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Pasquale, il 92enne ex minatore che percorre ogni giorno 60 km per sedersi in riva al mare

Pasquale, il 92enne ex minatore che percorre ogni giorno 60 km per sedersi in riva al mare

Ha trascorso la sua vita in miniera, al buio, a 900 metri di profondità. Oggi Pasquale ha 92 anni e da quando è in pensione non passa giorno in cui non vada al mare. Guida per 60 km solo per ammirare quella magica distesa blu che gli regala serenità.

Con la sua sediolina di legno si siede sul bagnasciuga, non importa che sia inverno o estate. La sua storia, semplice ma commovente, ha emozionato il web.

Partito dopo la guerra, Pasquale ha passato la sua vita a lavorare in una miniera di carbone in Belgio, ma anche come cameriere nei ristoranti e nei campi, come contadino.

I suoi 33.580 giorni di vita sono stati intensi, faticosi, privi di riposo. Ma oggi l’uomo è tornato a vivere in Abruzzo e ogni mattina si reca a Giulianova da Poggio San Vittorino, in provincia di Teramo, per assaporare la bellezza del mare.

Trascorre lì qualche ora, poi risale in auto e fa ritorno a casa, carico di energia e del senso di serenità che solo una distesa blu può dare.

La sua presenza fissa non è passata inosservata ai residenti di Giulianova e neanche al giornalista Francesco Marcozzi che ha chiesto a Pasquale di raccontargli la storia della sua vita.

Cappello in testa, sguardo fisso verso l’orizzonte, col sole ad accarezzargli il volto e l’aria salmastra che gli riempie le narici, l’uomo non manca mai. Piazza la sua sedia sulla battigia e osserva le onde del mare.

La sua immagine romantica, pubblicata sulla pagina Facebook “L’abruzzese fuori sede”, ha ricevuto migliaia e migliaia di clic dai nostalgici della propria terra, emigrati altrove.

Nonostante gli anni, Pasquale è in salute e il segreto a suo dire è: niente fumo, niente alcol, tanto cibo! E sicuramente la presenza del mare.

“Il Vecchio e il mare” esiste davvero e vive in Italia…

Fonte: greenme

Il caldo record sta letteralmente sciogliendo la Groenlandia

Il caldo record sta letteralmente sciogliendo la Groenlandia

La Groenlandia la scorsa settimana ha registrato temperature da record, oltre 4°C in più rispetto alla media e gli effetti purtroppo si sono subito visti: in un solo giorno si sono sciolte circa 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio sul 40% del territorio dell’isola.

A rivelarlo è stato il National Data and Ice Data Center secondo cui la calotta glaciale della Groenlandia sembra aver assistito al suo più grande evento di scioglimento avvenuto all’inizio della stagione più calda. Preoccupa anche l’estensione del ghiaccio sull’Oceano Artico che non è mai stata così bassa a metà giugno dall’era dei satelliti meteorologici.

La Groenlandia ha visto le temperature salire fino a 4,5 gradi al di sopra del normale, lo scorso mercoledì.

“Lo scioglimento è grande e precoce”, ha detto Jason Box, climatologo del Geological Survey di Danimarca e Groenlandia.

Box ha spiegato che le temperature della calotta glaciale della Groenlandia occidentale sono state eccezionalmente alte ma anche la quantità di neve è stata ben al di sotto del normale.

https://twitter.com/GlacierBytes/status/1139264676402008065/

L’ultimo inverno è stato insolitamente caldo anche nella Groenlandia orientale e centrale.

“Ciò ha innescato una fusione diffusa che ha raggiunto circa il 45% della calotta glaciale”, ha spiegato Marco Tedesco, ricercatore della Columbia University,

Normalmente, la fusione di questa ampia porzione di ghiaccio non si verifica fino a metà dell’estate ma quest’anno è già avvenuta. È il segno degli eventi estremi che forniscono la prova dell’aumento delle temperature nell’Artico.

Finora, il 2012 è stato l’anno in cui la calotta glaciale della Groenlandia è stata testimone del più grande scioglimento mai registrato, con la più elevata perdita di ghiaccio. Il 2019 potrebbe essere addirittura peggio.

Il tempo nei prossimi mesi determinerà le sorti della calotta. Se è in atto un’alta pressione, “dovremmo battere un nuovo record”, ha twittato Xavier Fettweis, climatologo all’Università di Liegi in Belgio.

Xavier Fettweis@xavierfettweis

If such circulation anomalies (NAO<0) are confirmed this summer, we should break a new record of melt over the Greenland ice sheet …Judah Cohen@judah47CFS predicting Greenland high pressure that extends into the central Arctic for the remainder of June thru August. If accurate (and that is a very big if) this would likely result in accelerated #Arctic sea ice melt relative to recent summers & could favor #cool temps in NE US.817:25 – 12 giu 2019Informazioni e privacy per gli annunci di TwitterVisualizza altri Tweet di Xavier Fettweis

Ma gli scienziati che studiano la regione sanno che il clima della Groenlandia è molto variabile e può cambiare rapidamente.

Ghiaccio marino artico

I satelliti meteorologici stanno monitorando il ghiaccio marino nell’Artico sin dal 1979 e l’attuale copertura è la più bassa mai registrata per metà giugno.

L’estensione del ghiaccio è particolarmente ridotta nella parte dell’Oceano Artico adiacente all’Oceano Pacifico. La perdita di ghiaccio marino sui mari Chukchi e Beaufort lungo la costa settentrionale dell’Alaska è senza precedenti.

