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Amatrice rimanda al mittente la falsa propaganda contro i migranti

Amatrice rimanda al mittente la falsa propaganda contro i migranti

“Io mi sento offesa”, dice Sonia. “Mi dispiace che venga usata la nostra realtà per confrontarci con gente che è ancora più disgraziata di noi”, OPEN è andato ad Amatrice per sapere cosa pensano i residenti delle foto false postate on line contro i migranti

Annunziatina lavorava in una pizzeria, suo marito era un operatore ecologico. La pizzeria non c’è più, non ha mai riaperto e non c’è neanche più un paese da ripulire: è così che con il sisma sono scomparsi anche i loro lavori. «Il problema di Amatrice non è la neve. Sono le famiglie che hanno il problema di come pagare la bolletta a fine mese».

Di Amatrice, in questi giorni, si parla non per la ricostruzione. Non perché dal 13 gennaio, il presidio giornaliero dei vigili del fuoco di Rieti qui operante (4 persone più un mezzo di soccorso) rischia di essere definitivamente sospeso su disposizione del dipartimento dei vigili del fuoco – il sindaco Filippo Palombini ha lanciato appello al ministro dell’interno Matteo Salvini, che ha promesso di intervenire. Perché qui i vigili si occupano di tutte le emergenze, le richieste di assistenza dei cittadini, il recupero dei beni nelle abitazioni colpite dal sisma.

ll sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla ricostruzione Vito Crimi sarà nel reatino la prossima settimana per incontrare sindaci, imprese e uffici. Ma il tam tam su Amatrice, soprattutto on line, passa per bufale, foto false e strumentalizzazioni.

«Io mi sento offesa», dice Sonia. Ha un agriturismo alle porte del paese. «Mi dispiace che venga usata la nostra realtà per confrontarci con gente che è ancora più disgraziata di noi», dice guardando le foto false di Amatrice postate da alcuni utenti on line contro i migranti. Il 30 ottobre «il terremoto ci ha buttato giù le stalle. Era mattina. La sera stavamo già mungendo, per strada. La vita e la terra non si fermano. Dobbiamo ricominciare dal nostro territorio».

Fermiamo il razzismo di stato

Fermiamo il razzismo di stato

L’onda nera del razzismo e della xenofobia che sta dilagando in Europa, dall’Ungheria all’Austria, dalla Polonia alla Slovenia travolge oggi anche il nostro paese.Il volto più noto di questo razzismo nostrano è certamente Matteo Salvini, segretario della Lega e oggi ministro degli interni nel nuovo governo giallo-verde (non dimentichiamoci che Salvini è consigliato da Steve Bannon, ex-consigliere di Donald Trump e portabandiere dell’ultra destra sovranista mondiale!). E in queste prime settimane di governo giallo-verde, Salvini ha subito rivelato la sua strategia politica con degli slogan che fanno paura. “È finita la pacchia dei migranti”, i clandestini devono fare le valigie, se ne devono andare”, “nessun vice-scafista deve attraccare nei porti italiani”, “siamo sotto attacco e chiediamo alla Nato di difendersi dai migranti e terroristi”, “l’Italia non può essere il campo profughid’Europa”. Pesante l’attacco contro la Tunisia come paese “esportatore di galeotti.”

La politica leghista vuole creare “più centri di espulsione”per sbarazzarsi di 500.000 irregolari rimandandoli ai loro paesi. Pesanti le parole del ministro degli interni contro il sindaco Mimmo Lucano che ha fatto rifiorire il paese di Riace (Calabria) accogliendo migranti: “È lo zero!” Altrettanto dura la politica del ministro contro i Rom: vuole smantellare i loro campi con le ruspe e attuare quanto concordato nel “contratto” di governo: ”l’obbligo della frequenza scolastica, pena la perdita della responsabilità e potestà genitoriale”. Siamo alle Leggi speciali per i Rom?

Salvini promette il pugno duro per la sicurezza e il decoro urbano, a spese dei senza dimora, dei poveri, degli ultimi. E il Segretario della Lega è passato subito dalle parole ai fatti con il rifiuto alla nave Acquarius, che portava oltre seicento migranti, di attraccare ai porti italiani. Un atto vergognoso giocato sulla pelle dei poveri, ma anche illegale perché viola la nostra Costituzione e i trattati internazionali firmati dall’Italia “sulla ricerca e salvataggio marittimo”. È ormai Salvini che impazza a tutto campo, mentre i Cinque Stelle sono già prigionieri del campo di forza della Lega che ha sempre più consensi alla base e riceve gli elogi di Bannon e di Marine Le Pen e del gruppo di Visegrad.

Dobbiamo riconoscerlo: siamo davanti a un “razzismo di Stato” preparato in questo ventennio da leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, i decreti Maroni, la realpolitik di Minniti e da un crescente razzismo degli italiani. È un fenomeno questo che ci interpella tutti: società civile, cittadinanza attiva, movimenti popolari, chiese, comunità cristiane. Come missionario mi appello per primo alla Chiesa italiana perché faccia un serio esame di coscienza cercando di capire quanto i cristiani abbiano contribuito a questo disastro. È mai possibile che le nostre comunità abbiano dimenticato quelle parole così chiare di Gesù il Nazzareno: ”Ero affamato…, ero assetato…, ero forestiero…. e non mi avete accolto?”. Non è forse questo il momento più opportuno per aprire le nostre comunità ad accogliere coloro che sono minacciati di espulsione?

fonte:https://comune-info.net/2018/06/fermiamo-il-razzismo-di-stato/

Operaio Bekaert: non fanno paura migranti ma ricchissimi che sfruttano lavoro

Operaio Bekaert: non fanno paura migranti ma ricchissimi che sfruttano lavoro

“Non ho paura dei migranti, di chi ha il coraggio di venire qua, su una barca, senza nulla, per
aggrapparsi agli scogli e cercare una vita migliore. Ho paura dei ricchissimi, che arrivano, sfruttano il mio lavoro, mi prendono tutto, e poi mi chiudono lo stabilimento in trenta
minuti”. Lo ha detto a Firenze, dal palco della manifestazione contro il razzismo Marcello Gostinelli, componente della rsu dello stabilimento Bekaert di Figline Valdarno (Firenze), del quale la multinazionale proprietaria ha nei giorni scorsi annunciato la chiusura con il licenziamento dei 318 addetti.

“Non abbiamo paura nè di Salvini nè di persone come lui, la loro è solo propaganda; ma bisogna che la società civile controbatta, e invito le istituzioni, che sono purtroppo silenti, a prendere una posizione per ribadire che esiste una Italia migliore” ha affermato invece il musicista e docente universitario Rom, Alexian Santino Spinelli, presente alla manifestazione .
“L’Italia non sta facendo una bella figura nelle sedi internazionali – ha aggiunto – i nostri fratelli rom e sinti stanno protestando in tutte le ambasciate d’Europa. Ribadisco,
le istituzioni devono prendere provvedimenti: la segregazione
razziale è un crimine contro l’umanità”. Essere alla manifestazione di Firenze, ha poi concluso, “è un dovere morale per chi si reputa civile. Noi rom siamo cittadini italiani,
vogliamo pari diritti e doveri come tutti, e non vogliamo essere discriminati su base etnica come qualcuno pensa di poter fare nonostante si sia in un sistema democratico”.
Durante il presidio è stato anche letto dal palco un messaggio di solidarietà inviato all’evento dalla presidente dell’unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni.