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Nel 2030 supereremo il punto di non ritorno per salvare la terra

Il 2030 è l’anno in cui supereremo il punto di non ritorno per fermare i cambiamenti climatici e salvare la Terra. Perderemo 65 milioni di posti di lavoro e moriranno 700mila persone a causa dell’inquinamento atmosferico. A tracciare questo inquietante ma realistico scenario è stato il nuovo rapporto della Global Commission on the Economy and Climate.Il dossier, che verrà presentato al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è stato redatto tra gli altri da Felipe Calderón, l’ex primo ministro della Nuova Zelanda Helen Clark e l’ex ministro delle finanze nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala insieme agli economisti Lord Nicholas Stern e Helen Mountford.

Nel 2030 il punto di non ritorno
I prossimi 10-15 anni saranno un momento unico per la storia economica e climatica mondiale. Secondo gli autori dello studio, siamo prossimi al punto di non ritorno. Se non si effettuerà un cambiamento decisivo, entro il 2030 passeremo il momento in cui saremo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2° C.

Purtroppo oggi si va a rilento e siamo a un bivio: da una parte possiamo abbracciare una rinascita economica verde, dall’altra abbiamo ci troviamo ad affrontare un futuro da incubo, all’insegna del riscaldamento globale.

“Ogni anno che passa, i rischi del cambiamento climatico senza sosta aumentano. Gli ultimi 19 anni hanno incluso 18 degli anni più caldi mai registrati, peggiorando i rischi per la sicurezza alimentare e idrica e aumentando la frequenza e la gravità dei pericoli come gli incendi boschivi. I disastri provocati dai pericoli legati al clima sono stati responsabili di migliaia di morti e di perdite per 320 miliardi di dollari nel 2017. I cambiamenti climatici porteranno a eventi più frequenti e più estremi come le inondazioni, la siccità e le ondate di calore” spiegano gli analisti.

La sfida ora è accelerare la transizione verso una nuova economia climatica, più inclusiva e nuova articolata in 5 sistemi economici chiave: energia, città, cibo e uso del suolo, acqua e industria.

Contrastare i cambiamenti climatici produrrebbe ricchezza
Pur riconoscendo le carenze degli attuali modelli economici, l’analisi prodotta per la relazione ha rilevato che un’azione audace potrebbe produrre addirittura un guadagno economico diretto di 26 mila milioni di dollari da oggi al 2030. E questa è probabilmente una stima prudente.

“Nel 2014, la Commissione globale per l’economia e il clima ha calcolato che un’ambiziosa azione per contrastare i cambiamenti climatici non avrebbe bisogno di costare molto di più rispetto alla crescita normale” si legge nel documento.

Oggi, più che mai, ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici sarebbe una straordinaria opportunità di crescita.

Che fare?
La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente è solo una parte di questa più ampia trasformazione, che – se gestita bene – ha il potenziale per garantire una crescita più equa e prospera. Nel corso di 2-3 anni dovranno essere adottate molte delle decisioni sulle politiche e sugli investimenti che influenzeranno l’economica per i prossimi 10-15 anni. Secondo il dossier, le priorità sono:

Fissare il prezzo del carbonio e passare alla divulgazione obbligatoria dei rischi finanziari legati al clima, come parte di un più ampio pacchetto di politiche;
Accelerare gli investimenti nelle infrastrutture sostenibili, supportata da chiare strategie e programmi nazionali;
Sfruttare il potere del settore privato, anche per favorire l’innovazione e far avanzare la trasparenza della catena di approvvigionamento. I regolamenti e gli incentivi che ostacolano il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e circolare dovrebbero essere riformati, così come i sussidi, le agevolazioni fiscali e i regolamenti che incoraggiano attività insostenibili.
Il professor Nicholas Stern, presidente del Grantham Research Institute sui cambiamenti climatici e l’ambiente, ha detto di essere molto ottimista sulla possibilità di evitare il pericoloso riscaldamento globale, pur nella consapevolezza che “le emissioni globali potrebbero raggiungere il picco nei prossimi cinque anni”.

Johan Rockström, co-direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research e uno degli autori principali dello studio ha spiegato che nel peggiore dei casi con 4-5 gradi in più entro 200 anni vivremo in “un pianeta senza ghiaccio permanente. La siccità e le ondate di calore estreme renderebbero inabitabili i tropici. Ciò spingerebbe la popolazione mondiale verso i poli”.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti ma oggi possiamo ancora trovare il modo di cambiare le cose. Tra qualche decennio sarà un lusso che non potremo più permetterci

fontehttps://www.greenme.it/informarsi/ambiente/28718-2030-clima-punto-non-ritorno-stern .

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