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La guerra tra poveri tutti contro tutti

La guerra tra poveri tutti contro tutti

La società odierna, che introduce il singolo individuo a sentirsi nemico di tutti gli altri, genera in tal modo una guerra sociale di tutti contro tutti che in taluni, specialmente se incolti, finisce inevitabilmente per assumere una forma brutale. Così Friedrich Engels nel 1845 descriveva un fenomeno che anche oggi si manifesta in tutta la sua assurdità. Come siamo passati dall’autocoscienza collettiva degli anni Settanta, caratterizzata da forti antagonismi, alla stagione del rancore e della nostalgia sociale? Come siamo passati ad un così basso livello di umanizzazione e di civiltà in cui la principale modalità di gestione dei conflitti è la costruzione di muri materiali, mentali e invisibili?

Vorrei fornire un percorso ad un possibile decalogo neoliberista o del capitalismo finanziario globalizzato e deregolato.

1° (-) Stato sociale (+) stato penale: punire i poveri e il nuovo governo dell’insicurezza sociale = “l’ordine delle cose”. L’epopea della pubblica sicurezza, comparsa improvvisamente alla fine del XX secolo sulla scena politica dei Paesi dell’Unione europea dopo aver invaso lo spazio pubblico negli Stati Uniti vent’anni prima, è il risultato della crisi dello stato sociale. “L’ordine delle cose” consente l’irruzione dello stato penale con relative ripercussioni pratiche e ideologiche sulle altre società sottomesse alle riforme promosse dal neoliberismo. Ripetitività di crudeltà e violenze come in un filmato pornografico. Anche se il costo sociale pubblico in Italia non è diminuito. In Italia (dati Ocse 2016 riferiti al 2015) il 28,6% è la quota di Pil investita in spesa pubblica sociale, ma il 16,4 % – più della metà va alle pensioni e un 6,8 % ulteriore alla sanità. Quasi 2/3 va via in pensioni e sanità mentre in mezzo alla crisi scricchiola il sostegno per la casa, ai poveri, disabili e famiglie.

2° (-) stato di diritto (+) stato di mercato (vedere privatizzazioni, precarizzazioni sociali e lavorative). La grande stagione referendaria per l’acqua bene comune dimostra che questo popolo aveva intuito il grande rischio della trasformazione, dal diritto al mercato, ma pur avendo lavorato molto e vinto, non abbiamo ottenuto i risultati che ci prefiggevamo. Ora che i capitali privati di proprietà cercano nuovi lidi speculativi, la gestione dei servizi essenziali vede sempre più l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, come ad esempio, nel riacquisto di pacchetti (4,6%) di Telecom e Banca Intesa entrando in tutti gli uffici postali per offrire mutui e prodotti finanziari. L’ufficio postale è emblematico di come il pubblico diventa sempre più privato.

3° (+) azzardo (+) più ricchezza. Come l’ascesa della finanza speculativa, che è nella sostanza un azzardo sulla pelle di persone, dei popoli e del pianeta così, si insinua nella inconsapevolezza collettiva una illusione: se possono arricchirsi scommettendo e azzardando perché non potremmo farlo anche noi? L’arricchimento è il sogno segreto degli italiani ed è un’arma di distrazione di massa formidabile. La finanziarizzazione o verticalizzazione dei rapporti determina la debitocrazia. Esso è il potere, che a livello privato, ci condiziona negli acquisti a debito e a livello pubblico ci fa subire la speculazione sui titoli di stato del debito pubblico e riversa il costo delle crisi economiche dal sistema bancario privato e speculativo al sistema pubblico. Ogni famiglia italiana ha sborsato e sborserà 1.500 euro per salvare le banche.

4° Impoverire le società sottomesse. Come ha evidenziato Francesco Gesualdi, in uno studio si dimostra che ancora oggi l’Africa elargisce al mondo più ricchezza di quanta ne riceva. La conclusione è che nel 2015 a fronte di introiti finanziari per 161 miliardi di dollari, l’Africa ha avuto un esborso di 202 miliardi, risultando un creditore netto per 42 miliardi di dollari.

5° Provocare spaesamento e sradicamento: flussi migratori forzati epocali. Questo crea da parte dell’Occidente un enorme debito sociale, storico, ambientale, economico nei confronti dei paesi di origine dei migranti.

