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Ozono: qualcuno sta utilizzando clorofluorocarburi vietati, trovate tracce nell’aria

Ozono: qualcuno sta utilizzando clorofluorocarburi vietati, trovate tracce nell’aria

I clorofluorocarburi minacciano ancora l’ozono. Nonostante il protocollo di Montreal ne abbia bandito l’utilizzo da 30 anni, una nuova analisi delle misurazioni atmosferiche a lungo termine da parte degli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) mostra che le emissioni della sostanza chimica nota come CFC-11 stanno aumentando, molto probabilmente a causa di una nuova produzione non dichiarata da una fonte localizzata in Asia orientale.

I clorofluorocarburi, o CFC, un tempo erano considerati un trionfo della chimica moderna. Stabili e versatili, queste sostanze chimiche sono state utilizzate in centinaia di prodotti, dai sistemi militari alla lacca per capelli. Purtroppo però provocarono ingenti danni allo strato di ozono che protegge la nostra Terra.

Il Protocollo di Montreal – un accordo internazionale del 1987 – pose fine alla produzione di sostanze chimiche dannose per l’ozono. Note come CFC, esse impiegarono molto tempo per sparire dall’atmosfera ma nel tempo, grazie al divieto di utilizzo, il buco dell’ozono si ridusse. Tuttavia, il nuovo studio mostra che qualcuno negli ultimi anni ha “barato”.

Il CFC-11 è il secondo gas più abbondante che danneggia l’ozono nell’atmosfera a causa della sua lunga vita, delle continue emissioni legate alle sostanze chimiche usate per l’isolamento degli edifici e per gli elettrodomestici fabbricati prima della metà degli anni ’90. Una quantità minore di CFC-11 esiste anche oggi nei frigoriferi e nei congelatori più vecchi.Il Protocollo di Montreal è stato efficace nel ridurre i gas che impoveriscono l’ozono. Di conseguenza, le concentrazioni di CFC-11 sono diminuite del 15% rispetto ai livelli massimi misurati nel 1993. Fin qui tutto bene ma secondo il nuovo studio, anche se le concentrazioni di CFC-11 nell’atmosfera sono ancora in calo, stanno diminuendo più lentamente di quanto non farebbero se non ci fossero nuove fonti.

Un pallone meteorologico della NOAA, attraverso uno strumento apposito, ha misurato il buco dell’ozono antartico rilevando così l’aumento delle emissioni del CFC-11. Dal 2014 al 2016, le emissioni di CFC-11 sono aumentate del 25% rispetto alla media misurata dal 2002 al 2012.

“Questo è quello che sta succedendo, e ci sta portando via de tempo prezioso dal recupero tempestivo dello strato di ozono”, ha detto lo scienziato del NOAA Stephen Montzka, autore principale dello studio. “Saranno necessari ulteriori lavori per capire esattamente perché le emissioni di CFC-11 siano in aumento e se si possa fare qualcosa al più presto”.

Secondo il team internazionale di scienziati, è molto probabile che qualcuno stia producendo CFC-11:

“Non sappiamo perché e se è stato creato per uno scopo specifico, o inavvertitamente come prodotto secondario di qualche altro processo chimico.”

Se si riuscirà a individuare tempestivamente la fonte di queste nuove emissioni, il danno potrebbe essere contenuto. In caso contrario, potrebbero verificarsi notevoli ritardi nel recupero dello strato di ozono.

Lo studio è stato pubblicato su Nature.

La leggenda dell’arcobaleno secondo i nativi americani

La leggenda dell’arcobaleno secondo i nativi americani

Come è nato l’arcobaleno? Sappiamo tutti che è un fenomeno ottico e meteorologico che produce luce quando il sole attraversa le gocce d’acqua, eppure per regalare un po’ di magia a questo straordinario spettacolo, raccontiamo la leggenda dell’arcobaleno tramandata dai nativi americani.

