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Sciare a tutti i costi, l’impatto ambientale della neve artificiale

Sciare a tutti i costi, l’impatto ambientale della neve artificiale

La creazione di neve artificiale, sempre più diffusa nelle località sciistiche, implica il consumo di grandi quantità di acqua ed energia.
Siamo ormai abituati a cercare surrogati della natura in numerosi ambiti, dall’alimentazione alle attività quotidiane. In questa stagione, se la natura non “collabora” producendo neve l’uomo è persino in grado di crearla artificialmente, tramite i cosiddetti cannoni sparaneve che, in opportune condizioni meteorologiche, trasformano una certa quantità d’acqua in neve.

I costi ambientali della neve artificiale
Questa pratica, innegabilmente vantaggiosa per le località sciistiche e per gli appassionati di sport invernali, ha però degli elevati costi ambientali. Per creare neve artificiale occorrono infatti grandi quantità di acqua ed energia, oltre ad alterare la composizione del terreno, della vegetazione e la biodiversità delle zone alpine.

La neve artificiale è nemica delle piante e degli animali
La neve artificiale ha un alto contenuto di acqua liquida, circa il 15-20 per cento rispetto al 7-10 per cento della neve naturale, di conseguenza ha un peso maggiore e una minore capacità di isolamento termico che la neve asciutta eserciterebbe fra suolo e atmosfera. Questi fattori causano il congelamento del suolo impedendo il passaggio di ossigeno e provocano l’asfissia del sottostante manto vegetale, il quale è soggetto in seguito a morte e putrefazione.

Nei luoghi soggetti ad innevamento artificiale è stato riscontrato un ritardo dell’inizio dell’attività vegetativa, fino a 20-25 giorni rispetto alla media. Il deterioramento del manto erboso rende i pendii più soggetti all’erosione e altera l’ecologia e la biodiversità dei versanti montuosi.

Fonte:
https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/sciare-tutti-costi-limpatto-ambientale-della-neve-artificiale

Nel 2030 supereremo il punto di non ritorno per salvare la terra

Nel 2030 supereremo il punto di non ritorno per salvare la terra

Il 2030 è l’anno in cui supereremo il punto di non ritorno per fermare i cambiamenti climatici e salvare la Terra. Perderemo 65 milioni di posti di lavoro e moriranno 700mila persone a causa dell’inquinamento atmosferico. A tracciare questo inquietante ma realistico scenario è stato il nuovo rapporto della Global Commission on the Economy and Climate.Il dossier, che verrà presentato al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è stato redatto tra gli altri da Felipe Calderón, l’ex primo ministro della Nuova Zelanda Helen Clark e l’ex ministro delle finanze nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala insieme agli economisti Lord Nicholas Stern e Helen Mountford.

Nel 2030 il punto di non ritorno
I prossimi 10-15 anni saranno un momento unico per la storia economica e climatica mondiale. Secondo gli autori dello studio, siamo prossimi al punto di non ritorno. Se non si effettuerà un cambiamento decisivo, entro il 2030 passeremo il momento in cui saremo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2° C.

Purtroppo oggi si va a rilento e siamo a un bivio: da una parte possiamo abbracciare una rinascita economica verde, dall’altra abbiamo ci troviamo ad affrontare un futuro da incubo, all’insegna del riscaldamento globale.

“Ogni anno che passa, i rischi del cambiamento climatico senza sosta aumentano. Gli ultimi 19 anni hanno incluso 18 degli anni più caldi mai registrati, peggiorando i rischi per la sicurezza alimentare e idrica e aumentando la frequenza e la gravità dei pericoli come gli incendi boschivi. I disastri provocati dai pericoli legati al clima sono stati responsabili di migliaia di morti e di perdite per 320 miliardi di dollari nel 2017. I cambiamenti climatici porteranno a eventi più frequenti e più estremi come le inondazioni, la siccità e le ondate di calore” spiegano gli analisti.

La sfida ora è accelerare la transizione verso una nuova economia climatica, più inclusiva e nuova articolata in 5 sistemi economici chiave: energia, città, cibo e uso del suolo, acqua e industria.

Contrastare i cambiamenti climatici produrrebbe ricchezza
Pur riconoscendo le carenze degli attuali modelli economici, l’analisi prodotta per la relazione ha rilevato che un’azione audace potrebbe produrre addirittura un guadagno economico diretto di 26 mila milioni di dollari da oggi al 2030. E questa è probabilmente una stima prudente.

“Nel 2014, la Commissione globale per l’economia e il clima ha calcolato che un’ambiziosa azione per contrastare i cambiamenti climatici non avrebbe bisogno di costare molto di più rispetto alla crescita normale” si legge nel documento.

Oggi, più che mai, ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici sarebbe una straordinaria opportunità di crescita.

Che fare?
La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente è solo una parte di questa più ampia trasformazione, che – se gestita bene – ha il potenziale per garantire una crescita più equa e prospera. Nel corso di 2-3 anni dovranno essere adottate molte delle decisioni sulle politiche e sugli investimenti che influenzeranno l’economica per i prossimi 10-15 anni. Secondo il dossier, le priorità sono:

Fissare il prezzo del carbonio e passare alla divulgazione obbligatoria dei rischi finanziari legati al clima, come parte di un più ampio pacchetto di politiche;
Accelerare gli investimenti nelle infrastrutture sostenibili, supportata da chiare strategie e programmi nazionali;
Sfruttare il potere del settore privato, anche per favorire l’innovazione e far avanzare la trasparenza della catena di approvvigionamento. I regolamenti e gli incentivi che ostacolano il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e circolare dovrebbero essere riformati, così come i sussidi, le agevolazioni fiscali e i regolamenti che incoraggiano attività insostenibili.
Il professor Nicholas Stern, presidente del Grantham Research Institute sui cambiamenti climatici e l’ambiente, ha detto di essere molto ottimista sulla possibilità di evitare il pericoloso riscaldamento globale, pur nella consapevolezza che “le emissioni globali potrebbero raggiungere il picco nei prossimi cinque anni”.

