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Crollo diga mineraria in Brasile: disastro ambientale e umano, 9 morti e 300 dispersi

Crollo diga mineraria in Brasile: disastro ambientale e umano, 9 morti e 300 dispersi

Purtroppo però ci sono almeno altri 300 dispersi (oltre ai 9 morti accertati) di cui ancora non si hanno notizie. E questo disastro segue il terribile incidente del 2015, che uccise 19 persone sempre a causa di un crollo di un’altra diga e che lascia tutt’oggi i sopravvissuti in una zona ancora altamente contaminata, che ha rischiato di “uccidere” il fiume Rio Doce, inquinato da fango tossico, arsenico e mercurio. Come se non bastasse, un altro disastro.

“Il salvataggio e la cura dei feriti sono in corso sul posto per mano del Corpo de Bombeiros e Defesa Civil – assicura la società – Nessuna conferma sulla causa dell’incidente”.

Le dichiarazioni dei sopravvissuti sono agghiaccianti, riferendo una colata di fango correre verso l’ingresso e la caffetteria dell’azienda all’ora di pranzo.

Nel registro nazionale dell’Agenzia mineraria nazionale, la diga di Córrego do Feijão, distretto rurale dove è avvenuto il disastro, è classificata come una piccola struttura a basso rischio ma ad alto potenziale di danno. In altre parole, secondo i parametri considerati, la diga sarebbe una struttura solida, ma potenzialmente disastrosa in caso di frattura.

La legge 12.334/10 spiega a questo proposito che il rischio è calcolato sulla base delle caratteristiche tecniche, dello stato di conservazione del progetto e del rispetto del Piano di sicurezza della diga. Il danno potenziale, invece, si riferisce alle possibili perdite di vite umane e agli impatti economici, sociali e ambientali derivanti dalla sua rottura. Che è avvenuta.

La nostra più grande preoccupazione in questo momento è di assistere le possibili vittime di questa grave tragedia”, ha dichiarato Otávio Santana do Rêgo Barros, portavoce del Presidente della Repubblica brasiliana.

La preoccupazione immediata è anche la nostra, ma, ricordando quanto avvenuto nel 2015 a seguito dell’incidente, ci domandiamo anche come è possibile che certi disastri avvengano ancora e soprattutto se le conseguenze a lungo termine, almeno stavolta, saranno limitate da misure adeguate.

Fonte: greenme

Dopo la tragedia, gli sciacalli

Dopo la tragedia, gli sciacalli

Neanche 24 ore e viene il tempo degli sciacalli, degli imbonitori, della truffa ideologica, dei depistaggi. Due deputati, Paola Binetti e Gianfranco Librandi, propongono di spostare il referendum “causa terremoto”. Dopo aver messo davanti l’Europa, la Brexit, la “leggedistabilità”, i mercati, oggi provano il tutto per tutto per spostare sine die il referendum su Renzi. Fino a qualche giorno fa “ce lo chiedeva l’Europa”. Oggi ce lo chiede il terremoto. Sul Corriere di oggi inveceGoffredo Buccini supera ogni senso della vergogna: “Il dolore ci cambia. E cambia le nostre percezioni. Gli ultrà dell’Ascoli calcio, per dire, sono accompagnati da una pessima fama: estremisti, fascistoidi, in fondo lo stesso milieu dei vicini tifosi del Fermo che a inizio estate ha fatto da sfondo all’aggressione mortale contro il giovane nigeriano Emmanuel. Beh, l’altra mattina venti di loro erano in mezzo alle macerie di Pescara del Tronto, scavando con le unghie tra rovi e sassi e mattoni, e pregando i cronisti di non raccontarlo “perché non cerchiamo pubblicità”. Angeli delle macerie, stavolta”. E continua, ancora peggio: “Come un angelo, in clergyman, è apparso don Giovanni D’Ercole, il vescovo di Ascoli. Costretto a difendersi da polemiche pesanti sui fondi del sisma del 2009 da vescovo ausiliario dell’Aquila, indagato e prosciolto, monsignor D’Ercole avrà anche, come dicono, un certo debole per l’esposizione mediatica, ma era a scavare già all’alba”. Ma si, sticazzi: l’importante è “essere italiani”. Non importa se nel tempo libero quei “fascistoidi” degli “ultrà dell’Ascoli” passino il tempo a dare la caccia al migrante, che siano in fondo innocui fascisti, l’importante è scavare. E meno ancora importa della vicenda di tale don Giovanni Ercole, inquisito e assolto con molti dubbi riguardo alla gestione dei fondi del terremoto dell’Aquila. La tragedia pareggia ogni responsabilità, ogni compromissione, ogni scelta di vita. L’importante è scavare, senza pensare per un attimo che la tragedia assume queste proporzioni per responsabilità molto umane e poco naturali. Le macerie hanno anche questo, di potere: nascondere chi le produce continuamente.

 

fonte:http://www.militant-blog.org/?p=13540