L’arcobaleno è un fenomeno che ci meraviglia sempre, non importa quante volte l’abbiamo visto, continueremo a rimanere incantati. Sono tantissime le leggende sulla sua nascita, quella raccontata ai bambini è di solito il litigio tra i colori, noi vogliamo raccontarvi quella tramandata dai nativi americani.

Un giorno, madre Terra e padre Sole andarono a fare visita a un ragazzo solitario che si chiamava Atsosi Bagani.

“Devi prendere moglie” disse la Terra.
“Andrai a cercare moglie per un cammino ignoto agli uomini” aggiunse il Sole.

“Sposerai la maggiore delle sorelle Dobedeklad, Quelle-che-il-sole-non-illumina. Abitano in un pueblo. Gli uccelli le hanno imprigionate nelle tenebre, invidiosi della loro bellezza: tu solo puoi liberarle. Per aiutarti, costruirò un passaggio tra la tua capanna e il pueblo e trasformerò le ragazze e te, affinché gli uccelli non vi riconoscano e vi uccidano a beccate”, continuò il Sole.

Così, emerse dalla terra un arco gigantesco formato da strisce di colori brillanti, saliva molto in alto nel cielo e scendeva in lontananza sulla terra. Quando Atsosi Bagani si incamminò su questo ponte, fu trasformato in una farfalla, i cui colori si confondevano con quelli dell’arcobaleno.

Gli uccelli non lo notarono e l’uomo farfalla arrivò sul tetto di una grande casa e scese attraverso un’apertura scura. Nella penombra, vide le due sorelle occupate a tessere un magnifico tappeto dai colori dell’arcobaleno, i cui motivi ricordavano i fiumi e le montagne.

“Guarda, sorellina – disse la maggiore – una farfalla si è posata in cima alla scala”.

La sorella minore, molto eccitata, si precipitò verso la scala e un raggio di sole la sfiorò, la maggiore cercò di trattenerla ma entrambe furono attratte dal potere magico dei raggi solari. Sul tetto, la farfalla si trasformò nel giovane uomo.

“Il Sole mi ha mandato a cercarvi, sarete mia moglie e mia sorella”.

Gli uccelli li videro e si precipitarono su di loro con gridi stridenti, ma il Sole vegliava e trasformava i giovani in delicate farfalle, così gli uccelli non riuscirono a trovare i fuggitivi. Atsosi Bagani ritornò alla sua capanna e il Sole e la Terra assistettero al matrimonio.

Il giovane continuò a cacciare, mentre le due sorelle tessevano meravigliosi tappeti. Nella piccola capanna illuminata dal sole, però, le due ragazze avevano nostalgia della loro vecchia casa buia. Vedendole tristi, il Sole disse loro:

“Se lo desiderate tanto, potrete rivedere la vostra cupa dimora, ma adesso gli uccelli sono diventati diffidenti e dovete difendervi”.

Così prima di trasformarle in farfalle, diede a ciascuna due grossi chicchi di grandine.Quando gli uccelli le attaccarono, la sorella maggiore scagliò contro di loro il primo chicco, che si tramutò in una grossa nube nera che avvolse gli uccelli.

Le ragazze-farfalle proseguirono il volo, ma presto gli uccelli le raggiunsero e queste dovettero lanciare il secondo chicco di grandine, che si trasformò in una pioggia scrosciante, poi il terzo, che si ruppe in migliaia di piccoli chicchi. Ma la grandine finì e gli uccelli ripresero l’inseguimento. Il pueblo era in vista, ma le farfalle non erano abbastanza veloci. Dovettero quindi lanciare l’ultimo chicco, che infiammò il cielo di lampi e tuoni.

Gli uccelli scapparono spaventati e le ragazze furono salve. Le sorelle tornarono da Atsosi Bagani, ma ogni volta che sentivano nostalgia visitavano la loro vecchia casa. Così, dopo ogni temporale, si forma un arcobaleno tra il pueblo e la capanna del giovane, che riconcilia il mondo delle tenebre con il regno del Sole.

