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La cultura del nemico

La cultura del nemico

Spesso il nemico si costruisce quando una società attraversa un momento di crisi, di mancanza di stabilità, in circostanze storiche caratterizzate ad esempio dalla scarsità di risorse alimentari, dalla necessità di conquistare nuove terre a seguito di un incremento demografico oppure ancora in presenza di profonde crisi economiche o sociali per le quali non si riesce a trovare soluzioni credibili. Allora avere a disposizione un nemico consente di veicolare le proprie frustrazioni, timori, odi e paure. Il nemico permette di avere qualcuno contro cui lottare, è qualcuno che si vuole conquistare, è il capro espiatorio di una situazione di crisi che si sta vivendo come popolo e/o come individui. Più ancora, identificare un nemico chiaro e condiviso crea “gruppo”, accresce l’identità di un popolo e lo rende più coeso, governabile, manovrabile. Sempre, ovunque.
Costruendo i propri nemici, tutte le società, la nostra compresa, definiscono se stesse, i propri confini culturali, etici e morali, il proprio valore e coraggio e si definiscono per opposizione: esse sono ciò che il nemico non è. Un ruolo fondamentale nel processo di definizione del nemico è giocato dai media, dalla cultura e, nei regimi totalitari, anche dalla scuola e dalla propaganda. La scelta del nemico cade facilmente su chi è altro, diverso: è una scelta più semplice perché in questo modo il nemico diventa immediatamente riconoscibile, si materializza e mobilita le masse. Nel ventennio fascista, in Italia, il nemico era la persona antifascista, ebrea, con disabilità fisiche o mentali o appartenente a minoranze etniche. Oggi il nemico è indicato, a seconda della circostanza e del punto di vista, nella persona immigrata, omosessuale, meridionale ecc.

Fonte: Julian Beck