6° Non avrai altro dio. Creare e instillare l’interiorizzazione dei disvalori del capitalismo deregolato che trasforma i popoli in una massa egoista dominata da un mercato turbolento e sregolato e affidando “l’ordine dei conti” a un sistema finanziario ideologico ristretto, poco trasparente, alleato con il crimine e le multinazionali della morte (industrie belliche).

7° Punire la povertà. La miseria, la povertà, l’emarginazione non esiste e se qualcuno ne è portatore sano occorre chiuderlo, ghettizzarlo, eliminarlo come si tendeva a fare con la pazzia.

8° Guarda solo alla ricchezza. Abbiamo subito il fascino dell’arricchimento per cui il ricco o chi ha successo o potere per sé stesso è da invidiare, emulare, seguire, mentre gli altri sono da buttare giù nel precipizio.

9° Resta nel grande fratello! Controllare il mercato dei dati privati: quando il sistema che stai usando è gratis il prodotto sei tu.

10° Distruggi la classe media. È un processo comune ad altri paesi europei, che nel nostro paese, ha assunto i tratti della desertificazione. Con le conquiste degli anni 70, quel mondo del lavoro era diventato classe media- anche e purtroppo attraverso l’interiorizzazione del pensiero unico del mercato. Le politiche liberiste hanno frammentato il mondo del lavoro, hanno interrotto l’ascesa sociale attraverso il pubblico impiego e hanno terremotato la classe media.

Ne traggo, insieme a Marco Bersani, alcune valutazioni anche alla luce dei recenti risultati elettorali.

1) Ha vinto la socializzazione del rancore. Dentro la frammentazione sociale sopra accennata, e in mancanza di una visione altra che potesse canalizzare la frustrazione, la reazione e il voto degli italiani dimostra la vittoria della socializzazione del rancore, declinata secondo le categorie dell’individualismo meritocratico cittadino (M5Stelle) o secondo le categorie del proprietarismo razzista (Lega).

2) La transizione è in cortocircuito. Qualsiasi sia il quadro che emergerà nel balletto delle consultazioni per il nuovo governo, la condivisione da parte delle forze politiche degli assiomi di fondo della dottrina liberista (individuo vs società / proprietà vs. comune / merito vs. solidarietà) non muterà la cornice di subalternità all’economia del debito e dell’austerità; di conseguenza, l’impossibile canalizzazione del rancore verso l’alto (che diverrebbe rabbia collettiva e trasformativa) aumenterà la canalizzazione verso il basso (razzismo).

3) Ci vuole un popolo perché eserciti il potere. Perché si possa dire “potere al popolo” occorre ricostruire la materia prima, ovvero il popolo. Il capitalismo non sta per niente bene, ma pensare di superarlo attraverso la via istituzionale è nel migliore dei casi una generosa illusione. Senza ricostruzione sociale dal basso, l’egemonia la costruiscono i media mainstream. Serve un lavoro territoriale di lunga lena, perché quando le contraddizioni del modello esploderanno definitivamente, le persone sappiano già dove dirigere la rabbia e da quali pratiche concrete mettere in campo l’alternativa. È il tempo delle convergenze collettive e il tema del debito lo sta dimostrando: dalla carta di Genova, al Cadtm, agli audit civici e all’audit sul debito pubblico italiano.

Leonard Peltier Indiano d’America in prigione da 40 anni. La sua colpa? Aver difeso il suo popolo

Leonard Peltier Indiano d’America in prigione da 40 anni. La sua colpa? Aver difeso il suo popolo

Chi è Leonard Peltier?

Leonard Peltier è un nativo americano in carcere da 40 anni per difendere i diritti del suo popolo. Nasce nel 1944 e già dalla sua infanzia capisce che la vita per i nativi d’America è dura, tra miseria, razzismo, emarginazione.

Cresce anche in un istituto dove conosce la prima “istituzione totale”, ma ha un buon carattere e la sua gioventù è carica di socialità, mentre impara a riparare vecchie automobili. Ma sono gli anni in cui la comunità indiana comincia ad alzare la testa e si organizza.

Nasce l’AIM, American Indian Movement, di cui dopo poco Peltier entra a far parte. Nel 1973 oltre trecento indiani d’America tengono testa agli uomini del governo, che per scacciare i Lakota dal loro territorio, si erano alleati con il capo di un’altra tribù, Dick Wilson, che con una sorta di polizia privata mieteva terrore nella comunità indigena con pestaggi ed omicidi.

