le vacanze estive, oggi sogniamo il posto fisso, i cartellini da timbrare, le facce stufe e depresse dei nostri colleghi al lunedì mattina, oggi sogniamo di abituarci, di accontentarci, mentre fino a ieri sognavamo di raggiungere le Stelle, i pianeti lontani.
Oggi non abbiamo più orizzonti davanti a noi, solo linee rette che danno l’illusione di arrivare chissà dove e invece stanno sempre ferme li, come le nostre vite, splendide e traboccanti di sogni e desideri da giovani, piatte e opache dai 20 anni in su, mentre cerchiamo di dimostrare al mondo il contrario pubblicando le nostre foto felici e sorridenti mentre sorseggiate un costoso cocktail da 10 euro in una spiaggia turistica sovraffolata, dove abbiamo precedentemente pagato 7-8 euro di parcheggio e ci siete sentiti in dovere di acquistare un vestito nuovo prima di arrivare in spiaggia.

No non mi fregate, io li conosco quei finti sorrisi, quei selfie scattati in quello sputo di libertà che voi chiamate “vacanza”.

Ma quale vacanza? Se solo aveste speso un solo anno della vostra vita a sforzarvi di migliorare il mondo, a far valere le vostre idee (se ne avete…) a difendere Madre Terra, la sua acqua, le sue terre, voi stessi e i vostri simili, e per simili non intendo solo quelli con il colore uguale della vostra pelle, oggi la vostra vita sarebbe al 70% vacanza, con più piaceri che doveri, con poche ore di lavoro, quelle che realmente servono per provvedere a voi stessi e alla società se ancora ne esiste una in questo mondo di uomini feroci dagli obiettivi egoistici e folli, ma voi avete preferito accontentarvi, corrotti da una tv al plasma in salotto e da qualche capriccio concessovi a rate.
Siamo tornati indietro di più di 100 anni? Magari…
Qui siamo nuovamente al Medioevo, ma che dico, alla schiavitù egizia, perché oggi ci chiamano al sabato mattina ancora a lavorare dopo la lunga settimana iniziata lunedì mattina, ma di che ci lamentiamo?Almeno abbiamo un lavoro…è si schiavi, avete ragione, abbiamo un lavoro, ma non abbiamo più una vita, e sembra non accorgersene nessuno, come non ci si vuole accorgere che fare andare la gente a lavorare al sabato, aggiungendo le ore di straordinario e quelle di flessibilità nel bel mezzo di un’estate di Sole, non è strategia produttiva, ma un modo per non farvi vivere, ma tanto chi se ne accorge?
Tranne i barboni e i bambini, a me sembrano già tutti morti.

Manda a fanculo la “vita tradizionale”, oggi lavora 6 mesi l’anno e si gode la vita

Manda a fanculo la “vita tradizionale”, oggi lavora 6 mesi l’anno e si gode la vita

La maggior parte delle persone viene educata e cresciuta con preconcetti sacri e incrollabili. Ce ne sono tanti, ma uno dei più importanti riguarda il giusto percorso di vita: studia, laureati, trovati un lavoro, metti su famiglia, vai in pensione e muori.

Questo è il binario sicuro e infallibile, quello che certamente non porterà nessuna spiacevole sorpresa sulla tua strada.

Al tempo stesso, però, è una direzione che nessuno sceglie consapevolmente: chi segue questa strada lo fa perché gli è stato detto fin da quando era bambino che era quella “giusta“.
Per alcune persone è davvero così e vivranno un’esistenza felice e serena, ma per molti essere costretti a vivere nel modo che altri hanno deciso essere giusto è causa di grande frustrazione e insoddisfazione.

Così, qualcuno si ribella.
 
 
 

Ci vuole tanto coraggio per farlo, perché un altro comportamento che ci viene insegnato fin da piccoli è di aver paura di tutto ciò che non è convenzionale. Chi sceglie di avventurarsi per le strade panoramiche e rischiose, abbandonando quella sicura e “giusta”, verrà visto da molti come un folle, un miserabile e un incosciente.

Risultati immagini per Benedict 6 MESI LAVORO

Benedict è un ragazzo americano di 35 anni che da circa dieci ha scelto di intraprendere percorso, e la maggior parte delle persone lo considera proprio così: un pazzo nomade e spericolato.
Eppure, se glielo chiedi, ti dirà che scegliere una vita libera e alternativa è stata la miglior decisione della sua vita.
E lo farà con un sorriso a trentadue denti.

