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Ricompensa di 10 mila euro per trovare chi ha decapitato le foche in Bretagna

Ricompensa di 10 mila euro per trovare chi ha decapitato le foche in Bretagna
Due foche senza testa sono state ritrovate da passanti a Concarneau e Trégunc (Finistère) in Bretagna, Francia. Gli episodi risalgono a metà febbraio e metà marzo, ma ancora i gendarmi stanno indagando sul gravissimo atto che coinvolge animali di specie protette, soprattutto perché non è la prima volta che si verificano scene così barbare.

“Le foche sono state decapitate volontariamente con l’aiuto di un oggetto appuntito” , dice Gautier Paris, il direttore delle indagini.

Il Maritime Constabulary di Concarneau, spiega come sono andate le cose.

“La testa era nell’acqua, in uno stato di avanzata putrefazione”, spiega ancora il direttore riferendo che il corpo decapitato era stato trovato da un uomo che passeggiava nella baia di Cabellou. Stessa dinamica per la seconda foca, il cui corpo è stato trovato da un altro passante.

E ancora, nel 2018 si era verificati episodi simili. All’epoca era stato ipotizzato che le foche fossero rimaste impigliate nelle reti e che gli fosse stata tagliata la testa per non rovinare le reti stesse.

Ricordiamo che l’uccisione di specie di animali protette è un reato e la pena minima è una multa di 3750 euro. Per questo sia la gendarmeria francese che l’Ong Sea Sheperd che si occupa della salvaguardia della fauna marina, stanno facendo il possibile per dare un nome e cognome ai colpevoli.

Purtroppo non è la prima volta che documentiamo episodi di maltrattamento ai danni dei nostri amici animali, se qualcuno dei nostri lettori in Bretagna è a conoscenza di qualche utile informazione può chiamare la gendarmeria allo 02 98 50 77 35 o inviare una e-mail al seguente indirizzo: [email protected]

Gli esseri umani in 44 anni hanno spazzato via il 60% degli animali selvatici

Gli esseri umani in 44 anni hanno spazzato via il 60% degli animali selvatici

L’attività dell’uomo ha causato un calo massiccio degli animali selvatici negli ultimi decenni.

A rilevarlo è un rapporto del Wwf, che afferma che pesci, uccelli, anfibi e rettili sono stati decimati, arrivando a diminuire del 60 per cento tra il 1970 e il Il pianeta, secondo l’Ong, sta perdendo la biodiversità a un ritmo registrato solo durante le estinzioni di massa.

Il rapporto Living Planet Report, che esce ogni due anni, esorta i politici a stabilire nuovi obiettivi in funzione di uno sviluppo sostenibile del pianeta.

Per il Wwf solo un quarto della superficie terrestre del mondo è ora libero dall’impatto dell’attività umana, e la proporzione scenderà a un decimo nel 2050. Il cambiamento è legato alla crescente produzione di cibo e alla domanda di energia, terra e acqua.

A minacciare le specie selvatiche sono soprattuto il sovrasfruttamento e il consumo eccessivo delle risorse naturali da parte dell’uomo.

Di grande rilevanza è anche il cambiamento climatico, così come l’inquinamento e altri fattori come la presenza di specie invasive, dighe e miniere.

Il Sudamerica e l’America Centrale hanno sofferto il più drammatico declino delle popolazioni di vertebrati, una perdita dell’89 per cento rispetto al 1970.

Le specie di acqua dolce – che vivono in laghi, fiumi e zone umide – sono particolarmente a rischio, afferma il rapporto, e hanno registrato un calo dell’83 per cento.

Il Wwf chiede quindi una nuova intesa globale che migliori gli accordi di Parigi del 2015, e che riesca ad affrontare il problema dei cambiamenti climatici portando a una riduzione delle emissioni di gas serra.

I dati, raccolti da numerosi studi, coprono oltre 16.700 popolazioni appartenenti a 4mila specie in tutto il mondo.

“La situazione è davvero pessima e continua a peggiorare”, ha detto il direttore generale del Wwf Marco Lambertini. “L’unica buona notizia è che ora sappiamo esattamente quello che sta succedendo”.

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Nella fossa delle Marianne tutti gli animali analizzati, anche i più piccoli, hanno plastica all’interno

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