L’arcobaleno assume diversi significati legati alle divinità, alla creazione, ma anche al collegamento tra i mondi, Non a caso, è una combinazione di colori perfetta. Nel tantra indù e buddista l’arcobaleno viene descritto come un corpo di luce che emana vita, speranza, trasformazione e armonia con l’universo.

Morti sul lavoro, il 2018 è già un anno record

Morti sul lavoro, il 2018 è già un anno record

Con i due morti nel bergamasco nel giorno di Pasqua, salgono a 151 i lavoratori morti sui luoghi di lavoro nel 2018. Lo si apprende dall’Osservatorio indipendente di Bologna, che da dieci anni monitora gli infortuni mortali.

Un numero notevolmente superiore rispetto ai 113 dello stesso periodo del 2017. L’anno scorso i morti sui luoghi di lavoro, sempre secondo l’Osservatorio, sono stati 632. Con 20 morti è il Veneto la Regione che conduce la triste classifica, segue la Lombardia e poi Piemonte. Milano, con 8 decessi, è la la provincia con più morti sul lavoro, seguono due province venete, Treviso e Verona con 7 morti.

Quello di Bergamo è il terzo caso di morti multiple nel 2018: il 20 marzo due vigili del Fuoco sono morti di Catania, mentre il 28 marzo due lavoratori sono morti nel Porto di Livorno. I due vigili del fuoco sono morti, ed altri due sono rimasti gravemente feriti, in un appartamento nel centro storico di Catania. La squadra dei pompieri era intervenuta in via Garibaldi in seguito alla segnalazione di una fuga di gas. Prima ancora di poter intervenire, i quattro pompieri che si stavano avvicinando alla porta sono stati travolti dalla violentissima esplosione. Anche i due operai di Livorno sono stati travolti ed uccisi da una esplosione: stavano concludendo le operazioni di svuotamento del serbatoio 62, contenente acetato di etile, nella zona industriale del porto di Livorno.

Secondo l’ultimo report relativo al 2017, il 20% delle vittime sono agricoltori schiacciati dal trattore. Ma a morire più di tutti sul lavoro sono gli edili: la maggior parte di loro sono vittime di cadute dall’alto (tetti e impalcature). Gli stranieri morti sono stati oltre il 10% del totale, mentre il 25% delle vittime ha più di 60 anni. Secondo i dati ufficiali dell’Inail, poi, oltre alle morti crescono anche gli infortuni sul lavoro: tra gennaio a luglio dello scorso anno le denunce sono state circa 380mila. 4.750 in più rispetto al 2016, con un incremento dell’1,3 per cento.

Non tutti gli infortunati censiti dall’Inail riceveranno un indennizzo economico: di norma solo il 65% dei casi vengono riconosciuti come tali. Inoltre moltissimi infortuni sfuggono alle rilevazioni dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro. Restano fuori, per esempio, tutti i lavoratori che per legge non devono iscriversi all’Inail, i pensionati che lavorano (ad esempio in campagna), e naturalmente tutti i lavoratori in nero. Ecco perché i dati dell’Osservatorio indipendente di Bologna contano per l’anno in corso 151 morti sul lavoro, più di quelli censiti dall’Inail e molti di più rispetto ai 133 dello stesso periodo del 2017.

Tornando ai numeri dell’Inail – il bilancio 2017 è ancora provvisorio, e lo sarà fino alla relazione annuale di luglio – va registrato un calo delle denunce di infortunio, 635.433 (lo 0,2% in meno sul 2016, merito largamente del miglioramento registrato in agricoltura). Però gli infortuni non mortali aumentano nettamente nelle Regioni economicamente più forti, come al Nord, dove spiccano i casi di Lombardia (+1708 denunce) ed Emilia Romagna (+1177).

Una vera e propria strage, che come certificano ancora i dati Inail dopo molti anni di discesa sono tornati ad aumentare in modo evidente. Gli infortuni mortali dal 2000 al 2016 si erano dimezzati. Nel 2017 e in questo scorcio di 2018 sono tornati a crescere.