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Lavorando tutti 4 ore al giorno porremmo fine a guerre e fame nel mondo

Lavorando tutti 4 ore al giorno porremmo fine a guerre e fame nel mondo

lo penso che in questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa; insomma, nei moderni paesi industriali bisogna predicare in modo ben diverso da come si è predicato sinora

lo voglio dire, in tutta serietà, che la fede nella virtù del lavoro provoca grandi mali nel mondo moderno, e che la strada per la felicità e la prosperità si trova invece in una diminuzione del lavoro.

Il concetto del dovere, storicamente parlando, è stato un mezzo escogitato dagli uomini al potere per indurre altri uomini a vivere per l’interesse dei loro padroni anziché per il proprio.

L’ozio è essenziale per la civiltà e nei tempi antichi l’ozio di pochi poteva essere garantito soltanto dalle fatiche di molti.
Tali fatiche avevano però un valore non perché il lavoro sia un bene, ma al contrario perché l’ozio è un bene.

La tecnica moderna ci consente di distribuire il tempo destinato all’ozio in modo equo, senza danno per la civiltà.

Se il salariato lavorasse quattro ore al giorno, ci sarebbe una produzione sufficiente per tutti e la disoccupazione finirebbe, sempre che si ricorra a un minimo di organizzazione. Questa idea scandalizza la gente perbene, convinta che i poveri non sappiano che farsene di tanto tempo libero.

In un mondo invece dove nessuno sia costretto a lavorare più di quattro ore al giorno, ogni persona dotata di curiosità scientifica potrebbe indulgervi.

Soprattutto ci sarebbe nel mondo molta gioia di vivere invece di nervi a pezzi, stanchezza e dispepsia Il lavoro richiesto a ciascuno sarebbe .sufficiente per farci apprezzare il tempo libero, e non tanto pesante da esaurirci.

E non essendo esausti, non ci limiteremmo a svaghi passivi e vacui. Almeno l’uno per cento della popolazione dedicherebbe il tempo non impegnato nel lavoro professionale a ricerche di utilità pubblica e, giacché tali ricerche sarebbero disinteressate, nessun freno verrebbe posto alla originalità delle idee.

Ma i vantaggi di chi dispone di molto tempo libero possono risultare evidenti anche in casi meno eccezionali. Uomini e donne di media levatura, avendo l’opportunità di condurre una vita più felice, diverrebbero più cortesi, meno esigenti e meno inclini a considerare gli altri con sospetto-a smania di far la guerra si estinguerebbe in parte per questa ragione, e in parte perché un conflitto implicherebbe un aumento di duro lavoro per tutti.

Il buon carattere è, di tutte le qualità morali, quella di cui il mondo ha più bisogno, e il buon carattere è il risultato della pace e della sicurezza, non di una vita di dura lotta.

I moderni metodi di produzione hanno reso possibile la pace e la sicurezza per tutti;

Noi abbiamo invece preferito far lavorare troppo molte persone lasciandone morire di fame altre.

Perciò abbiamo continuato a sprecare tanta energia quanta ne era necessaria prima dell’invenzione

Elogio dell’Ozio di Bertrand Russell.

Inquinamento, allarme Oms: solo l’8% del mondo respira aria pulita

Inquinamento, allarme Oms: solo l’8% del mondo respira aria pulita

L’Organizzazione mondiale sulla sanità ha reso noto il suo rapporto su inquinamento atmosferico e danni alla salute, con riferimento specifico all’inquinamento “outdoor”, ovvero l’aria dell’ambiente esterno. Si tratta di uno studio redatto su scala mondiale, e che prende in considerazione soprattutto le aree urbane e le città di tutti i paesi, oltre 3000 siti, raccogliendo i dati esistenti sull’inquinamento dell’aria (anche satellitari) e individuando i casi di mortalità o di morbilità associati a questo fenomeno, secondo una nuova metodologia definita dalla stessa organizzazione.

