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Espressione di un paese inquietante

Espressione di un paese inquietante

Che poi la sua espressione era inquietante anche vent’anni fa.

Giusto nel 1998, giovanissimo, aveva appena concluso la sua prima esperienza da consigliere comunale a Milano nella giunta Formentini ed era il leader della corrente dei “comunisti padani“ (con o senza Rolex non è dato sapere).
Poi venne il periodo dell’odio per i meridionali: prima a cominciare dai terroni già dell’Emilia e della Liguria, poi quelli della Toscana, più avanti la Terronia cominciava da Roma: erano i bei tempi di “Roma ladrona”, del tifo per l’Etna e per i Vesuvio, erano i tempi in cui i consiglieri leghisti andavano in chiesa ubriachi a ruttare e a bestemmiare o sulle piazze a pulirsi il culo col Tricolore, mentre il bricconcello da Radio Padania tifava contro l’Italia calcistica e vomitava offese sulla nostra nazionale. Erano i tempo (molto) folkloristici in cui i padani face gl’imbecilli cospargendosi la testa con l’acqua del Po e si travestivano da vichinghi… Ah, lo fanno ancora?! Pensavo fossero migliorati…
Erano i tempo della Padania, di Radio Padania, del giornale La Padania, di miss Padania, della partecipazioni con una squadra propria a manifestazioni calcistiche tra imbecilli che volevano l’indipendenza…
Poi tutto è cambiato: a rubare (parecchio, 49 milioni di euro) sono stati loro; i meridionali non erano più i nemici su cui vomitare odio ma i fratelli da prendere per il culo per chiedere voti. O anche per comprarli dai clan mafiosi di Roma.
i nuovi nemici sono diventati i migranti: un problema naturalmente, ma un problema che Salvinuccio poteva e doveva affrontare nei 5 anni in cui è stato membro, da noi profumatamente pagato, del parlamento europeo. Invece ha fatto il latitante, tanto da farsi chiamare “fannullone” proprio in una seduta del parlamento: sputtanato davanti a tutti!
L’espressione in quel momento era la stessa della foto: non saprei come definirla… Faccia da… non saprei, da imbambolato forse. La stessa faccia che fece quando Mentana gli chiede se il problema con alcuni sindaci stesse deiventando un casus belli: lui rimase qualche secondo con quella espressione… pensosa? e poi rispose: “Sa che a me non importa molto che i sindaci siano belli o brutti… Ecco, era uscito da quel momento di difficoltà con grande disinvoltura e sagacia…
Ora, pretesa e ottenuta la carica di Ministro dell’Interno (ma di fatto ministro di tutto e capo unico riconosciuto pur partendo da meno di metà dei voti ottenuti dai 5 Stelle (da parte loro condizionati dalla voglia famelica di poltrone, di quattrini e di potere), ha tirato fuori la sua vera natura.
Inutile descriverla perché ormai dovrebbero averla capita tutti.

fonte: (Piero Pierotti) Fuori dal gregge

LEGA+5 STELLE: PIU’ SPESE DI GUERRA

LEGA+5 STELLE: PIU’ SPESE DI GUERRA

Governo del cambiamento di guerra? Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha rilasciato un’intervista alla rivista nordamericana specializzata Defense News (di casa al Pentagono), nella quale, oltre a confermare l’impegno italiano nel programma per l’acquisto di cacciabombardieri a capacità nucleare F35, ribadisce che l’Italia punta a raggiungere l’obiettivo Nato di spesa per la Difesa del 2 per cento del prodotto interno lordo entro il 2024. In soldoni pubblici: da 30 a 40 miliardi di euro all’anno, ossia più di 100 milioni al giorno (fonte Sipri e Milex).a Trenta ha citato il suo incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton: “Gli Stati Uniti sono il nostro storico alleato, non ne abbiamo mai dubitato”.

In Italia si spende sempre di più in armamenti come cacciabombardieri, missili, carri armati e navi da guerra (+85 per cento in 10 anni). I fondi specifici per nuovi sistemi d’arma sono al 28% del totale, superiori addirittura alla media europea che è del 20% e degli Stati Uniti che sono al 25%. Questo avviene perché si comprano sempre più armamenti, a partire dagli F-35, che costano 14 miliardi, senza pensare ai costi successivi necessari per la loro manutenzione (il nuovo governo, ha dichiarato la Trenta, non taglierà gli ordini, ma allungherà il piano di acquisto perchè “intende valutare i vantaggi industriali e tecnologici per l’Italia, gli interessi nazionali”). Avanza poi la nuova flotta navale, circa 5,4 miliardi di euro o gli 800 nuovi carri armati per oltre 5 miliardi. Proporzionalmente spendiamo già più di tutti: un aumento (in termini reali) di oltre il 10% della spesa per le forze armate, a fronte di aumenti del 3% della Germania, dello 0,6% della Francia e 0,7% della Gran Bretagna. Un incremento maggiore persino rispetto a Stati Uniti (+1,7%), Russia (+5,9%) e Cina (+5,4%).

fonti:

Mil€x 2018 – Secondo rapporto annuale sulla spesa militare italiana

https://www.defensenews.com/global/europe/2018/06/29/italys-new-defense-minister-commits-to-f-35-butts-heads-with-france/

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=elisabetta+trenta

In mostra i volti delle donne rinchiuse nei manicomi nel regime fascista

In mostra i volti delle donne rinchiuse nei manicomi nel regime fascista

Una suggestiva mostra con i volti di figlie, madri, mogli, spose e amanti ricoverate in manicomio durante il periodo fascista. Fino al 18 novembre, con ingresso libero, la Casa della Memoria e della Storia di Roma ospita “I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista”.

E lo fa per restituire umanità e dignità a tutte quelle donne estromesse, recluse e allontanate dalla società. Un racconto struggente documentato da diari, lettere, referti medici che mostrano una mentalità stracolma di pregiudizi e stereotipi.

I referenti fatti durante il regime fascista, sono quelli di medici che rinchiudono in manicomio donne “stravaganti, indocili, impulsive, piacenti”, tanto per fare un esempio.

La mostra, curata da Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante, nasce proprio per questo motivo, per ridare un po’ di giustizia a tutte quelle donne che avevano come loro unica colpa, quella di non volersi sottomettere al volere maschile e venivano additate come pazze e quindi, da rinchiudere in manicomio.

“C’ è sembrato importante raccontare le storie di queste donne a partire dai loro volti, dalle loro espressioni, dai loro sguardi in cui sembrano quasi annullarsi le smemoratezze e le rimozioni che le hanno relegate in una dimensione di silenzio e oblio”, dicono i curatori.

Alle immagini sono state affiancate anche le parole che hanno alimentato storicamente la devianza femminile.

“Il regime fascista ampliò infatti i contorni che circoscrivevano i concetti di emarginazione e di devianza e i manicomi finirono così con l’accentuare la loro dimensione di controllo e di repressione. Il manicomio è stato dunque, da un punto di vista storico, un osservatorio privilegiato attraverso il quale poter recuperare una parte fondamentale della nostra memoria e restituirla alla collettività”, si legge in una nota.

fonte:https://www.greenme.it/informarsi/eventi-e-iniziative/21774-mostra-manicomi-donne-fascismo