Mussolini, Hitler e l’islam: quello che i nuovi fascisti non vorrebbero mai sapere

I nuovi neofascisti o neonazisti (spesso da tastiera) sognano il ritorno di un Duce o di un Fuhrer, dimenticando una cosa fondamentale: Benito Mussolini e Adolf Hitler erano entusiasti della religione musulmana e avevano rapporti più che ottimi con i paesi islamici.

14034704_1348969721798025_3413663264631149114_n Quando pensiamo a Hitler e all’ideologia nazista, ci immaginiamo una difesa dei valori tradizionali dell’Occidente. Mussolini lo disse chiaramente coniando lo slogan “Dio, patria e famiglia”. Tutto ciò è vero, senza alcun dubbio, ma c’è molto di più. La questione della religione è stata centrale anche nella Germania nazista e nell’Italia fascista e l’islam ha trovato grandi appoggi da parte dei due dittatori. Semplificando, si potrebbe usare il detto “il nemico del mio nemico è mio amico”: visto che il nemico numero uno erano gli ebrei, coloro che li avversavano (come i leader musulmani) erano alleati preziosi. C’è però molto di più.

 

La nostra sfortuna è stata avere la religione sbagliata. Perché abbiamo avuto il cristianesimo con la sua mitezza e flaccidità? L’Islam è una Männerreligion, una religione da uomini”. Parola di Adolf Hitler. La rivelazione arriva dal libro scritto dal professore Stefan Ihrig, “Atatürk in the Nazi Imagination” (Ataturk nell’immaginario nazista), a cui il Wall Street Journal e altri media statunitensi hanno dedicato lunghi articoli. Nel testo, Ihring sostiene che non fu Benito Mussolini a ispirare le prime azioni del Fuhrer, ma Mustafa Kemal Atatürk, il Padre di tutti i Turchi. Il motivo? Lo sterminio degli armeni (il primo dell’epoca moderna) e la cacciata dei greci dalla Turchia.

Hitler in particolare era affascinato dalla religione musulmana che riteneva più adatta allo spirito germanico rispetto “a quella melensa e sacerdotale del cristianesimo”. L’idea che i “veri musulmani sono dei guerrieri”, fece breccia nella visione del mondo del Fuhrer per cui il mito del Superuomo era l’unico faro da seguire. Non quindi i valori del cristianesimo su cui si fonda (volente o nolente) l’Occidente, come oggi urlano i neofascisti (“salviamo il presepe”, “fuori i musulmani dall’Europa”): l’uomo che voleva portare la “razza ariana” alla guida del mondo, sognava di essere musulmano.

 

Più complessa è il rapporto tra Benito Mussolini e la religione musulmana. La storia sembra narrare di due Mussolini molto diversi tra loro: quello che si fregiò del titolo di Protettore dell’Islam e quello che negò la costruzione della moschea a Roma.

Il primoMussolini e la spada dell'islam rimanda alla celebre foto del Duce a cavallo con la Spada dell’Islam, arma cerimoniale che gli venne donata nel 1937 con l’annessione della Libia all’Italia. Quando, tre anni prima, il Paese nordafricano entra a far parte dei domini extraterritoriali dell’Italia fascista, Mussolini fece costruire strade, scuole, ospedali e moschee per i “musulmani italiani della quarta sponda d’Italia”. A spingerlo non è certo uno spirito umanitario: è la politica e, in particolare, l’avversione alla suddivisione dell’Africa e del Medio Oriente decisa da Francia e Inghilterra dopo la Prima Guerra Mondiale. Sono le mire espansionistiche del fascismo a muovere le fila, nient’altro. Il titolo di Protettore dell’Islam fu fortemente voluto da Mussolini perché gli dava la stessa autorità del Califfo su quelle terre: la religione viene piegata all’opportunità politica.

La vicenda della moschea di Roma è esemplare. Secondo la leggenda, Mussolini rispose che solo quando avrebbe avuto il permesso di costruire una chiesa a La Mecca, avrebbe acconsentito all’edificazione di una moschea nella Capitale. In realtà, il Duce era più che favorevole a realizzarla in vista dell’annessione dell’Albania e quindi dell’aumento degli italiani di fede musulmana. A fermarlo fu il Vaticano (che decise di andare a braccetto con il governo fascista pur di ottenere i Patti Lateranensi). A differenza di Hitler, Mussolini non era affascinato dalla religione in sé, ma la usò per scopi politici contro il nemico comune (Francia e Inghilterra in primis). Che le peggiori dittature razziste di allora fossero filo-islamiche in chiave anti-ebraica (e contro Francia e Inghilterra) dovrebbe far riflettere in un solo senso: usare la religione come arma politica è sempre un errore. Allora come oggi.

 

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