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Black friday: un enorme pacco rifiuti di plastica, per dire stop al consumismo

Black friday: un enorme pacco rifiuti di plastica, per dire stop al consumismo

In Corso Vittorio Emanuele, è apparsa oggi questa installazione insolita, sopra si legge un’etichetta che recita: “Il regalo che il Pianeta non vuole”. Lo hanno consegnato in occasione del Black Friday gli attivisti di Greenpeace, insieme a uno uno striscione con il messaggio “Il Pianeta non è usa e getta”. Con questa protesta pacifica, l’organizzazione ambientalista vuole denunciare i danni causati al Pianeta dal consumismo eccessivo.

In risposta al Black Friday, Greenpeace, infatti, lancia oggi la Make Something Week, una settimana di eventi-laboratorio gratuiti che si terranno in tutto il mondo dal 23 novembre al 2 dicembre.

Nel corso degli appuntamenti organizzati per l’occasione, creativi e professionisti del settore insegneranno a chi parteciperà a riparare, riutilizzare, dare nuova vita a oggetti inutilizzati e creare con le proprie mani alternative a prodotti di plastica usa e getta: dalle decorazioni natalizie alle borse per la spesa in tessuto.

Stiamo letteralmente svendendo il Pianeta, eventi come il Black Friday non fanno altro che incentivare le persone ad acquistare oggetti che resteranno nelle nostre vite soltanto per pochi minuti, ma che danneggeranno il Pianeta per secoli”, dichiara Giorgia Monti, Project leader di Make Something Week per Greenpeace Italia. “Le aziende devono ridurre il loro uso smodato di plastica, ma anche noi consumatori possiamo imparare a modificare il nostro modo di agire e cambiare questa dannosa mentalità usa e getta”.

Basti pensare che molti degli oggetti venduti durante il Black Friday, finiscono per diventare rifiuti dopo pochissimo tempo, oltre al fatto che sono imballati in enormi quantità di plastica monouso

“Siamo stati indotti a pensare che la felicità provenga da ciò che compriamo, ma non è così”, continua Monti.

Per questo tutti sono invitati ad accettare la sfida invece di lanciarsi in uno shopping sfrenato e inutile. O ci rimarrà solo un mega pacco di rifiuti in più.

Fonte: green me

Il rapimento di silvia romano e reazioni subumane dalle fogne

Il rapimento di silvia romano e reazioni subumane dalle fogne

“Spero che quei selvaggi le insegnino le buone maniere sessuali”. E’ uno dei tanti post beceri sul rapimento di Silvia Romano, cooperante della Onlus Africa Milele, rapita ieri sera in Kenya. La 23enne è stata sequestrata da un commando di uomini armati a Chakama, nella contea di Kilifi, a circa 70 chilometri da Malindi. “Con tutti i poveri italiani che vivono in strada, dormono nei cartoni e non hanno cibo…” scrive Patrizia da Albenga. “Poteva restare qui e occuparsi di aiutare loro! Certo la bontà in casa propria non paga” aggiunge, definendosi come una ‘Libera pensatrice’ di professione. “C’è voluta andare lei”, “se l’è cercata”, “stava a casa e non succedeva”, “in primis alla sua salute doveva pensarci la ragazza stessa” suggerisce Luigi che sulla sua pagina dichiara di lavorare al ministero della Difesa, mentre la bionda Giuseppa interviene con le maiuscole, in pratica urlando su Fb, “Cosa vuole? Tenetevela”.

A preoccupare pare non sia tanto la sorte della ragazza quanto i soldi, un eventuale riscatto. “Lo Stato non deve pagare per una scriteriata in cerca di emozioni forti” sostiene la signora Fanny, sempre su Facebook, ma anche i cinguettii sono dello stesso tenore. “Il problema è andare a fare volontariato in zone pericolose e pretendere che sia il Governo a risolvere i casini” twittano in tanti preoccupati non tanto per la vita della ragazza, quanto per “chi pagherà alla fine?”. “Per me non hanno tutti i torti – conclude Maria -. Chissà quanto ci costerà tirarla fuori”

Ma ora per favore non date la colpa a salvini, a soros, al pd, ai clandestini, perchè essere idioti oggi più che mai è una scelta non una imposizione

Abbiamo perso i Diritti conquistati con fatica nel 1968

Abbiamo perso i Diritti conquistati con fatica nel 1968

Questo cambiamento in senso antilibertario dimostra, oltre al resto, che in uno stato, in una società massificata e governata dall’esterno,quelli che noi chiamiamo diritti in verità non hanno mai carattere duraturo, e quindi non sono dei diritti, ma delle concessioni a scadenza.

Le masse vengono guidate come greggi, trasportate dove vogliono i pastori. le coscienze si modificano, i punti di vista cambiano a seconda del tipo di orientamento che i pastori decidono. decenni fa, un tipo di coscienza collettiva di tendenza libertaria, proveniente dall’anima del ’68, aveva mosso le acque a favore di certi diritti che avevamo conquistato con lotte di piazza che sono durate molti anni, pensiamo

Anche all’epoca c’erano le due fazioni ‘anti’ e ‘pro’, ma vinse quella pro aborto. se oggi si vuol rimettere in discussione tutto quel che si era conquistato, se un grado elevato di oscurantismo e fascismo ha preso piede progressivamente fino a ribaltare gli orientamenti che avevamo intrapreso nei ’70, è semplicemente perché, soprattutto le nuove generazioni (i nati negli anni ’80), hanno subìto una formazione culturale educativa in grado di vanificare le lotte che avevamo fatto in passato e portare l’asse della coscienza collettiva sul settore autoritario, provocando il cambiamento che, noi ‘vecchi’, stiamo vedendo e subendo oggi.

Forse la colpa è da ricercarsi anche nel fatto che nei ’70 il valore autenticamente libertario della vita è stato messo in discussione dai ‘rivoluzionari di professione’ rinchiusi nell’ideologia di partito e di stato, ma una cosa rimane sempre certa: lo stato e la cultura che ne permette l’esistenza vanno abbattuti e distrutti, e questo lo si può fare soltanto distruggendoli anzitutto in noi stessi.

Tutto il resto è solo riformismo e paura di cambiare.

Fonte: la schiavitu del lavoro