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La Cina vuole controllare i pensieri dei lavoratori

Se fino ad oggi vi siete lamentati del fatto che il vostro capo tende a controllarvi troppo ripensateci, perché in Cina può conoscere i vostri pensieri e controllare le vostre emozioni. Se pensate che si tratti di un’esagerazione degna di un racconto di fantascienza distopica vi sbagliate, perché invece è una tecnologia reale, messa a punto grazie a fondi elargiti dal Governo.

Dopo i punteggi social, le telecamere intelligenti e i sistemi di riconoscimento facciale che consentono di individuare una persona in mezzo ad altre 50mila, in Cina non sono ancora soddisfatti dei propri mezzi di controllo e dunque hanno messo su un progetto che ha portato allo sviluppo di alcuni sensori che possono essere integrati ad esempio nei caschi antinfortunistici, con lo scopo di raccogliere dati sulle onde cerebrali, un po’ come se fosse un elettroencefalogramma. Un’intelligenza artificiale poi analizza i dati raccolti tramite speciali algoritmi e suggerisce se il dipendente è stressato, triste, scontento etc.

Ottimizzazione del lavoro o nuova frontiera del controllo? The South China Morning Post, la fonte della notizia, è parca di dettagli, ma fa riferimento all’impiego di questa soluzione “in una scala senza precedenti”. In Occidente comunque alcuni studiosi sollevano perplessità sulla reale possibilità che tale tecnologia funzioni davvero. Come riporta The Verge, secondo Barry Giesbrecht, docente di psicologia presso l’Università della California e direttore dell’Attention Lab non sappiamo ancora bene come registrare le onde cerebrali, visto che “i sensori per l’elettroencefalogramma non sono sensibili solo all’attività elettrica del cervello ma a qualsiasi tipo di attività elettrica”.

Insomma secondo Giesbrecht questa tecnologia potrebbe fornire falsi positivi e in generale essere poco affidabile, anche perché a suo dire l’EEG può dirci con sicurezza se un soggetto è sveglio o sta dormendo, ma poco altro. Noi ovviamente non possiamo sapere che risultati siano stati raggiunti e quale livello di raffinatezza o di affidabilità offrano gli algoritmi e l’intelligenza artificiale sviluppata (ma ricordiamo che la Cina è uno dei primi Paesi al mondo per fondi investiti nello sviluppo di IA). Anche solo l’idea però che oggi o in un prossimo futuro possa essere possibile entrare nella testa di un essere umano per conoscerne i sentimenti e le emozioni a scopi non curativi o di crescita personale ma di monitoraggio e controllo sociale, ci sembra una prospettiva terribile. A voi no?

fonte: https://www.tomshw.it/cina-vuole-controllare-pensieri-lavoratori-93686