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La Capitana e il Capitano, ossia il desiderio borghese di non risolvere veramente i problemi

La Capitana e il Capitano, ossia il desiderio borghese di non risolvere veramente i problemi

L’immigrazione nasconde un problema enorme. Mentre noi parliamo, scriviamo, pranziamo, in questi giorni di bel tempo magari facciamo una bella gita al mare e insomma viviamo la nostra vita che Marx definirebbe «borghese», nell’altra metà del mondo c’è l’inferno. Morte per malattie, nel ricco Occidente spesso già debellate, lavoro minorile con sfruttamento di bambini, genitori che non riescono a dare neanche il necessario ai propri figli ecc. ecc. Un gigantesco problema quindi che stride con la nostra vita borghese.


A questo punto le soluzioni possono essere due: la prima, autentica. creare al di sopra dell’ONU, che evidentemente non è in grado di gestire la redistribuzione della ricchezza a livello mondiale, né ha intenzione di farlo, un SuperStato, uno Stato mondiale, il quale dichiari in sostanza aboliti i confini e proprietà comune l’intera Terra: quindi ognuno può vivere dove vuole, ovviamente rispettando le leggi del posto dove decide di vivere. Questa prima soluzione è quella autentica, l’unica vera e risolutiva. La Terra appartiene a tutti, punto. Appropriarsene è un reato, quindi la proprietà immobiliare della terra, come avevano chiarito prima Proudhon, poi Marx è un reato, non un diritto. Gli Stati nazionali sono reati, non diritti, perché si appropriano di un pezzo del pianeta Terra che invece è di tutti come l’aria, l’acqua, l’energia. I beni fondamentali alla vita, come avevano chiarito i Greci già 2500 anni fa, non possono essere privatizzati, perché senza di essi non è possibile vivere. Questa soluzione sarebbe (e prima o poi sarà, perché quel che è logico prima o poi si realizza nella storia, come ha chiarito Hegel) l’unica possibile e pensabile, quella decisiva.


La seconda soluzione, quella borghese, non quella logica e filosofica, quindi quella capitalistica, è parlare di Rackete e di Salvini: così ci sembra di interessarci del problema, in realtà facciamo solo il gioco del capitalismo, il quale non vuole risolvere il problema, ma, non potendolo ovviamente ignorare, lo trasforma in un romanzo per i media.


Nel frattempo il dolore immenso dei nostri fratelli, che probabilmente non sono neanche quelli che, pagando, s’imbarcano, bensì quelli che non hanno nulla e non possono neanche pagarsi il sogno di un pericoloso viaggio della speranza, continua.


La fiction della Capitana e del Capitano ha avuto quindi il suo scopo, distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla soluzione numero uno, quella autentica, quella filosofica. A tale fiction ne seguiranno altre, perché il capitalismo è un ottimo regista e trova sempre sceneggiature adeguate, registi conniventi e attori esibizionisti per le proprie realizzazioni teatrali. Ciò fin quando un nuovo comunismo, una nuova rivoluzione, questa volta mondiale, come l’aveva pensata Trotzsky, ridarà slancio all’umanità, le ridarà il coraggio di elaborare e realizzare un progetto nuovo, il quale abbia un solo interesse: il benessere di ogni essere umano, indipendentemente dal luogo del tutto casuale della sua nascita. Tale nuovo progetto supererà il capitalismo borghese, di certo non lo stadio ultimo della storia, ma solo una fase di passaggio destinata a cedere il passo a una società più umana. Il fatto che il primo tentativo serio di superamento del capitalismo, quello comunista, non abbia portato allo sperato successo, non significa che non ci sarà un secondo, terzo ecc. tentativo, fin quando non ci riusciremo. La battaglia è persa, ma la guerra per un mondo migliore continua. La rivoluzione, se è veramente tale, può essere solo permanente

fonte: https://www.gazzettafilosofica.net/2019-1/giugno/la-capitana-e-il-capitano-ossia-il-desiderio-borghese-di-non-risolvere-veramente-i-problemi/?fbclid=IwAR3OcjNmOSB6JGZKQc9BrQmsjsR02ZfYcJ9VJ_apErn12zb8tSdvygHzOjs

