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Surriscaldamento, la Terra al punto di non ritorno?

Surriscaldamento,fa sempre più caldo, c’è sempre meno wilderness (un decimo del totale è sparita dal 1990, in poco più di 20 anni) e sempre più anidride carbonica nell’aria. Sono tutti fattori che minano l’ecosistema Terra riducendone la sostenibilità per la vita. Preoccupa in particolare il dato registrato dalla Scripps Institution of Oceanography di 400 ppm (parti per milione) di CO2 alla stazione di misurazione di Mauna Loa nell’intero mese di settembre. Considerando che il livello si abbassa con l’autunno per la riduzione della fotosintesi, c’è da aspettarsi che anche ottobre andrà sopra quota 400. Negli ultimi 20 anni solo quattro volte (2002, 2008, 2009, 2012) ottobre ha fatto registrare valori di anidride carbonica inferiori rispetto al mese precedente. Il 2012 è anche l’anno in cui per la prima volta una regione terrestre, l’Artico, ha oltrepassato le 400 ppm. Cosa ha di tanto brutto questa quota? Significa che il mondo è in ritardo nell’azione di freno delle emissioni dei cosiddetti gas serra – responsabili del surriscaldamento climatico – malgrado l’accordo sul clima, la Cop 21 di Parigi che in questi giorni sta passando alla ratifica in molti Paesi e che prevede di non superare 1,5 gradi di innalzamento medio della temperatura rispetto all’era antecedente la rivoluzione industriale.

In realtà, secondo Robert Watson, già direttore dell’Intergovernmental Panel for Climate Change, il gruppo di lavoro dell’Onu sul clima che ha messo a punto lo studio per il quale è nato l’accordo, ritiene che quell’obiettivo sia stato già mancato e si arriverà a +1,5 gradi già nel 2030 e a +2C nel 2050. Watson e altri scienziati, fra cui l’italiano Carlo Carraro, direttore scientifico della Fondazione Eni ‘Enrico Mattei’, ritengono che se anche tutti gli Stati – quasi 200 i firmatari – rispettassero in pieno gli impegni di Parigi, ciò non basterebbe per restare al di sotto dei 2 gradi. Per centrare l’obiettivo bisognerebbe infatti portare le emissioni globali dai 54 miliardi di tonnellate attuali a 42 miliardi nel 2030, mentre, con i provvedimenti promessi, le emissioni al 2030 sarebbero ancora tra 52 e 57 miliardi di tonnellate. Per raggiungere il risultato prefissato, i governi dovrebbero, secondo Watson, duplicare o triplicare gli sforzi rispetto agli impegni promessi grazie all’accordo parigino.

Le conseguenze del riscaldamento sono catastrofiche e ormai documentate da più studi: estinzione di specie viventi – che potrebbero arrivare a 10mila l’anno secondo stime del WWF – e accelerazione del processo già innescato di estinzioni di massa nella biosfera che potrebbe arrivare a un quarto di tutte le specie, secondo Nature Conservancy, appunto nel 2050; innalzamento del livello dei mari con conseguente allagamento permanente di zone costiere dove abitano decine di milioni di persone, un processo già iniziato per alcune coste basse nel Pacifico; considerando inoltre che il livello si alza anche per lo scioglimento di ghiacci su terraferma, come in Groenlandia e Antartide, non scenderebbe più anche se l’aumento della temperatura fosse contenuto sotto i 2 gradi; alterazione delle catene trofiche che spezzano la circolarità della catena alimentare in cima alla quale si colloca la specie umana; acidificazione degli oceani che hanno finora assorbito gran parte della CO2 immessa nell’atmosfera e crollo delle popolazioni ittiche oggi risorse alimentari di centinaia di milioni di persone. Il sito Motherboard ricorda le molte prove dei disastri associati al surriscaldamento climatico, come lo sbiancamento del corallo. Al peggioramento della qualità dell’aria sono associate inoltre diverse patologie respiratorie: secondo il rapporto pubblicato a giugno dall’International Energy Agency, a livello globale l’inquinamento causa 6,5 milioni di decessi l’anno ed è il quarto fattore killer per gli esseri umani.