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Esplode oleodotto in Messico, è una strage: il petrolio uccide 85 persone

Esplode oleodotto in Messico, è una strage: il petrolio uccide 85 persone
Le fiamme sono divampate nella cittadina di Tlahuelilpan, nello stato di Hidalgo, a circa 100 km da Città del Messico. Tlahuelilpan è una comunità in gran parte agricola, situata ad appena 13 chilometri di distanza dalla raffineria di petrolio di Tula, di proprietà della compagnia petrolifera statale Petroleos Mexicanos (Pemex). Un’area circondata da campi di erba medica e da centrali elettriche.

Venerdì, a causa della grave carenza di carburante nelle stazioni di servizio in tutto il paese, questa sezione del gasdotto era tornata in servizio dopo essere rimasta offline per circa 4 settimane. Ma quella sera qualcuno ha perforato nuovamente l’oleodotto. La notizia si è diffusa rapidamente e secondo le prime ricostruzioni, centinaia di persone alla disperata ricerca di carburante, si sono recate lì con taniche e col volto coperto. Per quasi due ore, una dozzina di soldati hanno fatto la guardia al campo, avvertendo i civili di non avvicinarsi.

“Era un rubinetto popolare”, ha detto Enrique Cerron, 22 anni, che vive vicino al campo. “Potevi passare alle 11 o alle 12 del mattino e vedere le persone che riempivano i serbatoi”.

All’inizio la perdita di benzina era gestibile, dicono i locali, con una fontana di combustibile che permetteva di riempire piccoli secchi alla volta ma col passare del tempo la folla è aumentata. Due ore dopo è avvenuta l’esplosione. Le fiamme hanno raggiunto i 10 metri di altezza. Decine gli ustionati gravi.

Il disastro è avvenuto solo tre settimane dopo che il presidente Andres Manuel Lopez Obrador aveva lanciato un’offensiva contro le bande che si occupavano di furto di carburante. Esse hanno perforato pericolose condutture nei gasdotti ben 12.581 volte nei primi 10 mesi del 2018, una media di circa 42 al giorno. La repressione ha portato ad alimentare la scarsità delle stazioni di servizio in tutto il paese a causa di cambiamenti nella distribuzione. I funzionari sostengono che il gasdotto di Tlahuelilpan sia stato perforato 10 volte negli ultimi tre mesi.

La ricerca di resti umani sul luogo dell’esplosione nello stato di Hidalgo si è conclusa sabato scorso e oggi si svolgeranno i primi funerali.

Fonte:https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/30165-oleodotto-esplosione-messico

Disatro ambientale, marea nera in Canada: 250mila litri di petrolio nell’Oceano

Disatro ambientale, marea nera in Canada: 250mila litri di petrolio nell’Oceano

Ancora petrolio in mare, ancora veleni nelle acque del mondo. Questa volta tocca all’isola di Terranova, in Canada dove si è verificata una fuoriuscita di petrolio al largo della costa. In tutto, sono finiti nell’oceano 250.000 litri di petrolio.

All’origine dello sversamento, una perdita della SeaRose FPSO, una nave stazionata a circa 350 chilometri da Terranova. È accaduto venerdì nell’area di White Rose mentre gli equipaggi si stavano preparando a riprendere la produzione dopo l’interruzione delle operazioni giovedì, a causa dei forti venti e del mare mosso.

Il Canada-Newfoundland Offshore Petroleum Board aveva fatto sapere che la gravità della tempesta che si è abbattuta durante la scorsa settimana nella zona di Terranova, aveva reso necessaria la chiusura di tutti gli impianti offshore.

Quelli di Terranova e Labrador sono stati temporaneamente fermati a scopo precauzionale ma alla ripresa delle operazioni qualcosa è andato storto. Una volta ripartiti i lavori della SeaRose FPSO, nelle acque si è allargata una grossa chiazza di petrolio.

L’estrazione è stata sospesa perché le autorità stanno indagando sulle cause della fuoriuscita, ma le onde alte anche 7 metri stanno mettendo a dura prova sia i controlli che le operazioni di contenimento del petrolio.

Il portavoce di Husky Energy, Colleen McConnell, ha spiegato che lo sversamento non potrà essere gestito e le acque ripulite fino a quando le onde non si calmeranno.

Sono state posizionate delle boe specializzate per tracciare la fuoriuscita, al lavoro anche un aereo per effettuare un volo di osservazione.

