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L’uomo forte è un vigliacco che smercia vendetta chiamandola giustizia

L’uomo forte è un vigliacco che smercia vendetta chiamandola giustizia

L’uomo forte è un vigliacco. Lo chiamano forte ma semplicemente è incapace di brillare secondo le regole e allora finge di poterle forzare o scavalcare per dare sensazione di grandezza. Succede così anche ai ragazzini che giocano a pallone in cortile: chi non sa stare secondo al gioco prova a rendere possibile la prepotenza per riuscire a stare a galla. E invece è un incapace. Il più incapace, anche se piace a quasi tutti. Segna solo quando riesce a svuotare il campo dagli avversari.

L’uomo forte è un truffa. Finge di proteggervi ma ha bisogno solo del vostro consenso. Si vende al migliore offerente e la Storia ci insegna che quelli che pagano bene sono altri, mica il popolo. L’uomo forte non protegge nessuno, combatte la sua battaglia contro i nemici immaginari, inventati per funzionare negli intestini di chi è disposto a farsi circuire dalla paura per giustificare la propria disperazione. L’uomo forte non risolve i problemi, è capace solo di immaginarne di più neri e più terribili in arrivo e così ci convince a non pensare alle nostre disperazioni: noi restiamo disperati ma lui ci insegna che è maleducato ricordarglielo. Disfattisti: l’uomo forte i lucidi li chiama così.

L’uomo forte è una pestilenza: rompe gli argini di ciò che è lecito in cambio della promessa di un’indefinita protezione e intanto sfrutta la cedevolezza delle regole per curare i propri affari, per brogliare i propri impicci. L’uomo forte ci piace perché siamo deboli, esausti, pessimisti e ci convince che possano saltare le regole del gioco per tornare in gioco dimenticandosi che senza regole alla fine il gioco è lui. Solo lui.

Ma l’uomo forte finisce sempre male. Con un tonfo. Forte. Basta solo che succeda che i suoi seguaci si accorgano di assomigliare ai falsi nemici nelle fragilità, nelle privazioni, nella contrizione dei diritti. Di solito accade quando la vendetta (che l’uomo forte chiama “giustizia”) tocca qualcuno che ci è vicino, che è simile a noi. Allora l’uomo forte cade. I suoi scherani lo rinnegano. I suoi elettori lo ripudiano. E si ricomincia, di nuovo.

Solo le leggi e le regole contengono questi mostri. Le leggi e le regole. E la capacità di vederci molto più uguali di quello che raccontano.

VIETATO VIETARE ! Ecco come stanno violando il nostro Libero Arbitrio

VIETATO VIETARE ! Ecco come stanno violando il nostro Libero Arbitrio

Se esiste un tratto saliente che contraddistingue gli ultimi decenni della civiltà occidentale, questo è caratterizzato dalla sempre più marcata bulimia di leggi e leggine che tentando di preservare un’immaginaria libertà collettiva ha di fatto reso obbligatorio tutto ciò che non è stato preventivamente vietato,  deprivati del libero arbitrio

Nonostante fin dai tempi dell’antica Grecia si fosse realizzato come il miglior governo sia quello che riesce a mantenere l’ordine e la pace sociale attraverso il minor numero di leggi possibile, tutti coloro che hanno governato e governano le democrazie iper liberiste nelle quali viviamo, hanno deciso di procedere in senso diametralmente opposto rispetto a questa massima, calpestando in primo luogo il buon senso, prima ancora dei diritti dei cittadini…
Chiunque abbia vissuto, come il sottoscritto, la propria gioventù a cavallo degli anni 70, percepisce con chiarezza il peso sempre crescente di una vera e propria jungla di leggi costruite con lo scopo dichiarato di preservare la libertà, mentre al contrario di fatto ne provocano l’eutanasia.

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Possedere un’auto e circolare con essa è ormai diventato un sacrificio che rasenta l’autolesionismo. Fra tasse di circolazione, assicurazioni salasso, revisioni obbligatorie, controlli dei fumi, zone consentite o meno a seconda del mezzo (euro 1-2-2-4-5), pedaggi per entrare nelle “città stato”, cinture di sicurezza, autovelox, telecamere, palloncini, parcheggi a ticket, quella che nell’immaginario collettivo era stata veicolata come un simbolo di libertà si è ormai trasformata in un mero esempio di coercizione all’ennesima potenza.

Ma sulla falsariga di quanto accaduto con l’auto ogni aspetto della nostra vita è stato è stato regolamentato da una marea di obblighi e divieti che orientano ogni nostra azione, rendendoci simili a tanti automi, deprivati del libero arbitrio e costretti a procedere su binari predefiniti che altri hanno tracciato per noi.Vietato fumare, vietato vendere o consumare alcolici in orari o luoghi non consoni, vietato dare da mangiare ai piccioni, vietato sostare nei parchi la sera, portare gli zoccoli ai piedi, passeggiare a torso nudo, baciare la fidanzata, giocare a pallone in spiaggia e perfino fare i castelli di sabbia.
Obbligatorio tenere le luci dell’auto accese anche di giorno, vaccinare i bimbi, nonostante ci sia il rischio di farli ammalare gravemente, avere un conto in banca anche se non lo si vuole, compilare censimenti raccontando i fatti nostri e rendere conto a terzi del nostro tenore di vita, nonostante si tratti di un fatto privato.
Un divieto di qua, un obbligo di là, il nostro percorso è ormai simile ad un vero e proprio campo minato, dove il cittadino viene trattato alla stessa stregua di un “bambino scemo” da monitorare e controllare 24 ore su 24, affinché non compia l’errore di arrogarsi il diritto di prendere in proprio una qualche decisione.
Ma davvero l’uomo deprivato del libero arbitrio e della propria libertà, nel nome di una presunta libertà collettiva può aspirare a diventare un uomo migliore?
E soprattutto può considerarsi ancora un uomo?

