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Il rock sta morendo?

Il rock sta morendo?

Il rock sta morendo? Guardate questi quassú.

La riflessione nasce spontanea,guardando qualsiasi bill di qualsiasi festival: prendiamo il gods of metal di quest’anno, gli headliner saranno:
-Manowar (30 anni di attivitá)
-Guns n’ roses (che preferisco chiamare Axl rose, comunque 25 anni di attivitá),
-Motley crue (30 anni di attivitá)
-Ozzy Osbourne (devo davvero contare?)

Faccio altri nomi di “soliti” headliner: Iron Maiden (30), Metallica (30) Megadeth (30) Judas priest (40) Slayer (30) Bon Jovi (30) Pearl jam (20) Bruce Springsteen (40) Aerosmith (40) Dream Theater (quasi 25), Green day (20) R.e.m (30) Bryan Adams (30), Van Halen (35), senza considerare i sempre attivi Deep purple, Rolling stones o Bob Dylan…
Vabbé, potrei continuare nominando altri gruppi storici, ma mi sa che il concetto é chiaro: il pubblico, ancora oggi, é mosso da gruppi con la media di 30 anni di attivitá.

E il ricambio generazionale? Dov’é il ricambio?
A memoria, gli unici gruppi “nuovi” che oggi “spostano” le masse sono i Muse, seguiti dai Foo fighters (che comunque hanno quasi 20 anni) e in piccolo dagli Alter bridge.
Ci sono stati i System of a down, che hanno iniziato la loro carriera alla grande, ma si sono sciolti praticamente subito. Sono sicuro che ne sto dimenticando qualcuno, ma non credo che cambi molto la sostanza del mio discorso.

La mia domanda é: tra 10 anni chi avremo come headliner nei festival? Seguita da: esisteranno ancora i grandi festival? Per assistere ad un grosso evento come il Rock in rio, dovremo aspettarci che Bruce Dickinson tiri la carretta correndo da una parte all’altra del palco a 60 anni suonati (cosa in cui spero, francamente) o vedere Ian Gillan cantare sulla sedia a rotelle e Jimmy page suonare in streaming dalla casa di riposo?

Di chi sia la colpa non lo so. Sará la mancanza di nuovi talenti? Tutto é giá stato detto? Mondo discografico cambiato (in peggio)? C’é da dire che una volta MTV passava in rotazione ottima musica mentre se la accendiamo oggi…Beh io non lo faccio neanche piú da molti anni.

Come la pensate? Dite la vostra.

font: http://www.giventorock.com/2012/06/opinione-il-rock-sta-morendo.html

Il difensore dei diritti dei Mapuches è morto: il corpo ritrovato è di Maldonado…

Il difensore dei diritti dei Mapuches è morto: il corpo ritrovato è di Maldonado…

Tutti ne erano certi, ma la famiglia aveva chiesto silenzio in attesa della prova provata. Che purtroppo è arrivata: il cadavere trovato martedì scorso nel fiume Chubut è proprio di Santiago Maldonado, l’attivista per i diritti civili e dei Mapuches di cui non si avevano più notizie dallo scorso 31 luglio.
“Sì, è Santiago, lo abbiamo riconosciuto dai tatuaggi”, ha detto il fratello Sergio parlando con la gente davanti agli uffici giudiziari di Buenos Aires dove da ieri era in corso l’autopsia.
Ora la certezza è che l’attivista sia morto. Da stabilire ancora è la causa, anche se (al di là di ciò che verrà accertato dai medici) sono ai più evidenti le responsabilità della Gendarmeria che ha caricato con violenza i manifestanti e – forse – infierito sull’attivista.
Santiago Maldonado, 28 anni, era stato visto l’ultima volta il 1 agosto scorso in Patagonia, mentre veniva arrestato dalla polizia paramilitare intervenuta per disperdere una marcia di protesta del gruppo indigeno Mapuche. I Mapuche rivendicano da anni le terre acquistate da Luciano Benetton, proprietario di 900.000 ettari di terreno in Patagonia. Il cadavere di Maldonado è stato ritrovato mercoledì scorso in un fiume nel Sud dell’Argentina e la sua famiglia lo ha riconosciuto ieri, a due giorni dal voto. In un Paese segnato dalla repressione della dittatura militare (1976-1983) e da oltre 30.000 desaparesidos, la scomparsa del giovane ha suscitato forte indignazione.
Una volta confermata la notizia che si trattava di Maldonado, decine di persone si sono radunate davanti all’ufficio di medicina legale, dove hanno acceso candele e lasciato fiori e messaggi per la famiglia; i partiti di sinistra si sono ritrovati nella principale piazza della capitale, Plaza de Mayo, per chiedere giustizia, mentre sui social media l’hashtag “Es Santiago” è stato uno dei più usati.
Macri ha cercato di sedare la rabbia contro il suo governo, accusato di aver gestito male la vicenda, telefonando alla famiglia dell’attivista, ma il suo tentativo si è rivelato controproducente. “Mauricio Macri è un ipocrita, chiamare mia madre due giorni prima delle elezioni”, ha detto il fratello maggiore di Maldonado, Sergio, in un’intervista televisiva nel corso della quale ha accusato le autorità di aver ostacolare le indagini sulla scomparsa del fratello e di non aver contattato prima la famiglia.
Il governo di Macri aveva inizialmente cercato di addebitare agli attivisti Mapuche la scomparsa di Maldonado: il ministro per la Sicurezza, Patricia Bullrich, è stato quello più preso di mira dall’opinione pubblica per aver subito cercato di accusare i manifestanti della scomparsa e poi per aver consentito che le indagini venissero affidate alla stessa forza di sicurezza intervenuta durante la protesta.
La tensione per la vicenda è tanto alta nel Paese che i principali partiti politici avevano immediatamente sospeso la campagna elettorale dopo il ritrovamento del corpo. Anche Diego Diego Maradona aveva puntato il dito contro il presidente per la scomparsa di Maldonado, registrando un breve filmato diventato subito virale il mese scorso in cui affermava: “Macri, libera Maldonado!”
Stando a un sondaggio apparso giovedì scorso sul quotidiano Clarin, la vicenda Maldonado peserà sul voto a discapito del governo che invece conta su queste consultazioni per rafforzare la propria maggioranza e proseguire le riforme avviate finora. Al potere dal dicembre 2015, la coalizione di centro-destra ha infatti potuto contare solo su 87 deputati su 254 e 15 senatori su 72, ma è riuscita a governare dando vita ad alleanze su punti programmatici.
“Siamo all’inizio di un lungo cammino”, ha detto in un comizio il presidente, molto attivo durante la campagna elettorale, facendo riferimento alle dolorose riforme economiche adottate dall’inizio del mandato. La crescita economica è ripartita nel Paese e potrebbe toccare il 3% in 2017, dopo una recessione di oltre il 2% nel 2016. Per l’economista Hector Rubini “queste elezioni sono cruciali per il medio e lungo termine: l’Argentina è ancora percepita come un paese a rischio, perché deve ancora fare delle riforme per offrire maggiori garanzie agli investitori stranieri”. Una vittoria netta della coalizione al potere potrebbe rassicurare le aziende straniere, anche riguardo a un possibile ritorno dell’ex presidente Cristina Kirchner.
Kirchner, una delle voci più critiche di Macri, è infatti in corsa per un seggio in Senato, nonostante le inchieste per corruzione che la vedono protagonista. La 64enne ha dominato la vita politica argentina per anni, prima al fianco del marito Nestor, quindi alla guida del Paese per 12 anni, prima di lasciare nel 2015. Un seggio al Senato le risparmiarebbe il carcere in caso di condanna, ma secondo i suoi sostenitori le potrebbe anche aprire il cammino alle presidenziali del 2019…

