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Sciare a tutti i costi, l’impatto ambientale della neve artificiale

La creazione di neve artificiale, sempre più diffusa nelle località sciistiche, implica il consumo di grandi quantità di acqua ed energia.
Siamo ormai abituati a cercare surrogati della natura in numerosi ambiti, dall’alimentazione alle attività quotidiane. In questa stagione, se la natura non “collabora” producendo neve l’uomo è persino in grado di crearla artificialmente, tramite i cosiddetti cannoni sparaneve che, in opportune condizioni meteorologiche, trasformano una certa quantità d’acqua in neve.

I costi ambientali della neve artificiale
Questa pratica, innegabilmente vantaggiosa per le località sciistiche e per gli appassionati di sport invernali, ha però degli elevati costi ambientali. Per creare neve artificiale occorrono infatti grandi quantità di acqua ed energia, oltre ad alterare la composizione del terreno, della vegetazione e la biodiversità delle zone alpine.

La neve artificiale è nemica delle piante e degli animali

La neve artificiale ha un alto contenuto di acqua liquida, circa il 15-20 per cento rispetto al 7-10 per cento della neve naturale, di conseguenza ha un peso maggiore e una minore capacità di isolamento termico che la neve asciutta eserciterebbe fra suolo e atmosfera. Questi fattori causano il congelamento del suolo impedendo il passaggio di ossigeno e provocano l’asfissia del sottostante manto vegetale, il quale è soggetto in seguito a morte e putrefazione.

Nei luoghi soggetti ad innevamento artificiale è stato riscontrato un ritardo dell’inizio dell’attività vegetativa, fino a 20-25 giorni rispetto alla media. Il deterioramento del manto erboso rende i pendii più soggetti all’erosione e altera l’ecologia e la biodiversità dei versanti montuosi.

Fonte:
https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/sciare-tutti-costi-limpatto-ambientale-della-neve-artificiale