Oggi nuove forme di schiavitù hanno sostituito quelle di ieri

Oggi nuove forme di schiavitù hanno sostituito quelle di ieri

La storia ci ha spesso presentato il fenomeno della schiavitù come la combinazione di due aspetti paralleli: la privazione dei diritti umani, appunto, accostata all’allontanamento forzato dalla propria terra di origine; ne è un palese esempio la tratta degli schiavi africani, i quali venivano strappati al loro paese nativo per essere venduti come bestiame ai grandi proprietari terrieri che ne usufruivano nelle piantagioni delle colonie americane. Di antecedenti a questo feroce sfruttamento possiamo trovarne molteplici nella schiavitù cosiddetta “classica” nell’epoca romana, coi prigionieri di guerra costretti a lavori forzati, in quella egizia o greca, con lo sfruttamento della manodopera servile. L’elencazione delle popolazioni passate che sono state caratterizzate dallo sfruttamento della schiavitù è pressoché infinito. Questi generici esempi ci possono far ritenere che il grande problema della storia dell’umanità stia nella natura delle generazioni passate, incapaci, loro, di apprendere dagli errori di quelle precedenti.

In effetti rispetto al passato anche le “leggi” morali umane si sono modificate ed evolute, e per questo la schiavitù, oltre ad essere inaccettabile per le leggi dello Stato, lo è anche per le nostre coscienze, mentre nelle epoche passate, come si è già detto, era un fenomeno integrato nella mentalità comune.

infanzia venduta
infanzia venduta

Tuttavia la “barbara” oppressione, che in un contesto storico molto lontano poteva apparire drammaticamente “nella norma”, non si è per nulla estinta, ma se ne sono solamente modificati gli scopi e i tipi di vittima. La schiavitù moderna in genere, fatta eccezione per i paese più poveri (come Sudan, Mauritania, India, ecc), a differenza del passato non coinvolge prigionieri di guerra o famiglie gerarchicamente impotenti obbligate a lavori pesanti ai limiti della resistenza fisica, bensì comprende bambini trafficati illegalmente per il commercio di organi (di cui purtroppo abbiamo pochissime informazioni) o per adozioni irregolari; o prostitute obbligate, con minacce psicofisiche, a vendere il proprio corpo in cambio di denaro; o ancora lavoratori in nero sottopagati e clandestini raggirati con falsi “viaggi della speranza” a cui si erano affidati per migliorare la propria situazione economico-sociale. È facile arrivare alla conclusione che il fenomeno della schiavitù, la maggior parte delle volte, subentra nel momento in cui ci si trova dinanzi a situazioni drammatiche (quali la povertà o una debolezza psicofisica e sociale) in cui truffatori, criminali e profittatori si trovano a proprio agio, presentandosi come unica possibilità di sopravvivenza per poi portare le proprie vittime ad uno stato di soggezione totale.

Nel libro “Schiavitù se il senso è obbligato”, Gherardo Colombo associa egregiamente il termine “mercificazione” a questo fenomeno, spiegandone il significato in rapporto all’uguaglianza fra individui: la schiavitù subentra nel momento in cui una persona rende sottomessa un’altra, portandola alla dipendenza psicofisica dettata dalla necessità di sopravvivere, ed utilizzandola come mezzo per i propri interessi, rompendo il rapporto di uguaglianza su cui si basa la civiltà contemporanea.

schiave del sesso
schiave del sesso

Questo concetto di “individuo come strumento di interesse altrui” in Italia è punibile penalmente dal 1948 (mentre prima era “accettata”, se non moralmente, per lo meno penalmente), grazie alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, in cui si dichiara: “nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma”.

Il concetto su cui si basa la legge italiana riguardante il fenomeno della schiavitù (affermante che la personalità individuale non può essere dominata e utilizzata come strumento di interesse altrui) richiama la massima del filosofo illuminista tedesco Immanuel Kant, secondo la quale “l’umanità deve essere tratta come fine e mai come mezzo”. La differenza fondamentale tra l’individuo come “mezzo” e come “fine” sta nella condizione in cui egli si trova nel momento in cui dà o meno il proprio consenso: infatti il fenomeno della schiavitù subentra nel momento in cui alla vittima viene negata la libertà di scelta, fondamento dei diritti umani.

A causa della radicata tendenza dell’uomo ad acquisire la supremazia su altri individui, la schiavitù, tenderà a rimanere anche nella società dell’avvenire. Quello che il sistema sociale e politico può fare è creare nuove forme di abolizionismo, necessarie per ostacolare i nuovi tipi di schiavitù contemporanee, in modo da ridurne l’espansione: è necessario che la legge e le coscienze evolvano e si modifichino parallelamente a questo fenomeno, perché, se non lo si può fermare del tutto, per lo meno si può impedirne il dilagare, sperando che le generazioni future riescano finalmente a chiudere il circolo vizioso del desiderio di dominio dell’uomo sull’uomo.

fonte:http://fermitutti.fermi.mn.it/?action=articolo&newsid=170