Il difensore dei diritti dei Mapuches è morto: il corpo ritrovato è di Maldonado…

Tutti ne erano certi, ma la famiglia aveva chiesto silenzio in attesa della prova provata. Che purtroppo è arrivata: il cadavere trovato martedì scorso nel fiume Chubut è proprio di Santiago Maldonado, l’attivista per i diritti civili e dei Mapuches di cui non si avevano più notizie dallo scorso 31 luglio.
“Sì, è Santiago, lo abbiamo riconosciuto dai tatuaggi”, ha detto il fratello Sergio parlando con la gente davanti agli uffici giudiziari di Buenos Aires dove da ieri era in corso l’autopsia.
Ora la certezza è che l’attivista sia morto. Da stabilire ancora è la causa, anche se (al di là di ciò che verrà accertato dai medici) sono ai più evidenti le responsabilità della Gendarmeria che ha caricato con violenza i manifestanti e – forse – infierito sull’attivista.
Santiago Maldonado, 28 anni, era stato visto l’ultima volta il 1 agosto scorso in Patagonia, mentre veniva arrestato dalla polizia paramilitare intervenuta per disperdere una marcia di protesta del gruppo indigeno Mapuche. I Mapuche rivendicano da anni le terre acquistate da Luciano Benetton, proprietario di 900.000 ettari di terreno in Patagonia. Il cadavere di Maldonado è stato ritrovato mercoledì scorso in un fiume nel Sud dell’Argentina e la sua famiglia lo ha riconosciuto ieri, a due giorni dal voto. In un Paese segnato dalla repressione della dittatura militare (1976-1983) e da oltre 30.000 desaparesidos, la scomparsa del giovane ha suscitato forte indignazione.

Una volta confermata la notizia che si trattava di Maldonado, decine di persone si sono radunate davanti all’ufficio di medicina legale, dove hanno acceso candele e lasciato fiori e messaggi per la famiglia; i partiti di sinistra si sono ritrovati nella principale piazza della capitale, Plaza de Mayo, per chiedere giustizia, mentre sui social media l’hashtag “Es Santiago” è stato uno dei più usati.
Macri ha cercato di sedare la rabbia contro il suo governo, accusato di aver gestito male la vicenda, telefonando alla famiglia dell’attivista, ma il suo tentativo si è rivelato controproducente. “Mauricio Macri è un ipocrita, chiamare mia madre due giorni prima delle elezioni”, ha detto il fratello maggiore di Maldonado, Sergio, in un’intervista televisiva nel corso della quale ha accusato le autorità di aver ostacolare le indagini sulla scomparsa del fratello e di non aver contattato prima la famiglia.
Il governo di Macri aveva inizialmente cercato di addebitare agli attivisti Mapuche la scomparsa di Maldonado: il ministro per la Sicurezza, Patricia Bullrich, è stato quello più preso di mira dall’opinione pubblica per aver subito cercato di accusare i manifestanti della scomparsa e poi per aver consentito che le indagini venissero affidate alla stessa forza di sicurezza intervenuta durante la protesta.
La tensione per la vicenda è tanto alta nel Paese che i principali partiti politici avevano immediatamente sospeso la campagna elettorale dopo il ritrovamento del corpo. Anche Diego Diego Maradona aveva puntato il dito contro il presidente per la scomparsa di Maldonado, registrando un breve filmato diventato subito virale il mese scorso in cui affermava: “Macri, libera Maldonado!”
Stando a un sondaggio apparso giovedì scorso sul quotidiano Clarin, la vicenda Maldonado peserà sul voto a discapito del governo che invece conta su queste consultazioni per rafforzare la propria maggioranza e proseguire le riforme avviate finora. Al potere dal dicembre 2015, la coalizione di centro-destra ha infatti potuto contare solo su 87 deputati su 254 e 15 senatori su 72, ma è riuscita a governare dando vita ad alleanze su punti programmatici.
“Siamo all’inizio di un lungo cammino”, ha detto in un comizio il presidente, molto attivo durante la campagna elettorale, facendo riferimento alle dolorose riforme economiche adottate dall’inizio del mandato. La crescita economica è ripartita nel Paese e potrebbe toccare il 3% in 2017, dopo una recessione di oltre il 2% nel 2016. Per l’economista Hector Rubini “queste elezioni sono cruciali per il medio e lungo termine: l’Argentina è ancora percepita come un paese a rischio, perché deve ancora fare delle riforme per offrire maggiori garanzie agli investitori stranieri”. Una vittoria netta della coalizione al potere potrebbe rassicurare le aziende straniere, anche riguardo a un possibile ritorno dell’ex presidente Cristina Kirchner.
Kirchner, una delle voci più critiche di Macri, è infatti in corsa per un seggio in Senato, nonostante le inchieste per corruzione che la vedono protagonista. La 64enne ha dominato la vita politica argentina per anni, prima al fianco del marito Nestor, quindi alla guida del Paese per 12 anni, prima di lasciare nel 2015. Un seggio al Senato le risparmiarebbe il carcere in caso di condanna, ma secondo i suoi sostenitori le potrebbe anche aprire il cammino alle presidenziali del 2019…

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