Una volta che le mareggiate si ridurranno a 4 metri, dei veicoli controllati a distanza verranno inviati per navigare nell’area intorno all’imbarcazione. Fino ad allora, non si saprà se la perdita è ancora in corso. Anche la Eastern Canada Response Corporation, che si occupa di sversamenti, sta contribuendo a organizzare l’ispezione e la pulizia del mare.

Il petrolio finito in mare, come quantità, può essere equiparato a un decimo di una piscina olimpionica, molto più grande della perdita del 2013 nel vicino campo di Grand Banks, quando finirono in mare 6.000 litri di petrolio.

Nel 2004, negli stessi luoghi dell’attuale incidente finirono in mare 165.000 litri di petrolio. Fino ad allora era stato il più grave sversamento mai avvenuto nella zona.

Tra l’altro, SeaRose era stata chiusa all’inizio di quest’anno perché era stata rilevata una violazione da parte di Husky, accusato di non aver rispettato i protocolli operativi durante un incidente con un iceberg nel 2017.

Allora, la nave non scollegò correttamente le linee che utilizza per trasportare il petrolio mentre l’iceberg si avvicinava. Più di 80 membri dell’equipaggio e 340.000 barili di petrolio si trovavano in quel momento sull’imbarcazione.

Fonte: green me

I rifiuti in plastica potranno presto diventare carburante per le auto a idrogeno

I rifiuti in plastica potranno presto diventare carburante per le auto a idrogeno

Petrolio era e petrolio (o quasi) ritorna: la plastica può diventare carburante per le auto. Un gruppo di ricerca dell’Università di Swansea (Regno Unito) ha sviluppato una tecnica per trasformarla in idrogeno, potenziale carburante per le automobili.

Secondo quanto descritto dai ricercatori, la plastica viene sciolta in un’opportuna soluzione in presenza di un composto in grado di assorbire la luce, quindi esposta al sole o a un simulatore di luce solare.

Più in dettaglio è necessario “sfregare” la plastica tagliata a pezzetti per renderla ruvida, preparare una soluzione a pH elevato, aggiungere un fotocatalizzatore, ovvero una molecola che assorbe la luce solare e poi la trasforma in energia chimica, velocizzando alcune reazioni. Questo processo, in particolare, convertirebbe la plastica in idrogeno, un possibile carburante per auto.

Il problema dello smaltimento della plastica ha ormai raggiunto livelli mondiali di insostenibilità: la plastica è ovunque, dispersa per le nostre strade, sulle spiagge e perfino nella fossa delle Marianne e in altre profondità oceaniche, e impiega anche centinaia di anni a degradarsi, costituendo un problema ambientale enorme.

Diverse soluzioni sono state ipotizzate, prima tra tutti metodi per la pulizia degli oceani come il pac-man gigante di Boyan Slat, ufficialmente il primo sistema automatizzato per la raccolta della plastica negli oceani.

Ma se anche riuscissimo nell’impresa di raccogliere tutta la plastica dispersa, resterebbe (e resta) il problema dello smaltimento. Dunque è necessario sviluppare anche tecnologie di riciclo/riuso. Ed è in questa direzione la strada intrapresa dall’Università di Swansea.

Certo, anche se il meccanismo portasse al carburante per le auto, sarebbe comunque un metodo inquinante di produrre energia, perché, come gli stessi ricercatori ammettono, il processo di conversione produce anche anidride carbonica, gas serra molto noto e corresponsabile dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Tuttavia, almeno, si riciclerebbe plastica ora destinata a finire, spesso, nello stomaco dei pesci.

Un altro vantaggio del meccanismo targato Swansea è la sua adattabilità. Molte delle tecnologie di riciclo della plastica funzionano solo (o quasi) con materiali puri, come nel caso del PET, che molto spesso non viene riciclato perché la necessità di purificarlo rende il tutto antieconomico.

“La bellezza di questo processo è che non è molto “schizzinoso” e può degradare ogni tipo di rifiuto – ha detto a questo proposito alla BBC Moritz Kuehnel, coautore del lavoro – Anche se c’è del cibo o un po’ di grasso di margarina, non si ferma la reazione, anzi, diventa migliore”.

Solo la metà del materiale in ingresso diventa però idrogeno. Tuttavia, spiegano gli autori, il resto può essere usato per produrre nuova plastica perché la reazione produce idrogeno e un precursore di nuovo materiale.

Il lavoro, che necessita ancora di alcuni anni per essere testato su scala industriale, è stato finanziato dall’Engineering and Physical Sciences Research Council e da una compagnia petrolifera australiana.

fonte.https://www.greenme.it/informarsi/rifiuti-e-riciclaggio/28719-plastica-carburante-auto-idrogeno