Crea sito

L’Olocausto dei nativi americani: una strage di cui nessuno parla

L’Olocausto dei nativi americani: una strage di cui nessuno parla

Accanto al dramma della Shoah entrato tristemente nei libri di scuola esiste un altro massacro, quello di cui nessuno parla, quello che ogni anno non viene celebrato, quello che non restituisce dignità alle vittime.

È l’olocausto degli Indiani d’America, lo sterminio di tutte le etnie indie che popolavano il continente prima dell’arrivo degli occidentali. È conosciuto anche come i “500 anni di guerra”, perché furono uccisi quasi 100 milioni di esseri umani in nome della colonizzazione.

Non morirono solo i nativi, ma anche le loro tradizioni, la cultura e venne distrutto per sempre un habitat naturale incontaminato.

La scoperta dell’America fu per i nativi l’inizio della fine perché quella data segnò l’avanzata del massacro che si concluse solo nella Prima guerra mondiale.

Intere comunità vennero sterminate all’interno dei loro villaggi dagli eserciti regolari, alcuni morirono perché gli occidentali portarono con sé vaiolo e altre malattie, altri di fame dopo la devastazione di piante e animali.

LEGGI anche: INDIGENI GUARANÌ SOTTO ATTACCO: ECCO COME MUORE CHI DIFENDE LA TERRA IN BRASILE (FOTO E PETIZIONE)

L’intero continente americano fu trasformato dopo l’arrivo di Colombo e gli occidentali non fecero altro che quello che Hitler attuò nei campi di concentramento. In numerosi testi storici, viene raccontato che il dittatore nazista per la sua idea folle di sterminio degli ebrei a favore della razza ariana, si ispirò proprio all’Olocausto dei nativi americani.
Per l’olocausto americano, gli occidentali si appellarono al fatto che i nativi non avevano intenzione di sottomettersi al popolo bianco, cedendo le loro terre ancestrali e incontaminate, a uso e consumo degli occidentali.

L’atteggiamento, già dalla scoperta dell’America, era chiaro: i colonizzatori si erano eretti a entità superiori giudicando i nativi come “selvaggi e da civilizzare”.

Proviamo a sintetizzare il perché si arrivò allo scontro. Ci sono tantissimi motivi alla base anche se tutto è legato da un unico filo conduttore, quello di impossessarsi di terre e ricchezze dei nativi, spesso però guerre e uccisioni vennero giustificate da motivi ideologici.

Nel corso del XVI a decimare i pellerossa ci pensarono anche vaiolo, influenza, varicella, morbillo, tutte patologie sbarcate assieme agli occidentali.

Malattie inesistenti in America, per questo mentre le popolazioni europee avevano sviluppato anticorpi, gli indiani si ammalarono e morirono senza cure. Si stima che circa un decimo dell’intera popolazione mondiale fu decimato.

Durante la guerra di secessione americana, tra gli episodi da non dimenticare, c’è il massacro Sand Creek del 29 novembre 1864, avvenuto durante la guerra del Colorado. Un episodio tragico in cui 600 nativi americani membri delle tribù Cheyenne meridionali e Arapaho, vennero attaccati da 700 soldati comandati dal colonnello John Chivington, nonostante i trattati di pace stipulati con i capi tribù locali.

Un massacro senza precedenti di donne e bambini che sfociò in diverse investigazioni da parte dell’esercito statunitense.

fonte:https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/22778-olocausto-indigeni-americani?fbclid=IwAR3DxNLh2p1j27ahCDDM-42Bh6mMlC73xiSSh7SMjXeLF7En64r-Uejdx1I

IL RUOLO DEI ROCKEFELLER DALLA STRAGE DEL COLORADO FINO AI GIORNI NOSTRI

IL RUOLO DEI ROCKEFELLER DALLA STRAGE DEL COLORADO FINO AI GIORNI NOSTRI

David rockfeller si è spento alla veneranda età di 101 anni, lui e la sua stirpe ci lasciano in eredità una scia di crimini contro l’umanità che in pochi conoscono come la strage del colorado, articolo di qualche anno fa condiviso da il moralista:

