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Il rapimento di silvia romano e reazioni subumane dalle fogne

Il rapimento di silvia romano e reazioni subumane dalle fogne

“Spero che quei selvaggi le insegnino le buone maniere sessuali”. E’ uno dei tanti post beceri sul rapimento di Silvia Romano, cooperante della Onlus Africa Milele, rapita ieri sera in Kenya. La 23enne è stata sequestrata da un commando di uomini armati a Chakama, nella contea di Kilifi, a circa 70 chilometri da Malindi. “Con tutti i poveri italiani che vivono in strada, dormono nei cartoni e non hanno cibo…” scrive Patrizia da Albenga. “Poteva restare qui e occuparsi di aiutare loro! Certo la bontà in casa propria non paga” aggiunge, definendosi come una ‘Libera pensatrice’ di professione. “C’è voluta andare lei”, “se l’è cercata”, “stava a casa e non succedeva”, “in primis alla sua salute doveva pensarci la ragazza stessa” suggerisce Luigi che sulla sua pagina dichiara di lavorare al ministero della Difesa, mentre la bionda Giuseppa interviene con le maiuscole, in pratica urlando su Fb, “Cosa vuole? Tenetevela”.

A preoccupare pare non sia tanto la sorte della ragazza quanto i soldi, un eventuale riscatto. “Lo Stato non deve pagare per una scriteriata in cerca di emozioni forti” sostiene la signora Fanny, sempre su Facebook, ma anche i cinguettii sono dello stesso tenore. “Il problema è andare a fare volontariato in zone pericolose e pretendere che sia il Governo a risolvere i casini” twittano in tanti preoccupati non tanto per la vita della ragazza, quanto per “chi pagherà alla fine?”. “Per me non hanno tutti i torti – conclude Maria -. Chissà quanto ci costerà tirarla fuori”

Ma ora per favore non date la colpa a salvini, a soros, al pd, ai clandestini, perchè essere idioti oggi più che mai è una scelta non una imposizione

Nessuna giustizia per riccardo magherini

Nessuna giustizia per riccardo magherini

La Corte di Cassazione ha oggi annullato la condanna ai tre carabinieri per la morte di Riccardo Magherini perché “il fatto non costituisce reato.”
Nel luglio del 2016 il Tribunale di Firenze aveva condannato i tre carabinieri imputati per omicidio colposo nell’ambito del processo per la morte di Riccardo Magherini, 40enne fiorentino deceduto nella notte tra il 2 e 3 marzo 2014 durante un arresto in una strada del centro di Firenze.
La notte del 3 marzo 2014, a Firenze, in pieno centro storico, Riccardo, padre di un bimbo di due anni, muore stroncato da un arresto cardiaco mentre tre carabinieri lo tengono bloccato a terra. Come Federico Aldrovandi anche, ‘Richy’ è morto per ‘asfissia posturale’ mentre gridava: “Aiuto! Ho un figlio!”. Ma i segni sul suo corpo raccontano di violente percosse ricevute proprio mentre era immobilizzato, a terra ed a pancia in giù. “I carabinieri gli tiravano calci e Riccardo urlava di essere un bravo ragazzo, che non aveva fatto niente e che aveva figli mentre due persone incitavano ‘Dagliene ancora’ “. Cosi’ il racconto del testimone principale della vicenda di Magherini, Matteo Torretti, che aggiunge ” i militari hanno tirato calci a Riccardo: cinque all’addome e due in faccia”. Torretti racconta l’azione dei militari: “I carabinieri lo hanno accerchiato, poi portato in ginocchio e buttato a terra, dopodiche’ gli sono saliti sopra fino ad averlo letteralmente schiacciato”. “Il carabiniere piu’ anziano – continua – era su Magherini schiacciandogli la testa con due mani e teneva un ginocchio sul collo”. Poi descrive l’atteggiamento di Riccardo: “Agitato, ma non aggressivo. Ha anche liberato le braccia – continua il testimone – poteva colpire qualcuno ma non l’ha fatto”. Quando Torretti suggerisce ai carabinieri di non tirare calci, bensi’ di chiamare un’ambulanza per sedare Magherini, i militari rispondono dicendogli di “non rompere i coglioni”. Poi prendono le sue generalita’, e alla domanda di Torretti ‘Tutto a posto?’, rispondono: “Se e’ tutto a posto lo decidera’ il maresciallo”. Quando sente arrivare l’ambulanza, Torretti si allontana. Di li’ a poco, iniziano le manovre di rianimazione del personale paramedico ma per Riccardo, ormai, non c’è più niente da fare.

Carrefour capofila dello sfruttamento (mentre i vip festeggiano)

Carrefour capofila dello sfruttamento (mentre i vip festeggiano)

Una catena di supermercati multimiliardaria come Carrefour Italia, capofila dello sfruttamento dei suoi dipendenti e dei lavoratori dei campi, pioniera del 7 giorni su 7 e 24/24h senza alcun rispetto neanche dei ritmi biologici umani, ha permesso ieri sera lo svolgimento della festa di compleanno di Fedez all’interno di un suo negozio.

Cibo lanciato a terra, gente nei carrelli con le scarpe, bibite bevute e poi rimesse con nonchalance al proprio posto, verdure strusciate su seni e fondoschiena, panettoni presi a calci sono solo alcune delle scene raccapriccianti condivise sui social dagli invitati.

Il festeggiato è corso subito ai ripari: da un video trapela il labiale in cui chiede alla moglie “dico che lo diamo in beneficenza?”. Due instastories in cui parla di moralisti e indignati, un paio di scuse, un’ora di assenza dai social ed è tutto ok. Perché è questo quello che siamo per la classe parassitaria di questa società: subumani a cui dare in beneficenza i loro scarti per sistemarsi la coscienza. E chissene se i genitori che comprano al supermercato il cibo per sfamare i loro bambini dovranno prendere dagli scaffali verdure e confezioni aperte e strusciate sui loro deretani.

La cosa che va sottolineata però non è tanto lo scempio e la totale mancanza di rispetto per un bene primario come il cibo, per i lavoratori che avranno dovuto pulire e sistemare: questi tamarri milionari (tragicamente esempio e ispirazione per decine di migliaia di ragazzini) sono solo il sintomo di una malattia.

La malattia è un sistema economico che permette lo sfruttamento dei lavoratori dell’agroalimentare, sottomessi al caporalato, alle mafie, costretti a vivere in condizioni pietose per due spicci. Lo sfruttamento di commessi e cassieri che lavorano con turni massacranti. Ma anche un sistema che permette che metà mondo faccia la fame e la sete, mentre l’1% ne detiene la ricchezza complessiva.

E non c’è niente di più esplicativo per spiegare la sostanza del capitalismo: l’immagine di un lavoratore che si spezza la schiena sotto il sole che si infrange contro quella di una parassita milionaria in un carrello, con il cibo spalmato addosso. Mi basta guardare questa immagine per capire che non c’è niente di più attuale della lotta per rovesciare questo sistema.