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Pietro Gori una vita da perseguitato per amore della libertà

Pietro Gori una vita da perseguitato per amore della libertà

L’8 gennaio 1911 a soli 46 anni muore a Portoferraio l’avvocato, intellettuale e poeta Anarchico Pietro Gori.
Nel 1886 quando Pietro si iscrive all’università di Pisa alla facoltà di giurisprudenza entra in contatto con gli ambienti anarchici e ne diventa molto presto uno dei leader più in vista, così iniziano le sue prime “avventure” con la legge.
Il giovane Gori nel 1887 viene arrestato per un’epigrafe scritta per ricordare i martiri di Chicago, l’anno dopo come segretario dell’Associazione studentesca, organizza una commemorazione del filosofo Giordano Bruno.
Nel novembre del 1889 pubblica il suo primo opuscolo: Pensieri ribelli. La pubblicazione viene sequestrata dalle autorità e lo processano per «istigazione all’odio di classe».
Il 13 maggio del 1890 viene nuovamente arrestato perché considerato, con altri 27 studenti ed operai, tra gli organizzatori delle manifestazioni del Primo Maggio a Livorno, dove vi furono scontri tra operai e forze dell’ordine. Questa volta l’accusa è di «ribellione ed incitamento all’odio fra le diverse classi sociali», viene condannato ad un anno di carcere.
Dopo essersi trasferito a Milano esercita la professione di avvocato presso lo studio di Filippo Turati.
Nel 1891 traduce, per la biblioteca popolare socialista, il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels. Alla fine dell’anno, inizia la pubblicazione del giornale «L’Amico del popolo» definito socialista anarchico, ne escono 27 numeri, tutti sequestrati, procurandogli altri arresti e processi.
Gori ormai è ben noto alla polizia e nel novembre del 1891 viene emanata una circolare del Ministero degli interni inviata a tutti i prefetti del Regno perché venisse sottoposto a “speciale sorveglianza”, così all’approssimarsi del primo maggio veniva sistematicamente arrestato per motivi cautelari. Ed è proprio durante una di queste detenzioni, nel 1892, che scrive nel carcere di San Vittore il testo di una delle sue canzoni più note: Inno del primo maggio.
Nel 1893 fonda la rivista «La Lotta Sociale» che ha breve vita a causa dei continui sequestri.
Nel luglio del 1894 con l’approvazione delle leggi liberticide anti-anarchiche volute dal governo Crispi, Gori rimasto in contatto con il suo assistito Sante Caserio viene accusato dalla stampa, venduta al potere, di essere l’ispiratore dell’omicidio del Presidente francese Sadi Carnot, per evitare nuovamente il carcere è costretto a fuggire a Lugano.
Nel gennaio 1895 viene arrestato con altri esuli politici italiani e dopo due settimane di carcere espulso con gli altri dalla Svizzera.
Gori ricorda così quel momento: ” mentre venivamo condotti alla frontiera, avevamo le manette ai polsi e i nostri passi affondavano nella neve… Con le lacrime agli occhi, mi sono girato indietro a guardare Lugano e pensavo agli anarchici scacciati senza colpa che partono cantando con la speranza in cuor…»
A causa di questo triste evento scrive la canzone anarchica: Addio a Lugano
“Addio, Lugano bella,
o dolce terra pia,
scacciati senza colpa
gli anarchici van via…
e partono cantando
colla speranza in cor…
Ed è per voi sfruttati,
per voi lavoratori,
che siamo ammanettati
al par dei malfattori;
eppur la nostra idea
non è che idea d’amor.”
Gori non si arrende ed incontra i maggiori esponenti anarchici del momento tenendo conferenze in Germania, Belgio, Londra, Canada e Stati Uniti.
A Londra si ammala gravemente così il Governo gli concede di rientrare in Italia ma con l’obbligo di risiedere all’Isola d’Elba.
Quando Nel 1898 l’aumento dei prezzi del pane provoca in tutta Italia tumulti, a causa del Governo repressivo Gori è nuovamente costretto ad andare in esilio per evitare una condanna di dodici anni.
La sua meta è il Sudamerica. In Argentina diventa tra i promotori della Federación Obrera Argentina, che poi assumerà la denominazione di FORA, tiene corsi di criminologia all’università di Buenos Aires e fonda la rivista “Criminologia moderna”.
Concessagli un’amnistia per problemi familiari e di salute, nel 1902 rientra in Italia.
Durante tutta la sua vita, nonostante il suo continuo entrare ed uscire dalle carceri, i suoi esili e problemi di salute, non smette mai di prestare il suo aiuto in difesa dei compagni con la sua attività di avvocato.
Nel 1904 riesce ancora ad andare in Egitto e Palestina.
“Nostra patria è il mondo intero
e nostra legge è la Libertà
ed un pensiero…
ribelle in cor ci sta.
Dovunque uno sfruttato
si ribelli
noi troveremo schiere
di fratelli ”
Muore l’8 gennaio 1911 a Portoferraio lasciando un’ampia produzione letteraria ed un grande vuoto nel cuore di tutti.