Le condizioni estreme dell’Artico, che hanno portato a questi eventi da record, hanno implicazioni di vasta portata. C’è un detto spesso ripetuto dai ricercatori: “Quello che succede nell’Artico non rimane nell’Artico”.

È proprio così. Lo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord ha pesanti effetti sul clima di tutto il mondo. Non si sa ancora con certezza cosa accadrà in Groenlandia nei prossimi mesi ma di certo gli effetti arriveranno fino a noi.

fonte: greenme

Addio cieli stellati: lanciati 60 nuovi satelliti e sta per arrivare la pubblicità in orbita


Addio cieli stellati: lanciati 60 nuovi satelliti e sta per arrivare la pubblicità in orbita una sorta di trenino spaziale. Uno dietro l’altro i satelliti del progetto Starlink di Elon Musk sono stati lanciati in orbita a fine maggio. Ben 60 nuovi veicoli spaziali si stanno muovendo intorno alla Terra per portare Internet ultraveloce nelle zone più isolate del mondo. Ma, insieme alla pubblicità spaziale, rischiano di oscurare le stelle e di confondere gli astronomi.
Il 24 maggio scorso, 60 satelliti del progetto Starlink sono stati inviati nello spazio con l’obiettivo di portare Internet in ogni parte della Terra e a lungo termine prendere il posto della fibra ottica. Un’idea a dir poco rivoluzionaria ma che, dopo l’entusiasmo iniziale (almeno quello degli ideatori), sembra destare non poche preoccupazioni.

lanciare l’allarme in particolare è stato Cees Bassa del Netherlands Institute for Radio Astronomy, secondo cui i satelliti cambieranno il modo in cui appare il cielo notturno.
Il progetto Starlink
Il progetto prevede il lancio di 12mila satelliti, utilizzati per trasmettere le comunicazioni Internet dallo spazio fino alla Terra. Queste enormi costellazioni artificiali potrebbero però presto rovinare la vista del cielo notturno interferendo anche con gli studi condotti dagli astronomi.
Poco dopo il lancio dei primi 60, lo spettacolo è stato talmente bizzarro che una serie di siti web hanno riportato centinaia di segnalazioni di Ufo. Ma per gli astronomi la curiosità iniziale ha rapidamente lasciato il posto allo sgomento quando hanno iniziato a calcolare l’impatto potenzialmente drastico sul cosmo.
A preoccuparli è stato soprattutto il fatto che a distanza di vari giorni dal lancio, i satelliti (dal peso di 227 kg ciascuno) erano ancora ben visibili per alcune ore dopo il tramonto e prima dell’alba. Circa un’ora e due minuti dopo il decollo, i satelliti sono stati rilasciati a un’altitudine di 440 km e successivamente si sono posizionati nell’orbita di esercizio a 550 km di quota. Quattro giorni dopo il lancio erano ancora ben visibili ad occhio nudo e impiegavano circa cinque minuti per passare da una parte all’altra dell’orizzonte all’altro.

I 60 satelliti rappresentano solo il primo passo per Starlink poiché, per entrare ufficialmente in funzione, SpaceX dovrebbe inviarne 12mila entro la metà del 2027: oltre ai 1600 a 550 km, ne sono previsti 2800 in banda Ku (K-under band, frequenze comprese tra 12 e 18 GHz) e Ka (K-above band, frequenze tra i 27 e i 40 GHz) a 1.150 km e 7500 in banda V (frequenze tra 40 e 75 GHz) a 340 km.
Entro i primi mesi del 2020 quasi tutte le aree del pianeta saranno servite da Starlink ma per la copertura completa si dovrà aspettare il 2027. Solo allora essi garantiranno connettività ovunque, anche alle aree più isolate del pianeta.



Non sono così ottimisti gli scienziati italiani:
“Sarà un macello specialmente nelle bande K (Ku e Ka) sarà quasi impossibile fare osservazioni. Anche tutti i radiometri da terra che misurano a 22 GHz le colonne di vapore acqueo per esperimenti Vlbi saranno accecati da questi minisatelliti” ha dettoJader Monari, ingegnere dell’Istituto di radioastronomia dell’Inaf di Bologna.
Ma non solo. Per Fabrizio Villa, ricercatore dell’Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio dell’Inaf di Bologna, i rischi si spostano anche sul piano dell’inquinamento elettromagnetico:
“Starlink è indubbiamente un progetto molto affascinante dal punto di vista spaziale. Tuttavia, grossi benefici nella connettività globale indubbiamente portano a un inquinamento elettromagnetico che potrebbe rendere difficili sia le osservazioni radio e millimetriche (ad esempio con Alma, che lavora da 35 fino a 950 GHz), sia quelle amatoriali di chi osserva e fotografa il cielo per diletto. Il rischio è di togliere a tutti la possibilità e la bellezza di poter osservare il cielo”.

Pubblicità in orbita
Starlink non è l’unico progetto di questo tipo. Pepsi e StarRocket puntano a invadere il cielo con i loro messaggi pubblicitari. Il colosso delle bevande ha consultato la startup russa StartRocket per proiettare il proprio logo nei cieli notturni tramite satelliti a bassa orbita.
Il primo spot dovrebbe essere una “campagna contro stereotipi e pregiudizi ingiustificati contro i giocatori” per conto di una bevanda energetica chiamata Adrenaline Rush.
In questo caso, i tempi sono ancora più brevi rispetto a quelli del progetto di Elon Muks. La startup russa dovrebbe lanciare il primo spot in orbita nel 2021.

Fonte: green me