Fino al termine dell’università, la sua esistenza proseguiva come quella di tanti altri. Poi, dopo aver conseguito una laurea in Nutrizione, qualcosa si è rotto, come ha raccontato in una recente intervista:

“Mi sono laureato e volevo diventare un insegnante o un personal trainer. Poi mi sono subito detto che avrei dovuto comprare una casa, perché avevo 24 anni. 
 
Dovevo pagare tutti i debiti 
 
studenteschi, ma avrei trovato la giusta ragazza, mi sarei sistemato, avrei comprato un’automobile e avrei pagato il mutuo. Ma tutto questo non ha funzionato per me“.


 
 

Risultati immagini per Benedict 6 MESI LAVOROBenedict ha provato a restare sulla strada sicura di una vita tradizionale, ma non ce l’ha fatta. In breve tempo si è reso conto che la questione era semplice: poteva scegliere di essere al sicuro e infelice, oppure di rischiare tutto e trovare la felicità.
Ha scelto la seconda strada.

“Abbiamo preconcetti molto forti su cosa sia il successo nella società moderna“, ha spiegato. “Per me è una questione di filosofia e circostanze. Non mi vergogno a dire che non mi piace lavorare. Lo trovo assolutamente innaturale ed è motivo di grande stress per me”.

Negli ultimi dieci anni, Benedict ha lavorato, ma mai per più di sei mesi consecutivi. Il suo spirito avventuroso non solo gli ha impedito di lavorare più a lungo di questo periodo, ma anche di restare nello stesso luogo: ha girato mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, senza mai stabilirsi da nessuna parte.

 
“Lavoro per metà dell’anno, faccio quel che devo fare, mi guadagno da vivere. Nell’altra metà voglio solo godermi la vita. 
Io e la mia bicicletta, senza obiettivi reali. Semplicemente pedalare, montare un’amaca, prendersi una pausa, rilassarsi. Scoprire il mondo”.
 
 

Nei sei mesi in cui lavora, Benedict fa il pescatore commerciale: si imbarca su qualsiasi nave sia disposta a prenderlo a bordo e lavora duramente per guadagnarsi il privilegio di poter fare ciò che vuole nei sei mesi successivi. Così è riuscito a girare per il mondo negli ultimi dieci anni, e anche a mettere da parte un po’ di soldi.

Nonostante sia riuscito a risparmiare parecchio grazie a una vita minimalista e senza sprechi, non è assolutamente interessato al denaro:

“Io non faccio alcun affidamento sui soldi. Mi stressano tantissimo. Li metto in una borsa e li nascondo da qualche parte. Mi servono solo perché so che finché sono lì significa che ho fatto il mio lavoro. Penso giornata per giornata, non ragiono sul lungo periodo. Eppure sono felice, e sono sempre aperto al cambiamento”.




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Benedict ha una passione sfrenata per la bicicletta, fin da quando era bambino. Negli anni della scuola l’ha accantonata per concentrarsi sugli studi e dopo la laurea sentiva che quell’amore per le due ruote stava svanendo tra le responsabilità e i compromessi di una vita qualsiasi.

Così ha deciso di tornare a utilizzarla e oggi gira per gli Stati Uniti e per il mondo sul suo mezzo preferito. Non potrebbe immaginare una vita migliore, per quanto semplice: arriva in un luogo nuovo, lavora per sei mesi e poi riparte. Quando è in viaggio dorme quasi sempre in tenda e si muove in bicicletta, spendendo meno di $10 al giorno.

La sua filosofia è tutta in questa dichiarazione:

 
“Mi piace fare ciò che ha un significato per me, non voglio passare i migliori anni della mia vita facendo qualcosa che ritengo assolutamente inutile. 
 
Le persone non capiscono che non si deve sempre lavorare, lavorare e lavorare per poi potersi permettere cose che non servono a nulla. 
 
A me non piace lavorare. 
 
Mi piace girare con la mia bicicletta e dormire in tenda. 
Per me il lavoro non è altro che un mezzo per fare ciò che voglio”.
Fonte: http://www.mangiaviviviaggia.com/cambiare-vita-6-mesi-lavoro-viaggio/