C’è chi la chiama libertà 8 ore chiuso in fabbrica

C’è chi la chiama libertà 8 ore chiuso in fabbrica

A questo punto siamo ridotti, confondere la vera libertà con la libertà di scegliere un lavoro e il proprio padrone, roba da far rivoltare sulla tomba tutti i grandi rivoluzionari e libertari del mondo che hanno sacrificato la propria vita con al cuore il pensiero fisso di un mondo nuovo, felice, senza sfruttati e senza sfruttatori.

Ma del resto che ne sanno i giovani oggi degli ideali libertari?
Di cosa significa sacrificarsi per il bene degli altri?

Perché un domani nessuno debba più morire di fame o accettare un lavoro di merda perché perennemente ricattato dall’oscuro concetto del “Se non lavori non mangi?

E allora, dopo le gloriose conquiste civili e operaio degli anni 60-70, oggi siamo arrivati al punto di chiamare “libertà” la nostra quotidiana schiavitù, e guai a lamentarsi, poiché gli ottusi schiavi moderni fieri di vivere la propria vita all’insegna della monotonia e del consumismo, subito ci attaccano il difesa del sistema che gli ha creati, dicendoci:

“Ringrazia il cielo di avere un lavoro!”

 

Quindi oggi le masse entrano nelle fabbriche felici di svolgere mansioni monotone, otto ore al giorno, poiché hanno smesso di sognare un modo diverso di vivere, semplicemente si accontentano di ciò che viene loro proposto, del resto un lavoro sicuro assicura loro macchina e telefono nuovo, l’affitto per l’appartamentino e i soldi da spendere nei locali più alla moda nei giorni concessi loro di intervallo nel weekend.

E la chiamano 8, senza sapere cosa sia davvero la libertà, senza immaginare che se fossero davvero liberi nessuno li obbligherebbe mai a lavorare otto ore al giorno, perché in un mondo davvero “libero” risulterebbe a tutti inconcepibile lavorare così tante ore al giorno, come ad una rondine, finito di costruire il proprio nido, risulterebbe inconcepibile costruire altri nidi per il resto della sua vita.

Ma come siamo arrivati a questo? Semplice!
Azzerando il pensiero libertario attraverso il sistema scolastico, racchiudendo milioni di bambini in quelle gabbie chiamate “scuole”, dove la prima cosa che si insegna è l’obbedienza verso le autorità (professori, maestre, presidi) e la competitività spietata verso i propri simili (compagni di classe).

Si spezza così il naturale cerchio che porta gli individui ad amarsi e aiutarsi, trasformandolo nella futura piramide sociale, dove “vince il migliore” e il forte schiaccia il debole.