 “Quando ci arrestarono, i soldati toccavano le donne davanti agli uomini, cercando di farci reagire così da poter giustificare le nostre esecuzioni.”
 
Leonard Peltier
 
 

Lo stesso Wilson stava trattando in gran segreto la vendita di parte delle terre della riserva dei Lakota Oglala di Pine Ridge, nel sud Dakota, agli Stati Uniti.

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Consapevole della fierezza e dell’ostinazione delle popolazione native, il governo statunitense cerca in tutti i modi di cacciare i Lakota dal loro territorio per impossessarsi dei loro giacimenti. E’ un periodo durissimo, per due anni quella regione vede una presenza spropositata di agenti dell’FBI, e i morti tra i nativi sono almeno 60.

“Quelli di noi che furono riconosciuti come capi, vennero pestati nelle celle della prigione militare dell’esercito.”
 
 

Nel giugno del 1975 dalla comunità di Oglala viene lanciato un appello all’AIMperchè qualcuno vada ad aiutarli, la tensione è altissima. Arrivano 17 membri del AIM, di questi solo 6 sono uomini, tra loro c’è Leonard Peltier. Il 26 Giungo 1975 nei pressi della comunità indiana si presentano in auto, senza alcun segno di riconoscimento, due agenti dell’FBI: la scusa è la ricerca di un uomo che ha rubato degli stivali.

E’ probabilmente una trappola, tanto che nel giro di poco tempo si scatena una sparatoria tremenda con centinaia di agenti e militari.
 
 
 

Gli Oglala Lakota si difendono, rispondono al fuoco e alla fine sul terreno restano tre corpi: due agenti dell’FBI e un indigeno.

Immagine correlataTutta la comunità riesce a scappare e a nascondersi, si scatena una caccia all’uomo di dimensioni impressionanti. Per l’indiano americano morto non fu aperta alcuna indagine, mentre per i due agenti vennero imputate tre persone.

I primi due arrestati vengono processati ed assolti sulla base della legittima difesa, rimane il terzo accusato, Leonard Peltier, il quale nel frattempo è scappato in Canada. Su di lui si riversa tutta la rabbia dell’FBI, è il capo espiatorio.

Viene arrestato in Canada il 6 Febbraio 1976 e dopo pochi mesi estradato sulla base di false testimonianze, tanto che successivamente il governo canadese protesterà per i modi in cui si ottenne l’estradizione. Ma oramai Leonard Peltier è nelle mani dei coloro che vogliono letteralmente vendicare i due agenti morti.


Nel suo libro “La mia danza del Sole”, Leonard Peltier racconta:

A Milwaukee rimasi coinvolto in un episodio strano e inquietante.
Stavo mangiando in una trattoria con un paio di fratelli indiani, quando una coppia di uomini seduti al tavolo accanto cominciò a indicarci ridendo rumorosamente e facendo battute razziali.
Non potevo sapere che erano poliziotti in borghese.
 
Ci alzammo per andarcene, ma quei due ci aspettavano fuori, proprio davanti alla porta, impedendoci di uscire.
 
– Cosa c’è da ridere? – chiesi.
 
Ero furioso e pronto a battermi, ovviamente è quello che aspettavano.
 
Non appena parlai, prima ancora di poter alzare una mano, mi trovai due Magnum calibro 357 puntate alla testa. (…cercavo di ripararmi mentre loro mi colpivano a sangue. Venni poi a sapere che, a forza di picchiarmi, uno dei due, poverino, si era ferito una mano e aveva dovuto chiedere due giorni di  riposo.”
 
 

Questa volta il processo viene organizzato diversamente: si svolge nella città di Fargo, storicamente anti-indiana, la giuria è formata da soli bianchi e il giudice è noto per il suo razzismo.

Risultati immagini per leonard peltier violenceIl processo prende ben altra piega e Peltier viene condannato a due ergastoli consecutivi. Durante il processo non si tiene conto delle prove a suo favore, ma solo di testimonianze manipolate, vaghe e contraddittorie.

Dopo cinque anni, accurati esami balistici riescono a provare che i proiettili che uccisero i due agenti non appartenevano all’arma di Leonard, e alcuni dei testimoni che lo avevano accusato ritirano le loro dichiarazioni, confessando di essere stati minacciati dall’FBI.

Leonard Peltier nel suo libro scrive:

“E’ così che fanno. Ti prendono di mira, t’incastrano, t’arrestano, ti picchiano a sangue, ti appioppano un’accusa falsa. Poi ti trascinano in prigione e in tribunale e t’impoveriscono con le spese legali.”
 
