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Anna Frank e l’era della comunicazione spazzatura

L’era della comunicazione spazzatura continua senza soste, ora è il turno della figurina di anna frank con la maglia della Roma, una cosa vecchia di 5 anni fa ma che misteriosamente salta agli occhi della cronaca mentre si sta discutendo il pensionamento di 67 anni.

Inutile soffermarsi sulla quantità industriale di ipocrisia che da giorni ci stiamo sorbendo dalle cariche istituzionali, dai mezzi di informazione e dai social ormai diventato megafono di popolo ormai confinato dentro di esso, perché incapace di qualunque reazione nei confronti delle classi dominanti che non sia diverso dallo scannarsi virtualmente tra fascisti e antifascisti.

Mi ci sono voluti anni per capire che Pasolini aveva ragione quando scriveva che l’antifascismo non era altro che un mezzo che lo stato usava contro il popolo per creare quella strategia della tensione che negli anni 70 provocava migliaia di morti, dove i responsabili ancora sconosciuti continuavano a ricoprire importanti cariche nell’ esercito e nella polizia.

Nell’era della comunicazione spazzatura dove ogni cazzata viene ingigantita a un livello esasperante, mi domanda che sia peggiore tra cui sfrutta la memoria di una povera ragazzina in un campo sterminio per continuare a reprimere nell’ombra, e chi usa la sua immagine per offendere un proprio simile.