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La Svezia ce l’ha fatta: nel 2018 ha già raggiunto gli obiettivi sulle rinnovabili fissati per il 2030

La Svezia ce l’ha fatta: nel 2018 ha già raggiunto gli obiettivi sulle rinnovabili fissati per il 2030
Dodici anni di anticipo e nessun calo. La Svezia prevedeva 19,8 TWh di eolico entro il 2018 e nel 2016 ne aveva già 15, così come di installare 3.681 turbine, con una capacità di 7.506 MW.

E sembra proprio avercela fatta. Investimenti di rilievo, che, secondo il World Economic Forumhanno consentito il raggiungimento di obiettivi che ora sono alla portata di tutti. Almeno per chi vuole, si intende.

A questo punto, visto il risultato, perché non puntare più in alto? Per il 2030, quindi, la Nazione mira ora ad aggiungere altri 18 TWh. Dati i precedenti, non abbiamo motivo per credere che non ci riuscirà.

“Dopo aver deciso di incrementare le ambizioni, sono stati previsti molti investimenti e molte turbine eoliche dovrebbero essere completate nei prossimi anni”aveva dichiarato già a luglio Markus Selin, analista presso l’Agenzia svedese per l’energia.

Ma di goal la Svezia ne ha in mente molti altri: utilizzo energetico più efficiente del 50% entro il 2030 e di produzione di energia rinnovabile al 100% entro il 2040, nonchè emissioni nette zero di gas serra entro il 2045.

E nel resto del mondo? Dal 2010 la capacità rinnovabile installata globale è aumentata costantemente dall’8 al 9% all’anno (soprattutto nell’eolico e nel solare), scrive ancora il Forum, il che è più del doppio della crescita media delle non rinnovabili.

Solo nel 2017 sono stati installati altri 167 GW di capacità rinnovabile a livello globale, in grado di alimentare un Paese delle dimensioni del Brasile. Incredibilmente l’Asia, che ancora include Nazioni ad alto tasso di emissioni (come la Cina), ha visto il più rapido aumento delle rinnovabili negli ultimi anni e ora rappresenta oltre il 42% della capacità rinnovabile globale.

In questo quadro che appare incoraggiante, il nostro Paese non brilla, purtroppo. Nei primi sei mesi del 2017 si era osservato addirittura un calo pari al 7%, che aveva impensierito molto gli esperti, nonché tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro Pianeta.

Quell’anno sicuramente si ricorda per una siccità particolare, che aveva ridotto l’idroelettrico, ma è anche vero che l’Italia si distingue tristemente per saltuari (però importanti) regali alle fossili, che, questioni politiche a parte, non sembrano frenare.

La vittoria dell’energia si vince solo insieme  

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/30087-rinnovabili-svezia-2030

Gas serra record spaventoso di inquinamento, mai così alti da milioni di anni

Gas serra record spaventoso di inquinamento, mai così alti da milioni di anni

I livelli di gas serra nell’atmosfera raggiungono un nuovo record. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), non vi è alcun segno di un’inversione di tendenza. I gas serra, principali responsabili dei cambiamenti climatici a lungo termine, continuano a crescere.

Il bollettino sul gas serra del WMO tiene traccia delle concentrazioni atmosferiche di gas a effetto serra. Le emissioni rappresentano ciò che entra nell’atmosfera. Le concentrazioni invece sono ciò che rimane dopo il complesso sistema di interazioni tra atmosfera, biosfera, litosfera, criosfera e oceani. Circa un quarto delle emissioni totali viene assorbito dagli oceani e un altro quarto dalla biosfera. Ma non basta, ne produciamo troppe.

Il bollettino ha mostrato che le concentrazioni medie globali di anidride carbonica (CO2) nel 2017 hanno raggiunto 405,5 parti per milione (ppm), erano 403,3 ppm nel 2016 e 400,1 ppm nel 2015.

Poco incoraggianti anche le concentrazioni di metano e protossido di azoto ma anche la ricomparsa di una potente sostanza chiamata CFC-11, regolata da un accordo internazionale per proteggere lo strato di ozono

L’ossido nitroso (N2O) viene emesso nell’atmosfera da fonti sia naturali (circa il 60%) che antropogeniche (circa il 40%), compresi gli oceani, il suolo, la combustione di biomassa, l’uso di fertilizzanti e vari processi industriali. La sua concentrazione atmosferica nel 2017 era 329,9 parti per miliardo, il 122% in più rispetto dei livelli preindustriali. È dannoso anche per l’ozono.

Il Bollettino ha una sezione speciale dedicata al CFC-11 (triclorofluorometano). Si tratta di un potente gas a effetto serra, che riduce l’ozono stratosferico. Regolato dal Protocollo di Montreal, dal 2012 il suo tasso di declino è rallentato a circa due terzi di quello del decennio precedente. La causa più probabile di questo rallentamento è l’aumento delle emissioni associate alla produzione di CFC-11 nell’Asia orientale.

“La scienza è chiara. Senza rapidi tagli alla CO2 e ad altri gas a effetto serra, i cambiamenti climatici avranno impatti sempre più distruttivi e irreversibili sulla vita sulla Terra. La finestra di opportunità per l’azione è quasi chiusa “, ha dichiarato il segretario generale del WMO, Petteri Taalas. “L’ultima volta che la Terra ha sperimentato una concentrazione paragonabile di CO2 era 3-5 milioni di anni fa, quando la temperatura era di 2-3 ° C più calda e il livello del mare era 10-20 metri più alto di adesso”.

I cambiamenti climatici sono sempre esistiti, vero, ma adesso per mano dell’uomo stanno accelerando pericolosamente.

Fonte: green me