 

A Leonard è stata negata la possibilità di avere una revisione del processo, nonostante le prove che dimostrano la sua innocenza. Non gli è stato nemmeno permesso di presenziare ai funerali di suo padre, di sua madre, dei suoi zii. Per almeno due volte si è cercato di ucciderlo in carcere, mentre le sue condizioni di salute sono difficili. Operato ad una mascella solo grazie alle pressioni popolari, quasi cieco da un occhio, malato di diabete e di prostata, ma Leonard Peltierresiste e non rinnega nulla della sua lotta.

A settembre Leonard ha compiuto 70 anni.
 
 

Mentre tu stai leggendo Peltier è ancora in prigione. Fino a quando?

Leonard Peltier è in carcere perché lottava per i diritti del suo popolo e la sua storia è un esempio delle tante ingiustizie che avvengono in ogni parte del mondo e che vengono taciute perché “scomode”.

Perché punire con il carcere a vita questo indiano d’america di nome Leonard Peltier?

Per lanciare il messaggio a tutti gli indiani oppressi, per dire loro che se oseranno ribellarsi alla democratica civiltà americana moderna, essi pagheranno e saranno puniti anche se innocenti.

Ma i governi non sanno che gli indiani non hanno mai smesso di lottare, ne mai lo faranno, perché come dicevano i loro antenati, è meglio morire da uomini liberi che vivere da schiavi:



Fonte : Infoaut

L’Islanda dice NO all’autostrada in difesa del popolo degli Elfi

L’Islanda dice NO all’autostrada in difesa del popolo degli Elfi

L’Islanda è un luogo magico dove la popolazione è molto legata alle tradizioni che vedono protagonisti gli elfi e alla protezione dei luoghi naturali che fanno parte delle antiche leggende degli elfi

Ecco allora la decisione di annullare la costruzione di un’ autostrada per non deturpare un paesaggio molto affascinante, considerato quasi magico. I piani per costruire una nuova strada e un ponte in Islanda di recente sono saltati e poi sono stati modificati e attuati diversamente perché gli attivisti desiderosi di proteggere i luoghi tradizionali del folklore e le bellezze della natura si sono opposti alla novità.

Petur Matthiasson, del dipartimento stradale di Reykjavik ha accettato di dare ascolto alla volontà della popolazione, come riporta la BBC:

“Non è certo cosa da tutti i giorni decidere di deviare un’autostrada a causa degli elfi. E’ solo in questo caso che siamo stati informati della presenza di folletti proprio nel tracciato in cui avremmo voluto costruire la nuova strada. Dobbiamo rispettare il fatto che gli abitanti del luogo credano negli elfi e nei folletti”– ha spiegato.

I lavori per costruire la superstrada di collegamento tra la penisola di Alftanes e Gardabaer, sobborgo di Reykjavik, sono stati fermati due anni fa proprio perché la popolazione voleva proteggere un luogo dove secondo le leggende vivevano gli elfi e nello stesso tempo salvaguardare un’area naturale incontaminata.

La questione è stata risolta deviando il percorso in modo da proteggere il ‘santuario’ degli elfi e una roccia considerata sacra è stata ricollocata. Pare che almeno la metà della popolazione islandese tenga fortemente alle tradizioni e alla presenza di elfifolletti in luoghi naturali. Si chiamano Huldufolk, il ‘popolo nascosto’.

Si tratta di un piccolo popolo tendenzialmente buono che però potrebbe fare sentire la propria disapprovazione se il loro ambiente naturale fosse eccessivamente disturbato dall’uomo, almeno secondo le tradizioni islandesi.

Il paesaggio islandese nelle zone popolate dagli elfi pare non sia esattamente bucolico ma è davvero molto affascinante, tra rocce, prati verdi, formazioni laviche e geyser naturali. Secondo gli esperti di folklore, è impossibile vivere in un luogo del genere, in un paesaggio così straordinario, senza credere che sia dominato da una forza superiore.

Pensiamo che almeno in parte la questione degli elfi abbia rappresentato un pretesto per cercare di proteggere un luogo naturale straordinario dalla costruzione di una superstrada e dalla cementificazione. I lavori necessari a facilitare gli spostamenti sono stati comunque realizzati ma tenendo conto di un maggior rispetto per le tradizioni e per un paesaggio a dir poco meraviglioso.