Crea sito

La cultura del nemico

La cultura del nemico

Spesso il nemico si costruisce quando una società attraversa un momento di crisi, di mancanza di stabilità, in circostanze storiche caratterizzate ad esempio dalla scarsità di risorse alimentari, dalla necessità di conquistare nuove terre a seguito di un incremento demografico oppure ancora in presenza di profonde crisi economiche o sociali per le quali non si riesce a trovare soluzioni credibili. Allora avere a disposizione un nemico consente di veicolare le proprie frustrazioni, timori, odi e paure. Il nemico permette di avere qualcuno contro cui lottare, è qualcuno che si vuole conquistare, è il capro espiatorio di una situazione di crisi che si sta vivendo come popolo e/o come individui. Più ancora, identificare un nemico chiaro e condiviso crea “gruppo”, accresce l’identità di un popolo e lo rende più coeso, governabile, manovrabile. Sempre, ovunque.
Costruendo i propri nemici, tutte le società, la nostra compresa, definiscono se stesse, i propri confini culturali, etici e morali, il proprio valore e coraggio e si definiscono per opposizione: esse sono ciò che il nemico non è. Un ruolo fondamentale nel processo di definizione del nemico è giocato dai media, dalla cultura e, nei regimi totalitari, anche dalla scuola e dalla propaganda. La scelta del nemico cade facilmente su chi è altro, diverso: è una scelta più semplice perché in questo modo il nemico diventa immediatamente riconoscibile, si materializza e mobilita le masse. Nel ventennio fascista, in Italia, il nemico era la persona antifascista, ebrea, con disabilità fisiche o mentali o appartenente a minoranze etniche. Oggi il nemico è indicato, a seconda della circostanza e del punto di vista, nella persona immigrata, omosessuale, meridionale ecc.

Fonte: Julian Beck

In mostra i volti delle donne rinchiuse nei manicomi nel regime fascista

In mostra i volti delle donne rinchiuse nei manicomi nel regime fascista

Una suggestiva mostra con i volti di figlie, madri, mogli, spose e amanti ricoverate in manicomio durante il periodo fascista. Fino al 18 novembre, con ingresso libero, la Casa della Memoria e della Storia di Roma ospita “I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista”.

E lo fa per restituire umanità e dignità a tutte quelle donne estromesse, recluse e allontanate dalla società. Un racconto struggente documentato da diari, lettere, referti medici che mostrano una mentalità stracolma di pregiudizi e stereotipi.

I referenti fatti durante il regime fascista, sono quelli di medici che rinchiudono in manicomio donne “stravaganti, indocili, impulsive, piacenti”, tanto per fare un esempio.

La mostra, curata da Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante, nasce proprio per questo motivo, per ridare un po’ di giustizia a tutte quelle donne che avevano come loro unica colpa, quella di non volersi sottomettere al volere maschile e venivano additate come pazze e quindi, da rinchiudere in manicomio.

“C’ è sembrato importante raccontare le storie di queste donne a partire dai loro volti, dalle loro espressioni, dai loro sguardi in cui sembrano quasi annullarsi le smemoratezze e le rimozioni che le hanno relegate in una dimensione di silenzio e oblio”, dicono i curatori.

Alle immagini sono state affiancate anche le parole che hanno alimentato storicamente la devianza femminile.

“Il regime fascista ampliò infatti i contorni che circoscrivevano i concetti di emarginazione e di devianza e i manicomi finirono così con l’accentuare la loro dimensione di controllo e di repressione. Il manicomio è stato dunque, da un punto di vista storico, un osservatorio privilegiato attraverso il quale poter recuperare una parte fondamentale della nostra memoria e restituirla alla collettività”, si legge in una nota.

fonte:https://www.greenme.it/informarsi/eventi-e-iniziative/21774-mostra-manicomi-donne-fascismo