Battisti, un’arma di distrazione di massa per un governo che perde credibilità

Battisti, un’arma di distrazione di massa per un governo che perde credibilità

Ma solo a noi sembra di assistere da giorni a un vero e proprio delirio mediatico e politico? Tutti i problemi del nostro paese, il poco stipendio e la precarietà, gli ospedali e i trasporti che non funzionano, tutto quello che ci interessa perché riguarda la nostra vita e i nostri bisogni, scompare di fronte all’arresto di Cesare Battisti.
Battisti, di cui tantissimi sanno poco e niente, viene trasformato nel mostro che deve catalizzare l’attenzione pubblica: si fanno dirette sui TG, all’arrivo all’aeroporto si mettono i cecchini sui tetti per dare un po’ di brivido, come se chissà che dovesse succedere, mentre nel nostro paese tanti mafiosi girano a piede libero o vivono indisturbati per anni…

A noi non ci va di essere mossi dall’alto come dei burattini, non ci va di essere preda di un’emotività indotta.
Vogliamo conservare un minimo senso critico. Ci vogliamo chiedere il perché di tutta questa enfasi mediatica, a quali scopi corrisponde? Perché forse tutto questo battage potrebbe essere l’ennesima mossa di Salvini per distogliere l’attenzione dai problemi reali, per costruire consenso a costo zero, fare egemonia culturale, riscrivere la storia a vantaggio dei più forti…

Salvini ci ha ormai abituato a questo modo becero di fare politica: urla sui social, mette in giro fake news, fa uso spregiudicato della propria posizione per creare nemici fittizi. Di solito sono i migranti e i “buonisti”, ogni tanto gli omossessuali, le donne e le femministe.
Nelle ultime ore invece ha istituito una nuova categoria di nemico pubblico su cui scagliare la rabbia collettiva: i militanti comunisti degli anni ’70 (i fascisti che hanno provocato stragi e che ora vivono tranquillamente in giro per il mondo non sembrano infatti essere un suo problema).

In questo modo, lanciando una nuova campagna di odio, Salvini può coprire l’ormai evidente incapacità del suo governo di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, e distrarre l’attenzione dall’aver recentemente “calato le braghe” di fronte ai tecnoburocrati di Bruxelles nella stesura della manovra di bilancio.

Inoltre può far vedere, relazionandosi al neopresidente del Brasile Bolsonaro (un fascista dichiarato, che ha riempito il suo governo di militari e che si fa portatore in Sudamerica degli interessi degli USA), di essere lui il vero capo del Governo, marginalizzando per l’ennesima volta i 5 Stelle.

Ma l’occasione è ghiotta per Salvini e per tutta la destra anche perché, attraverso la vicenda Battisti, si può criminalizzare un’intera stagione politica del nostro paese, gli anni ’70, che certamente non può essere rinchiusa nella definizione di “terrorismo”, viste le importanti conquiste per i lavoratori, le classi popolari, le donne…

In questo modo Salvini fa egemonia, impone i suoi temi. Così chiunque non si allinei alla linea dettata dalla destra viene fatto apparire come un criminale, un pazzo, anche se chiede solo di ragionare, di conoscere bene la storia, di interrogarsi sul senso della giustizia, che dovrebbe essere rieducativo, non vendicativo.

Così non ci sorprende che al coro di Salvini e della parte più visceralmente fascista del paese si aggiungano anche alcuni esponenti di sinistra, come Boldrini o Fassina. Non è la prima volta che certi personaggi si fanno difensori di una visione delle vicende politiche e storiche più simile a quella della vecchia Democrazia Cristiana, abbandonando una visione critica e che sappia fare i conti con la storia di una generazione che ha immaginato e lottato per la costruzione di un mondo diverso e più giusto, pagando in prima persona un prezzo molto pesante.

Lo spettacolo allestito su Battisti in fondo è l’ennesima puntata dell’eterna campagna contro il cosiddetto «terrorismo rosso», sempre buona per distrarre dai veri problemi delle classi popolari di questo paese e richiamare tutti all’obbligo di un’«unità nazionale» sotto il comando del potere di sempre. Per rendersene conto, basta pensare alla ben diversa sorte degli autori delle «stragi di Stato», agli insabbiamenti e depistaggi impuniti da Piazza Fontana in poi; compreso l’omicidio di Giuseppe Pinelli nella questura di Milano…

La cosiddetta «giustizia italiana» si segnala invece da decenni per la pratica dei «due pesi e due misure». Mentre si parla di estradare “gli assassini comunisti”, ci sono dei ricercati di cui il governo non ha mai chiesto l’estradizione, come Harald Espenhahn, ex amministratore delegato della Thyssen, condannato in via definitiva per la strage di operai nello stabilimento di Torino, che vive ricco e felice in Germania.

