Crea sito

Il Governo del Cambia Niente

Il Governo del Cambia Niente

La settimana scorsa, il presidente Mattarella ha dato l’Halt al governo Grilloverde perché non aveva detto sì all’Euro con sufficiente convinzione.
Poi ha convocato Mr. Cottarelli, risolutore di problemi.
Il Sacro Spread però gli ha dato torto. Gettare la maschera così può essere destabilizzante per i mercati. Quindi s’è riaperta la trattativa.
Il presidente ha fermato Cottarelli.
Salvini ha demansionato Savona, il candidato ministro euroscettico, e l’ha rimpiazzato all’Economia con un tecnico di area Forza Italia – Fondazione Craxi – ben accetto alla UE.
Di Maio s’è rimangiato la richiesta d’impeachment per Mattarella, e s’è profuso in scuse fantozziane.
E alla fine il Grilloverde ha avuto l’imprimatur.
Dopo aver promesso per anni che sarebbero andati a Bruxelles a battere i pugni, pestare i piedi, strabuzzare gli occhi, ribaltare il tavolo, e vomitare sul tappeto, Salvini e Di Maio si rimangiano ogni proposito di ExIt che non sia solo una posa da selfie, un dabbing di facciata utile soltanto a far guadagnare un po’ di soldi agli speculatori, e varano un governo Lega-M5S pieno di tecnocrati dell’establishment, che contrariamente a quanto strombazzato dalla propaganda cazzara, non rappresenta nessun sostanziale cambiamento rispetto ai precedenti.

Questo è un governo di Grosse Koalition
Un’alleanza fra due partiti che alle elezioni si sono opposti insultandosi pesantemente a vicenda, per poi governare insieme, alla faccia dei loro elettori che li avevano votati credendoli alternativi. È una Grossolana Coalizione che ha fra i suoi padrini anche il semivivo Berlusconi, che come sempre gioca contemporaneamente su due tavoli: si dice all’opposizione, e intanto s’aggiudica proprio il ministero chiave più conteso, l’Economia. “That is not dead which can eternal lie“, non è morto chi può mentire in eterno.

Questo è un governo tecnocrate
Tecnici di lungo corso sono quasi tutti i ministri chiave, veterani dei governi Ciampi, Monti, Letta, Berlusconi, di Bankitalia, e di quel Bilderberg che un tempo il Movimento Due Facce considerava una specie di P2 internazionale.
Lo stesso premier Conte è un tecnico. “Avvocato difensore degli italiani”, difficile immaginare una definizione più berlusconiana, a parte forse “Nipote di Mubarak”. Conte è stato assunto dalla Casaleggio per fare il premier: è un contractor di governo. È sostanzialmente un mercenario, e anche questo è molto berlusconiano.
Di contractor, e come reclutarli, se ne intende anche la nuova ministra della Difesa, tecnica in quota grillina.
Del ministero della Pubblica Amministrazione s’occuperà invece l’avvocato difensore di Andreotti.

Questo è un governo reazionario
Razzista e securitario, progetta la costruzione di nuove carceri, e lager per migranti, ha piazzato un antiabortista omofobo al ministero della Famiglia, e alle classi subalterne non promette riscatto sociale, ma improbabili futuri sussidi condizionati, mentre la flat tax farà risparmiare soltanto le élite.

Questo è un governo cazzaro
Perciò gli è stato consentito di nascere. La UE ha preteso un chiarimento:
“Avete promesso spese per 100 miliardi. State progettando di uscire dall’Euro?”
“No, stiamo solo mentendo agli italiani”.
“Ah, ok. Allora potete partire”.

Il potere s’è rimesso la maschera. È sbrindellata e grottesca, ma per adesso sembra funzionare ancora.
Pare che dopotutto anche stavolta avremo un po’ di Carnevale prima della Quaresima.
Superata l’impasse, il loop è ripartito.
Salvini al ministero dell’Interno garantisce la continuità con Minniti.

fonte:https://www.carmillaonline.com/2018/06/03/il-governo-del-cambia-niente/

Due euro l’ora per lavorare come schiavi. La ‘pacchia’ di Gioia Tauro

Due euro l’ora per lavorare come schiavi. La ‘pacchia’ di Gioia Tauro

Quanto costa un kiwi, un mandarino, un’arancia? Quanto costa davvero in termini di fatica e dignità l’esistenza di lavora quella terra, la terra della Piana di Gioia Tauro? La frutta, in questo pezzo di Calabria militarizzato dalle mafie, resterebbe sugli alberi. I 3500-4000 migranti che arrivano da stagionali non portano via alcun lavoro ai calabresi, agli italiani. Non c’è alcuna pacchia da festeggiare. E’ manodopera flessibile e a basso costo. Sono uomini sfruttati, “sottoposti a pratiche illecite e situazioni abitative indecenti e degradanti per la dignità di ogni essere umano e in uno stato di irreversibile marginalizzazione”. Soumaila Sacko, ucciso a fucilate, era nato in Mali, era venuto in Italia per cercare un po’ di futuro, sopravvivere a stento nella tendopoli di San Ferdinando, sul golfo bello e disperato di Gioia Tauro, Calabria, Italia. Lo hanno ammazzato. Per una lamiera.