La ribellione di Geronimo per vendicare la sua famiglia

La ribellione di Geronimo per vendicare la sua famiglia

La ribellione di Geronimo cominciò quando nel 1851 la sua intera famiglia venne sterminata dall’esercito messicano. La sua gente, gli apache, erano stati invitati dal governo ad accamparsi dentro i suoi confini per commerciare. In realtà si trattava di una trappola. Mentre molti uomini, tra cui Go-Klha-Ye (il vero nome di Geronimo) avevano raggiunto la più vicina città, Kasyeh, per scambiare prodotti, i soldati messicani raggiunsero l’accampamento e tra gli altri uccisero sua madre, sua moglie e i suoi tre giovani figli.

Da allora li odiò senza tregua. Per vendicare il massacro di Kasyeh molti apache scesero sul sentiero di guerra. Geronimo, questo poi il nome che gli diedero i messicani, partecipò alle prime razzie al seguito dei grandi capi come Mangus Colorado, Cochise, e Whoa, per poi diventare nel corso degli anni una delle guide più autorevoli del suo popolo.

Era nato in Arizona nel 1829, tra gli apache Bedonkohe Ndehndahe, per poi unirsi ai Chiricahua.
“Il Sognatore”, così lo chiamavano gli altri apache considerandolo capace di predire il futuro, fu probabilmente uno sciamano prima di essere un capo guerriero. Le sue scorribande in territorio messicano, la sua astuzia e il suo coraggio gli fecero guadagnare il rispetto e l’ammirazione della sua gente. A differenza di altri capi si dimostrò sempre restio a fidarsi dei bianchi e cercò spesso di ingannarli, più volte venendo meno anche alla parola data, fatto unico tra i suoi.
Era convinto che occorresse ripagarli i bianchi con la loro stessa moneta.

Ed effettivamente fin dall’arrivo dei primi soldati, nei territori apache le autorità degli Stati Uniti
fecero tutta una serie di promesse che poi disattesero costantemente. Per vent’anni alla guida di guerrieri abilissimi, capaci di sopportare il caldo del deserto, la sete e la fame, di percorrere, anche a piedi, decine e decine di miglia al giorno, Geronimo combatté aspramente i bianchi fino a che ne ebbe la forza. A fasi alterne accettò di rientrare nelle riserve in cui gli apache vennero confinati ma più volte vi fuggì per tornare alla guerriglia, diventando una vera e propria ossessione per gli alti comandi militari statunitensi.

Solo il 4 settembre 1886, dopo una lotta pluridecennale, Geronimo, ormai alla guida di un gruppo stremato e senza prospettive di sopravvivenza, decise di arrendersi.
Fu l’ultimo “grande capo” a cedere le armi.
Il governo americano fece pagare duramente agli apache la loro accanita resistenza. Li spedirono dall’altra parte del paese, prima in Florida, poi in Alabama. Alla fine della deportazione, che si concluse a Fort Still, in Oklhaoma, gli apache erano rimasti un quarto del loro numero originale.

Negli ultimi anni della sua vita Geronimo non ebbe lo stesso comportamento indomito che aveva avuto da uomo libero. Anzi a tratti i suoi atteggiamenti verso le autorità furono controversi e poco “onorevoli”. Cercò di sfruttare la sua fama per fare guadagni facili, che va detto in diverse occasioni, ridistribuì anche tra la sua gente e si piegò a partecipare a esposizioni universali e manifestazioni pubbliche. Morì prigioniero a Fort Still, nel 1909, ormai solo e molto vecchio.