Crea sito

Messico, è stato ammazzato Julián Carrillo, leader indigeno che lottava per proteggere la foresta

Messico, è stato ammazzato Julián Carrillo, leader indigeno che lottava per proteggere la foresta

Julian Carrillo Martínez, leader della comunità tarahumara di Coloradas de la Virgen, nella località di Guadalupe y Calvo, ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti degli indigeni e per proteggere dal disboscamento le foreste della Sierra Madre settentrionale, luogo ancestrale della sua gente. L’uomo è stato assassinato a colpi di arma da fuoco da un gruppo di sicari non ancora identificati. Il corpo di Carrillo, crivellato di colpi, è stato ritrovato nella notte del 24 ottobre proprio sulle montagne che tanto amava.

Il Messico si conferma così uno dei luoghi più pericolosi al mondo per i difensori dell’ambiente e dei diritti umani. Nel 2017 ne sono stati uccisi quindici, facendo balzare il Paese dal 14° al 4° posto nella triste classifica stilata dalla ong britannica per la difesa dei diritti umani Global Witness (in generale il numero di attivisti uccisi, soprattutto indigeni, aumenta di anno in anno). Nel gennaio del 2017 fu assassinato Isidro Baldenegro López, vincitore del Goldman Environmental Prize nel 2005, come Carrillo leader della comunità degli indios tarahumara, ma sarebbe più corretto dire rarámuri, come si definiscono tra loro, che significa “colui che cammina bene”, e membro dell’organizzazione Alianza Sierra Madre.

L’assassinio di Carrillo, che aveva ricevuto molteplici minacce di morte, è solo l’ultimo di una serie di omicidi che hanno funestato la sua famiglia: il 5 febbraio 2016 è stato ucciso sotto i suoi occhi il figlio Víctor Carrillo, il 31 marzo e il 30 luglio 2017 sono stati ammazzati due suoi nipoti, Antonio Alberto Quiñones e Guadalupe Carrillo Polanco, mentre il primo luglio di quest’anno è toccato a suo genero, Francisco Chaparro Carrillo. Solo uno degli assassini, ha riportato Amnesty International, è stato identificato dalla polizia ma non è ancora stato effettuato alcun arresto, evidenziando così, oltre alla scarsa tutela delle risorse naturali, la mancanza di protezione o quantomeno l’inefficienza delle misure di protezione fornite dalle autorità messicane alle comunità indigene della Sierra Tarahumara.

Dal oltre dieci anni la comunità Coloradas de La Virgen porta avanti una battaglia legale contro grandi compagnie minerarie presso la Corte Agraria Unitaria per proteggere dallo sfruttamento le risorse naturali nel loro territorio ancestrale, minacciate dalla deforestazione e dalle concessioni minerarie. “L’omicidio di Julián è emblematico delle minacce che gli attivisti devono affrontare in tutto il Messico – ha dichiarato Ben Leather di Global Witness – dell’imposizione dello sfruttamento delle risorse naturali alle comunità senza il loro consenso e della violenza diffusa alimentata dall’impunità”.

fonte:https://www.lifegate.it/persone/news/messico-assassinato-julian-carrillo-attivista-ambientale

“Hambacher Forst Bleibt!” – Breve Storia di una Foresta che Resiste

“Hambacher Forst Bleibt!” – Breve Storia di una Foresta che Resiste

Il motto posto a titolo di questo articolo, “Hambacher Forst Bleibt!”, in italiano può essere tradotto come “la Foresta di Hambach resiste!” e fa riferimento ad una interessante esperienza di lotta a difesa della terra e di resistenza contro chi vede nella devastazione ambientale un mezzo per raggiungere profitti ed interessi economici subordinati alle esigenze del mercato capitalista molto simile, con le dovute proporzioni, alla resistenza in Val Susa contro la TAV.

Come avete sicuramente già intuito stiamo parlando di una foresta, precisamente della Foresta di Hambach, una delle più antichissime di tutta l’Europa continentale e che si trova in Germania nella regione della Renania settentrionale. Oggi questa foresta rischia di scomparire a causa della deforestazione sfrenata messa in atto dall’azienda multinazionale RWE per estrarre lignite.

Per lottare, opporsi e resistere a questa ennesima devastazione ambientale e alla distruzione della foresta, alcuni attivisti, dopo aver messo in atto una serie di azioni di sabotaggio dei macchinari per l’estrazione di carbone e altre azioni di disobbedienza civile, nell’aprile del 2012 hanno deciso di occupare stabilmente l’area boschiva; nel novembre dello stesso anno però, questa loro azione ha scatenato la risposta delle forze dell’ordine tedesche che hanno sgomberato violentemente i militanti, i quali stavano da mesi dando vita ad una eroica resistenza fatta di occupazione e azioni.

Da quell’aprile del 2012 e sopratutto dopo lo sgombero della foresta, la resistenza e la lotta contro la deforestazione non si è mai fermata e non è stata sconfitta. Nel corso degli anni centinaia e centinaia di militanti e attivisti si sono impegnati sul campo attraverso sabotaggi, occupazioni, manifestazioni, costruendo accampamenti sulle cime degli alberi e altre azioni dirette sia contro la multinazionale colpevole della devastazione ambientale sia contro le forze dell’ordine che difendono gli interessi economici e capitalistici.

Solamente lo scorso anno, nel 2016, sono avvenute diverse azioni di grande importanza che mantengono viva questa lotta in difesa dell’ambiente. Verso febbraio infatti alcune decine di militanti (anarco)ecologisti hanno deciso di sabotare i lavori della RWE dando fuoco ai camion della multinazionale che stavano trasportando i tronchi degli alberi abbattuti. A novembre un gruppo di attivisti autonomi ha bloccato la strada che permette ai lavoratori della RWE di raggiungere il sito di estrazione della lignite, accogliendo i dipendenti della multinazionale con barricate in fiamme in modo da impedire il transito dei macchinari per l’estrazione. Il 28 novembre, la mattina, forze di polizia hanno iniziato a demolire le barricate costruite dagli attivisti, aprendosi in questo modo la strada verso le costruzioni sugli alberi che rappresentano il simbolo dell’occupazione a difesa della foresta.

Voglio concludere questa breve storia/resoconto della resistenza nella foresta di Hambach con una frase estratta da uno dei comunicati rilasciati dagli attivisti che stanno lottando ogni giorno contro la deforestazione e la devastazione ambientale: “Non possiamo contare sulla democrazia liberale o il capitalismo industriale per proteggere gli habitat naturali e l’ambiente. Solo attraverso l’azione diretta abbiamo la possibilità di garantire un mondo senza sfruttamento.”

 

fonte:http://anarcoantropologo.altervista.org/hambacher-forst-bleibt-breve-storia-foresta-resiste/