Questo solo per far notare come, in questo caso, la «giustizia» non c’entra nulla: il problema è tutto politico. Gli anni ’70 sono passati da 40 anni; incredibile come in Italia su quella stagione non si sia mai potuto avere un serio dibattito storico, incredibile come non sia mai stata chiusa quella pagina con un’amnistia, con la quale era d’accordo 30 anni fa persino parte della Democrazia Cristiana (e che era stata realizzata dal comunista Togliatti verso i fascisti l’anno dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1946!).

Dovremmo quindi fare uno sforzo di sottrarci al rumore e approfondire la vicenda, il contesto, le parti in causa. Noi abbiamo trovato utili, per farci un’idea diversa da quella di Salvini, questi articoli di alcuni fra i più importanti scrittori italiani: Wu Ming e Valerio Evangelisti.

 

Fonte: https://www.carmillaonline.com/2019/01/15/battisti-unarma-di-distrazione-di-massa-per-un-governo-che-perde-credibilita/

Fermiamo il razzismo di stato

Fermiamo il razzismo di stato

L’onda nera del razzismo e della xenofobia che sta dilagando in Europa, dall’Ungheria all’Austria, dalla Polonia alla Slovenia travolge oggi anche il nostro paese.Il volto più noto di questo razzismo nostrano è certamente Matteo Salvini, segretario della Lega e oggi ministro degli interni nel nuovo governo giallo-verde (non dimentichiamoci che Salvini è consigliato da Steve Bannon, ex-consigliere di Donald Trump e portabandiere dell’ultra destra sovranista mondiale!). E in queste prime settimane di governo giallo-verde, Salvini ha subito rivelato la sua strategia politica con degli slogan che fanno paura. “È finita la pacchia dei migranti”, i clandestini devono fare le valigie, se ne devono andare”, “nessun vice-scafista deve attraccare nei porti italiani”, “siamo sotto attacco e chiediamo alla Nato di difendersi dai migranti e terroristi”, “l’Italia non può essere il campo profughid’Europa”. Pesante l’attacco contro la Tunisia come paese “esportatore di galeotti.”

La politica leghista vuole creare “più centri di espulsione”per sbarazzarsi di 500.000 irregolari rimandandoli ai loro paesi. Pesanti le parole del ministro degli interni contro il sindaco Mimmo Lucano che ha fatto rifiorire il paese di Riace (Calabria) accogliendo migranti: “È lo zero!” Altrettanto dura la politica del ministro contro i Rom: vuole smantellare i loro campi con le ruspe e attuare quanto concordato nel “contratto” di governo: ”l’obbligo della frequenza scolastica, pena la perdita della responsabilità e potestà genitoriale”. Siamo alle Leggi speciali per i Rom?

Salvini promette il pugno duro per la sicurezza e il decoro urbano, a spese dei senza dimora, dei poveri, degli ultimi. E il Segretario della Lega è passato subito dalle parole ai fatti con il rifiuto alla nave Acquarius, che portava oltre seicento migranti, di attraccare ai porti italiani. Un atto vergognoso giocato sulla pelle dei poveri, ma anche illegale perché viola la nostra Costituzione e i trattati internazionali firmati dall’Italia “sulla ricerca e salvataggio marittimo”. È ormai Salvini che impazza a tutto campo, mentre i Cinque Stelle sono già prigionieri del campo di forza della Lega che ha sempre più consensi alla base e riceve gli elogi di Bannon e di Marine Le Pen e del gruppo di Visegrad.

Dobbiamo riconoscerlo: siamo davanti a un “razzismo di Stato” preparato in questo ventennio da leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, i decreti Maroni, la realpolitik di Minniti e da un crescente razzismo degli italiani. È un fenomeno questo che ci interpella tutti: società civile, cittadinanza attiva, movimenti popolari, chiese, comunità cristiane. Come missionario mi appello per primo alla Chiesa italiana perché faccia un serio esame di coscienza cercando di capire quanto i cristiani abbiano contribuito a questo disastro. È mai possibile che le nostre comunità abbiano dimenticato quelle parole così chiare di Gesù il Nazzareno: ”Ero affamato…, ero assetato…, ero forestiero…. e non mi avete accolto?”. Non è forse questo il momento più opportuno per aprire le nostre comunità ad accogliere coloro che sono minacciati di espulsione?

fonte:https://comune-info.net/2018/06/fermiamo-il-razzismo-di-stato/