Il dossier della vergogna. I medici per i diritti umani, Medu, da anni controllano la zona, la monitorano, prestano soccorso a moltitudini di invisibili. Hanno presentato un dossier, si intitola ‘I dannati della terra’, fotografa senza sconti la situazione. Ve ne diamo conto perché la realtà prevalga su ogni demagogia.
Scrivono i medici sul campo: “Otto anni dopo la cosiddetta “rivolta di Rosarno”, i grandi ghetti di lavoratori migranti nella Piana di Gioia Tauro rappresentano ancora uno scandalo italiano, rimosso, di fatto, dal dibattito pubblico e dalle istituzioni politiche, le quali sembrano incapaci di qualsiasi iniziativa concreta e di largo respiro. Oggi più che mai, la Piana di Gioia Tauro è il luogo dove l’incontro tra il sistema dell’economia globalizzata, le contraddizioni nella gestione del fenomeno migratorio nel nostro paese e i nodi irrisolti della questione meridionale produce i suoi frutti più nefasti”.
Chi sono i ladri. La paga? Per 10, 12 ore al giorno sotto il sole che brucia prendono al massimo 27 euro, nessuno ha un contratto. Meno di 2 euro all’ora, un massimo di 3, quando va bene. Scrivono nel dossier del Medu. “La gran parte dei braccianti continua a concentrarsi nella zona industriale di San Ferdinando, a pochi passi da Rosarno, in particolare nella vecchia tendopoli (che accoglie almeno il 60% dei lavoratori migranti stagionali della zona), in un capannone adiacente e nella vecchia fabbrica a poche centinaia di metri di distanza. Sono circa 3000 le persone che trovano alloggio qui, tra cumuli di immondizia, bagni maleodoranti e fatiscenti, bombole a gas per riscaldare cibo e acqua, pochi generatori a benzina, materassi a terra o posizionati su vecchie reti e l’odore nauseabondo di plastica e rifiuti bruciati. Le preoccupanti condizioni igienico-sanitarie, aggravate dalla mancanza di acqua potabile, ed i frequenti roghi che hanno in più occasioni ridotto in cenere le baracche ed i pochi averi e documenti degli abitanti (l’ultimo, il 27 gennaio scorso, ha registrato una vittima, Becky Moses, ed ha lasciato senza casa circa 600 persone nella vecchia tendopoli) rendono la vita in questi luoghi quanto mai precaria e a rischio”.
Età, passaporti. Continua il dossier di Medu: “Si tratta per lo più di giovani lavoratori, con un’età media di 29 anni, provenienti dall’Africa sub-sahariana occidentale (soprattutto Mali, Senegal, Gambia, Guinea Conakry e Costa d’Avorio). Non mancano le donne, circa 100 provenienti dalla Nigeria, quasi certamente vittime di tratta a scopo di prostituzione. Il 67% delle persone assistite è in Italia da meno di 3 anni, ma c’è anche chi vive nel paese da più di 10 anni (4,4%) ed è finito nel ghetto di San Ferdinando-Rosarno dopo aver perso il lavoro nelle fabbriche del nord Italia o dopo aver perso il titolo di soggiorno (soprattutto di lavoro, per mancanza di risorse economiche ritenute sufficienti al rinnovo)”

Non sanno l’italiano, non possono difendersi. Più della metà dei pazienti – spiegano i medici – ha una conoscenza scarsa della lingua italiana, “a testimonianza delle gravi carenze del sistema di accoglienza, di cui la maggior parte delle persone ha usufruito. Meno di 3 su 10 hanno un contratto. Nella quasi totalità dei casi, tuttavia, il possesso della lettera di assunzione o di un contratto formale non si accompagna al rilascio della busta paga, alla denuncia corretta delle giornate lavorate ed al rispetto delle condizioni di lavoro così come stabilite dalla normativa nazionale o provinciale di settore e l’accesso alla disoccupazione agricola risulta precluso alla gran parte dei lavoratori. Si tratta di dati particolarmente allarmanti, che denotano condizioni lavorative di sfruttamento o caratterizzate dal mancato rispetto dei diritti e delle tutele fondamentali dei lavoratori agricoli, che pure rappresentano tuttora il carburante per l’economia locale”.
Situazioni al limite. E infine, spiegano dal Medu, “dal punto di vista sanitario, le precarie condizioni di vita e di lavoro pregiudicano in maniera importante la salute fisica e mentale dei lavoratori stagionali. Tra le patologie più frequentemente riscontrate, le principali interessano infatti l’apparato respiratorio (22,06% dei pazienti) e digerente (19,12%), riconducibili allo stato d’indigenza e di precarietà sociale e abitativa, ed il sistema osteoarticolare (21,43%), da ricollegare particolarmente ad un’intensa attività lavorativa. Alcune persone inoltre presentano segni riconducibili a torture e trattamenti inumani e degradanti, per lo più connessi alla permanenza in Libia, e disturbi di natura psicologica”-
Quanto costa la vita di un uomo, quanto vale? Quanto costa un kiwi, un pomodoro, un mandarino? Quanto costa la vita di un uomo che andava a prendere delle lamiere per cercare di riparare se stesso e i suoi compagni dal sole?
Scriveva Frantz Fannon: “Per il popolo colonizzato il valore primordiale, perché il più concreto, è innanzitutto la terra: la terra che deve assicurare il pane e, sopra ogni cosa, la dignità”, E invece non c’è dignità tra i ‘dannati della terra’.
Soumaila Sacko è morto ammazzato in un Paese che lo ha sfruttato. Non era un ladro. Semmai in questa circostanza i ladri siamo noi.