La disoccupazione dilaga, le famiglie senza reddito alcuno si moltiplicano, mentre quel farabutto di Renzi fa finta di occuparsi della povera gente varando un provvedimento inutile e deleterio come il Jobs Act. Al di là delle finte minacce del vice-Dudù Angelino Alfano, patetico nell’alzare la voce nella speranza che qualcuno si accorga della sua esistenza, le idee del governo in tema di lavoro sono letteralmente assurde, antistoriche e ipocrite. Da venti anni i soloni di regime spiegano che la disoccupazione è causata dalla burocrazia e dalle troppe regole. Iniettando dosi sempre più massicce di precarietà, però, la disoccupazione, anziché diminuire, è letteralmente esplosa. Perché? Perché come sanno tutti gli economisti in buona fede, perennemente oscurati da una stampa complice e connivente, l’aumento della disoccupazione è proporzionale al crollo della domanda aggregata. Burocrazia e rigidità sono finti bersagli, branditi da figuri come Renzi a mo’ di spauracchio con l’obiettivo di impressionare i tonti.  Una impresa che non vende non può assumere nessuno. E in un Paese dove i consumi calano vertiginosamente a causa delle dissennate e sadiche politiche di austerity volute dall’Europa, puntare il dito contro lo Statuto dei Lavoratori è prassi scientificamente sbagliata e umanamente meschina. Non per nulla il massone reazionario Padoan, tempo fa, in una intervista al Wall Street Journal, ebbe l’impudicizia di dichiarare: “Il dolore produce risultati(clicca per leggere). Una filosofia degna di Mengele, non c’è ce dire. Purtroppo, nell’immediato, non c’è modo di togliere il bisturi dalle mani dei questi moderni nazisti. In prospettiva, invece, nella speranza che le avanguardie progressiste e rooseveltiane si destino dal lungo torpore, sarà certamente possibile allestire un nuovo processo di Norimberga che regoli i conti con i “profeti del dolore” e renda giustizia alle vittime di tanta barbarie. Per capire quale sia il modello dissimulato che Padoan e Renzi hanno in mente, vi invito a leggere un articolo pubblicato oggi a pagina 20 del Corriere della Sera a firma Gian Antonio Stella: “La strage dei minatori italiani che Rockefeller cancellò con l’arte”. Stranamente Stella (a parte il titolo infelice) ha scritto un buon articolo, confermando la bontà di quel proverbio inglese secondo il quale “anche un orologio rotto segna l’ora esatta almeno una volta al giorno”: “Giuseppe Petrucci aveva quattro anni, la sorellina Lucia due, il piccolo Francesco solo quattro mesi. E il loro omicidio, che non poteva essere spacciato per il prezzo necessario a domare i minatori in sciopero, colpì l’America come una scudisciata (…). Successe a Ludlow, esattamente cento anni fa. Quel borgo (…)era abitato allora da migliaia di immigrati polacchi, greci, messicani e italiani che lavoravano nelle miniere di carbone. In gran parte quelle della Colorado Fuel and Iron (…) che apparteneva a quello che era l’uomo più ricco del mondo John D. Rockefeller senior, che ne aveva affidato la gestione al figlio Jr (…). Guadagnavano un salario da fame pagato in buoni acquisto negli spacci che appartenevano alla stessa Company, vivevano in baracche affittate ancora dalla Colorado Fuel and Iron, lavoravano in condizioni così pericolose che nel solo 1913 nelle “mines” del Colorado, con un tasso di mortalità doppio rispetto al resto dell’America, erano morti in 104” (…). Scesero in sciopero nel settembre del 1913. La compagnia li buttò subito fuori di casa e loro si trasferirono in una accampamento di fortuna. E lì, come testimoniano le foto, passarono l’inverno. Un inverno tremendo (…). Finché il 20 Aprile (…), l’ufficiale Karl Linderfelt diede alle milizie e ai mercenari l’ordine di spazzare via i minatori e il loro campo di tende (…). La cronaca del New York Times del 22 Aprile, ripresa