I risultati sono allarmanti. Tre milioni di persone muoiono ogni anno per l’esposizione all’inquinamento dell’aria del luogo in cui vivono. Una cifra impressionante, che si aggiunge a quelle già elaborate negli anni scorsi: 12,7 milioni di morti per il totale delle esposizioni ambientali (acqua, suolo, radiazioni), oltre 7 milioni di morti per l’inquinamento dell’aria incluse le esposizioni indoor.

Le differenze nel mondo sono rilevanti: solo l’8% della popolazione mondiale ha il privilegio di respirare aria buona, mentre il restante 92% vive in zone dove l’inquinamento atmosferico supera il limite massimo di 25 microgrammi di Pm per metro cubo, fissato dall’Oms. L’inquinamento dell’aria causa milioni di vittime ogni anno, specialmente nei paesi più a contatto con mezzi di trasporto obsoleti, industrie di carbone e fumi di combustibili.

Tra i paesi coinvolti, quello che conta più vittime per l’inquinamento atmosferico è decisamente la Cina, con oltre un milione di morti. A Shanghai talvolta il limite raccomandato dall’Oms è stato superato addirittura di 15 volte, arrivando a 410 microgrammi per metro cubo, una quantità enorme. Al secondo posto di questa poco invidiabile classifica troviamo l’India, con 621 mila decessi, seguita dalla Russia con 140 mila. Nel resto del vecchio continente la nazione più colpita è l’Ucraina con 54 mila vittime, davanti a Polonia e Germania con rispettivamente 26.600 e 26 mila decessi.

Nella nostra penisola invece i casi riscontrati sono 21 mila. Da sottolineare la situazione della Svezia, dove l’inquinamento provoca solamente 40 decessi annui, mentre per quanto riguarda il resto del pianeta segnaliamo le quasi 40 mila vittime negli Stati Uniti e le 30 mila del Giappone. L’Italia, come l’insieme dell’Europa, appartiene al gruppo di paesi con il minor numero di morti per inquinamento dell’aria, anche se spicca il dato allarmante della pianura padana, una delle zone più inquinate del continente.

A pagare il prezzo più alto sono i paesi a reddito medio-basso: circa il 90% dei decessi legati all’inquinamento dell’aria avvengono nei paesi a basso e medio reddito, e circa due decessi su tre si registrano nel sudest asiatico e nel pacifico occidentale. All’origine del 94% dei decessi ci sono malattie non trasmissibili, in particolare quelle cardiovascolari, celebrali o bronco-pneumatiche croniche ostruttive, e il cancro ai polmoni.

L’inquinamento dell’aria aumenta anche il rischio di infezioni respiratorie acute, continuando dunque a pesare fortemente sulla salute delle popolazioni più vulnerabili, cioè le donne, i bambini e le persone anziane. Tra le principali fonti di inquinamento dell’aria ci sono i mezzi di trasporto inefficaci, i combustibili utilizzati dalle famiglie, la combustione dei rifiuti, le centrali elettriche a carbone e le attività industriali. Ma non sono solo le attività antropiche a inquinare l’aria: per esempio, anche le tempeste di sabbia, in particolare nelle regioni vicine a deserti, possono influenzare la qualità dell’aria.

Uno studio insomma che conferma come l’inquinamento dell’aria sia tra i principali problemi ambientali e sanitari che abbiamo a livello globale, e che le cause sono mezzi di trasporto, industria e riscaldamento. Evidentemente i paesi che si affacciano all’industrializzazione non adottano subito politiche di controllo e contenimento dell’inquinamento dell’aria (vedi Cina e India) esponendo i propri cittadini a danni enormi. Ma il fatto che i paesi più sviluppati abbiano livelli di inquinamento bassi e un impatto sanitario più modesto indica la strada anche agli altri paesi: leggi sull’inquinamento, investimenti in tecnologie pulite – a partire dalla mobilità – controllo pubblico.