fonte: www.globalist.it/news/articolo/2018/06/03/due-euro-l-ora-per-lavorare-come-schiavi-la-pacchia-di-gioia-tauro-2025486.html

Togliere i denti ai delfini per far nuotare i turisti con loro: l’orrore che nessuno vuole raccontarti

Togliere i denti ai delfini per far nuotare i turisti con loro: l’orrore che nessuno vuole raccontarti

Ai delfini vengono tirati via i denti così da evitare che possano ferire i turisti che nuotano con loro. E così, mentre i visitatori si divertono, gli animali selvatici cresciuti in cattività continuano ad essere torturati.

Tantissimi i casi di maltrattamento riportati dall’associazione World Animal Protection UK (WAP) che in un report mostra l’altra faccia del turismo Indonesiano.

Ci sono resort e attrazioni che permettono di nuotare tra i delfini, di accarezzare tigri, elefanti, oranghi e tanti altri animali, si trovano a Bali, Gili Trawangan e Lombok, dei veri e propri paradisi un tempo incontaminati, ma oggi trasformati letteralmente.

Cosa significa questo? Che per incentivare il turismo, gli animali vengono tenuti in minuscole gabbie, spesso incatenati e a disposizione dei visitatori che possono fare fotografie e accarezzarli. L’associazione no profit ha visitato 26 di queste strutture e dichiara che delfini, oranghi, tigri, elefanti non hanno cure veterinarie e una nutrizione adeguata. Nelle 26 strutture vivono 1500 animali selvatici e il quadro è veramente raccapricciante.

Strutture dell’orrore

Delfini

Tutti i delfini sono tenuti in condizioni inadeguate, nuotano in una piccola piscina di circa tre metri di profondità. In ogni piscina ci sono almeno 4 delfini con denti limati o completamente rimossi per impedire che possano ferire i turisti che nuotano con loro.
Tutti i delfini sono tenuti in condizioni inadeguate, nuotano in una piccola piscina di circa tre metri di profondità. In ogni piscina ci sono almeno 4 delfini con denti limati o completamente rimossi per impedire che possano ferire i turisti che nuotano con loro.

Elefanti

Gli elefanti sono usati per fare la spola, i turisti siedono su di loro e attraversano la città. Tutto ciò comporta un allenamento crudele e intensivo.


Oranghi e tigri

Oranghi e tigri vengono sedati per poter essere accarezzati, spesso hanno catene al collo e devono stare tutto il giorno a disposizione per i selfie con i visitatori.


Una tragedia

Secondo il report, il 100% dei luoghi con animali in cattività non rispetta il loro benessere.

“E’ una vera tragedia. Bali è una meta meravigliosa per i turisti, ma il modo in cui vengono trattati gli animali rende il tutto grottesco e terribile. Dietro un paradiso sulla terra, la sua economia fondata sul turismo sfrutta il suo patrimonio faunistico. Noi oggi abbiamo l’obiettivo di disincentivare i turisti a frequentare luoghi come questo” ha detto l’amministratore del WAP, Steve McIvor.

Cosa puoi fare tu
“Se puoi cavalcare, abbracciare o fare un selfie con animali selvatici, allora siamo davanti a un atto di crudeltà. Non farlo, non importa quanti mi piace avrai sui social.

Stiamo incoraggiando i turisti a boicottare le compagnie di viaggio che promuovono e sostengono questi luoghi crudeli. Le compagnie di viaggio hanno la responsabilità di rivedere urgentemente le loro offerte su Bali per assicurarsi che non stiano supportando queste strutture terrificanti.

Per proteggere gli animali selvatici, abbiamo convinto quasi 200 compagnie di viaggio a smettere di offrire cavalcate sugli elefanti e spettacoli con protagonisti animali selvatici”.

Quello che puoi fare tu è scegliere di non visitare queste strutture dell’orrore, l’unico modo per impedire che gli animali continuino ad essere torturati.

fonte<: https://www.greenme.it/informarsi/animali/27837-nuotare-con-i-delfini-maltrattamenti-denti