in un furente saggio dello scrittore Hans Ruesch, diceva: Quarantacinque morti, tra cui trentadue donne e bambini, una ventina di dispersi e altrettanti feriti è il bilancio della battaglia di 14 ore tra truppe statali e scioperanti nella proprietà della Colorado Fuel and Iron Company, una holding di Rockefeller (…). Nelle trincee che si erano scavate per proteggersi dalle pallottole, donne e bambini sono morti come topi in trappola, uccisi dalle fiamme. Una trincea scoperta questo pomeriggio conteneva i corpi di dieci bambini e due donne (…). I commenti dei giornali contro quell’insensata carneficina di persone che chiedevano solo un orario di otto ore, il divieto di far lavorare i bambini e una paga decente in dollari e non in buoni, furono durissimi”. Molti potranno trovare eccessivo il paragone tra l’Italia di oggi e l’America di cento anni fa. Invece le similitudini esistono e, di questo passo, arriverà presto il giorno nel quale  nuovi manifestanti esasperati e sfruttati verranno repressi nel sangue per la gioia dei cantori di regime alla Antonio Polito. Proprio nel giorno in cui Stella ricorda la strage dei minatori del Colorado, infatti, il Corriere pubblica un editoriale che mellifluamente evoca il ritorno della violenza e dell’intimidazione di Stato. Scrive Polito: “ (…) I cosiddetti movimenti si preparano a sfidare già nelle prossime settimane la polizia (…)”. Uno dei prossimi cortei del Maggio romano è contro un decreto legge del ministro Lupi. Contiene un articolo che statuisce l’ovvio, e cioè che “chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento ai pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo, e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge”. Dunque i promotori hanno indetto una manifestazione in difesa dell’illegalità”. In pratica Polito, temendo che i disperati contemporanei rivendichino con forza il diritto alla casa e al lavoro, predispone un preventivo fuoco di sbarramento mediatico volto a giustificare in prospettiva una, di fatto auspicata, reazione violenta e feroce da parte delle forze dell’ordine. Ma i parallelismi non finiscono qui. Se ieri si fucilavano donne e bambini nell’interesse del miliardario John D. Rockefeller Jr, oggi si pianifica l’impoverimento di intere categorie di lavoratori all’interno di riservati e potenti consessi influenzati proprio da un erede diretto di quella stessa famiglia di aguzzini. David Rockefeller, sesto e ultimo figlio del “boia del ColoradoJohn D. Jr, è anche il fondatore della famigerata “Commissione Trilaterale”. Organizzazione para-massonica  nel cui seno nacque il famoso pamphlet “The crisis of democracy”, bibbia ad ogni latitudine per qualunque piduista moderno. Come hanno chiarito i massoni di Grande Oriente Democratico, la Commissione Trilaterale è nient’altro che il braccio visibile della potente loggia Three Eyes, punto di approdo per molti insospettabili alti papaveri italiani che tuttora rivestono (indegnamente) decisivi ruoli istituzionali. Per conoscerne i nomi non resta che attendere la pubblicazione (si spera imminente) del libro “Massoni” (Chiarelettere editore) scritto dal Venerabile Maestro Gioele Magaldi. Per ora basti sapere che anche il “salvatore” Mario Monti, guarda caso, ha ricoperto l’incarico di “Presidente europeo” per la Commissione Trilaterale fondata dal massone reazionario David Rockefeller, figlio del Rockefeller protagonista del massacro raccontato da Stella. Chissà se tale circostanza ha favorito in qualche modo l’arrivo di Monti a Palazzo Chigi. Probabilmente lo scopriremo solo vivendo. Quel che già sappiamo è sufficiente per intravedere quel filo sottile, fatto di casate, obiettivi e circostanze, che lega il Colorado del secolo scorso all’Italia dei giorni nostri. La consapevolezza è il primo passo verso la libertà.