Un’agenda mondiale sul punto è importante, come invocato dal Papa nella sua enciclica “Laudato sì” e come confermato dagli accordi internazionali come quello di Cop21 stipulato a Parigi sul finire dello scorso anno e ufficialmente nei giorni scorsi dal parlamento europeo. Relativamente all’Italia invece, pur essendo uno dei paesi meno a rischio, resta comunque molto da fare per ridurre un numero di morti (ma soprattutto di malati) ancora troppo alto. Anche da noi l’inquinamento atmosferico è il più grave problema ambientale, e le politiche pubbliche adottate finora sono state insufficienti e comunque prese in ritardo.

Gino Strada: “le guerre sono state sempre decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri”

Gino Strada: “le guerre sono state sempre decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri”
“La guerra e’ lo strumento più crudele e più stupido che si possa immaginare e non funziona nemmeno”. Lo dice Gino Strada, fondatore di Emergency, ospite di ‘In mezz’ora’ su Raitre.

“Se si va a guardare indietro nella storia – prosegue – le guerre sono state sempre decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri.

Non ci sono popoli che vogliono la guerra“, altrimenti “i governi non dovrebbero raccontare palle per mandare la gente in guerra“.
“La guerra è uno strumento crudele e stupido, è disumana. Dobbiamo togliercela dalle palle”

Ora c’e’ stato un salto di qualità… “E’ un refrain che sentiamo sempre. Ogni volta c’e’ stato un salto di qualità. Ma quello che sta succedendo e’ o non e’ legato anche alla politica di guerra? Alla scelta della guerra? E’ questa scelta che crea i disastri.

 
E’ possibile che non riusciamo a pensare un mondo senza guerra?
 
 
 

Siamo l’unica specie che si fa la guerra. La guerra distrugge pezzi di umanità, e’ contro l’uomo, e’ disumana. Dobbiamo toglierci la guerra dalle palle, come si suol dire”, conclude il fondatore di Emergency.

“In 15 anni di guerra solo danni. Basta balle, si sono inventati pure la provetta di piscio” riferendosi alla famosa provetta di antrace usata per dichiarare guerra a Saddam.

“La guerra non solo è uno strumento stupido e crudele, non funziona neanche”. A dirlo è Gino Strada, fondatore di Emergency, nel corso di un’intervista a In Mezz’Ora, su Raitre, per criticare gli ultimi 15 anni di gestione delle crisi internazionali.

Questa guerra è incominciata poco dopo l’11 settembre.
È stato detto, a noi cittadini, che era cominciata la guerra al terrorismo e sarebbe durata 50 anni. Bene, 15 sono già passati.
E con quali risultati?”.

Strada evidenzia che “si sono distrutte intere nazioni, scardinata la struttura sociale, non solo politica. E l’Isis nasce proprio da lì. Davvero un grande successo … e nessuno dice niente. Serve la guerra o ha prodotto ulteriore guerra, ulteriore terrorismo? Ce li ricordiamo i talebani? Nessuno se li ricorda più, ma controllano oggi molto più di quello che controllavano prima dell’ingresso in guerra in Afghanistan”,,.

Il fondatore di Emergency non accetta di parlare di errori del passato, “non ci sto a liquidare 15 anni di storia così. Prima bisogna ammettere gli errori del passato. Quante balle sono state raccontate ai cittadini del mondo – prosegue Strada –

Mi sono visto sventolare perfino una provetta con piscio di laboratorio per giustificare una guerra.
E oggi ammettono di aver detto bugie, perfino Tony Blair”.

Gino Strada non riesce a trattenere l’emozione, poche parole per ricordare Valeria Solesin, per anni volontaria di Emergency e unica vittima italiana delle stragi di Parigi. “Siamo addolorati. Purtroppo, è un’altra vittima del terrorismo. Non mi sento di dire di più per rispetto del dolore della famiglia”.

Fonte; http://siamolagente2016.blogspot.it/2017/04/gino-strada-le-guerre-sono-state-sempre.html