Risulta quindi normale che in un mondo snaturalizzato e privato dell’amore verso il prossimo, gli schiavi puntino alle carriere individuali e a riempire di spazzatura il proprio ego, invece che sostenersi a vicenda, facendo in modo che a nessuno manchi niente, ed è così che anche la libertà di fare e di essere, viene confusa con la libertà di spendere i propri soldi.

Ma del resto in quest’epoca composta di superficiali materialisti, a chi importa essere? A chi importa fare un lavoro dove oltre alle mani si usi la testa? A chi importa sviluppare il proprio talento e la propria creatività, quando il pensiero più grande è “come vestirsi” o”come spendere i proprio soldi per far colpo o impressione sulle altre persone per sentirsi socialmente accettati da una società in totale crisi d’identità?”

fonte:http://laschiavitudellavoro.blogspot.it/2016/09/ce-chi-la-chiama-liberta-8-ore-chiuso.html

Il discorso tipico dello schiavo (di Silvano Agosti )

Il discorso tipico dello schiavo (di Silvano Agosti )

Si, tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprime, perché è il tipico dello schiavo, no?!
Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.capitalismo-europeo1

Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura, è di far credere che sia l’unica cultura.. invece è semplicemente la peggiore.

Bèh gli esempi sono nel cuore di ognuno.. per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare.

Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta..

Mentre fino ad ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso:
“Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne avrò un’altra,
c’ho solo questa.. e loro mi fanno andare a lavorare 5 volte.. 6 giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno.. per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?!”

13891808_1249256131765439_3696757196995430311_nAllora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è schiavo
perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire..

Deve sempre pensare, con una coscienza perfetta:
“Questi stanno rubandomi la vita, in cambio di due milioni e mezzo al mese, bene che vada,mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile”

Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere 77 miliardi e un essere umano due milioni e mezzo al mese, bene che vada.
Secondo me, poi,  siccome c’è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno 100 volte.. e allora il lavoro doveva diminuire almeno 10 volte! Invece no! L’orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla Natura. Pensa alla cosa più bella che la Natura propone, che è quella di, mettiamo, di fare l’amore, no?!

17930555 [320x200]Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l’amore otto ore al giorno.. sarebbe una vera tortura.. e quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l’amore, no?! Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana.. certo c’ho il mitra alla nuca.. lo faccio, perché faccio il discorso: “Meglio leccare il pavimento o morire?”
“Meglio leccare il pavimento” ma quello che è orrendo in questa cultura è che “leccare il pavimento”  è diventata addirittura una aspirazione, capisci?

Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare 8 ore al giorno e debba essere pure grado a chi gli fa leccare il pavimento, capisci?
Tutto ciò è “oggettivamente” mostruoso, ma la dove la coscienza produce coscienza, tutto ciò è “effettivamente” mostruoso..

Ma rispetto a quello che tu mi hai detto adesso: quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare intorno al Sole, ci sarà sicuramente stato qualcuno come te, che gli avrà detto:
“Eh si! sono 22 secoli che tutti dicono che è il Sole che gira intorno, mò arrivi te a dire questa stronzata.. e come farai a spiegarlo, a tutti gli esseri umani?” e lui: “Non è affar mio, signori..”

“Allora guarda, noi intanto ti caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non è vero, così tutto torna nell’ordine delle cose”.. hai capito? Perché tutto l’Occidente vive in un’area di beneficio perché sta rubando 8/10 dei beni del resto del Mondo. Quindi non è che noi stiamo vivendo in un regime politico capace di darci la televisione, la macchina.. no.

14034704_1348969721798025_3413663264631149114_nE’ un sistema politico che sa rubare 8/10 a 3/4 di Mondo e da un pò di benessere a 1/4 di Mondo, che siamo noi..

quindi, signori miei, o ci si sveglia.. o si fa finta di dormire.. o bisogna accorgersi che siete tutti morti..