Johan Rockström, co-direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research e uno degli autori principali dello studio ha spiegato che nel peggiore dei casi con 4-5 gradi in più entro 200 anni vivremo in “un pianeta senza ghiaccio permanente. La siccità e le ondate di calore estreme renderebbero inabitabili i tropici. Ciò spingerebbe la popolazione mondiale verso i poli”.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti ma oggi possiamo ancora trovare il modo di cambiare le cose. Tra qualche decennio sarà un lusso che non potremo più permetterci

fontehttps://www.greenme.it/informarsi/ambiente/28718-2030-clima-punto-non-ritorno-stern .

L’eresia di Giordano Bruno: siamo eterni, come l’universo

L’eresia di Giordano Bruno: siamo eterni, come l’universo
14095707_10154851131793912_4352938793457113043_nCon la sua “eresia” Giordano Bruno svela il “tiranno” che ci ha reso schiavi per millenni, indica i modi per riconoscerlo e per liberarcene senza lottare. E’ il nostro stesso credo in una “conoscenza” meccanicista che ignora il ruolo cruciale della Vita, promuove una concezione artefatta di “dio” e usa concetti, privi di significato. Uno è il tempo lineare, su cui si basa tutto il “sapere” funzionale al potere. Cos’è il tempo? Nessuno lo sa, ma tutti credono che proceda in modo inesorabile con un unico ritmo immutabile, lo stesso che vale per l’universo, le stelle in cielo, i salari e i debiti sulla terra. Non è il “tiranno” che fa gli schiavi; sono i credenti nella “tirannia” che conservano il mondo in uno stato di schiavitù. Non c’è un unico tempo in Natura. Ci sono infiniti tempi e c’è un’unica Forza che li dirige tutti, rispettando sogni e bisogni di organismi quali quelli umani. L’eresia di Bruno è in fondo una proposta semplice: quella di dire “pane al pane e vino al vino”, riconoscere il reale significato delle parole e il ruolo importante del linguaggio.
14141613_1379123055449252_1724435820531235820_n“La lingua degli astri è musica e canto”, non è solo scienza, fatta di concetti difficili e di conti riservati a pochi; è musica che tutti possono amare, suscita emozioni e sensazioni, stimola creatività e innovazione, musica di cui ognuno di noi può essere co-autore. Considerando la terra una palla di roccia che vaga sola soletta in uno spazio “vuoto” e credendosi vincolati a un pianeta con risorse limitate, gli uomini tuttora ignorano scoperte, anticipate da saggi come Bruno e confermate da ricerche molto serie e poco diffuse. Una è la scoperta, o meglio “riscoperta”, della caverna platonica. La Terra non è palla rigida, ma composta di sfere cave concentriche che si muovono in modo indipendente le une dalle altre. Al centro comune c’è il Motore Primo che svela il “segreto” di un’energia illimitata, “segreto” svelato da Giordano Bruno che non a caso è stato messo a tacere. Il “segreto” è il doppio movimento, orario e antiorario, movimento che si autoalimenta, senza bisogno di combustibili. E poi c’è un altro “segreto” svelato: le Scienze dello Spazio non osservano la realtà reale, bensì un film proiettato sulle pareti di una caverna, riconoscibile nella magnetosfera terrestre; osservano un canale di una Tv olografica che si sta spegnendo a ritmi accelerati. Non è la fine del mondo, ma la fine dell’illusione e dell’ignoranza che hanno accompagnato tutta la storia conosciuta.
14095707_10154851131793912_4352938793457113043_nLa realtà reale è la comunione di ogni essere con la Forza che anima e co-muove, rende vivo ogni corpo. L’eresia di Giordano Bruno è “segreta” perché la sua rivelazione implica il crollo del potere temporale che ha dominato la storia conosciuta, svela l’arbitrio dei confini stabiliti dai vincitori e la cinica indifferenza verso i vinti. Alla base di questa storia c’è un inganno colossale. E’ il credo nello spazio e nel tempo – “stupidità manifesta”, afferma Giordano Bruno – e confermano scoperte quali quella in copertina. L’unione è la Forza – la Vita Cosmica – che genera il seme, non solo il Dna ma anche l’Rna. Il sistema Dna e Rna dimostra che ogni essere umano vive in almeno due mondi, ovvero due tempi che si compongono in reciproca armonia. Non esiste in Natura un unico tempo sul quale calcolare tutto, in particolare, gli interessi dei debiti, contratti dai governi e scaricati sulle spalle dei popoli. “C’è un sol Governo, una sola Legge, l’Amore”, afferma Bruno, e possiamo infine riconoscere, entrando in contatto con la Memoria vera, quella Genetica. C’è un solo Essere Eterno, un infinito Universo Organico, nascosto da qualsiasi potere. Oggi abbiamo dati e scoperte che ci consentono di ritrovare la nostra umana potenza, la coscienza.