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Guerra e manipolazione dell’informazione

Guerra e manipolazione dell’informazione

Nell’era di internet, sempre più persone possono avere accesso a fonti di informazione alternative a giornali e televisioni, e farsi quindi una propria idea su ciò che accade nel mondo; ma i grandi media mainstream rimangono ancora la fonte di informazione primaria per la maggior parte delle persone. Per questo è importante sapere come funziona il mondo dell’informazione e conoscere i meccanismi di manipolazione che vengono quotidianamente utilizzati per influenzare le masse.

Innanzitutto occorre fare una distinzione tra comunicazione e informazione. Il vero giornalismo informa, o meglio dovrebbe informare. Purtroppo però, nella maggior parte dei casi, non informa ma semplicemente comunica ciò che vuole il potere, al fine di condizionare le menti – e di conseguenza le scelte – dei cittadini. Basta sfogliare un qualsiasi quotidiano per rendersi conto che è quasi interamente composto da notizie che in realtà non sono notizie ma solo propaganda.
Inoltre è curioso notare come molto spesso, nel trattare un medesimo evento, i giornali sembrino un po’ tutti uguali, indipendentemente dal loro colore politico. Questo avviene perché, come vedremo meglio dopo, attingono tutti dalle stesse fonti; o meglio, dalla stessa “fabbrica” di notizie, perché di vera e propria creazione delle notizie si tratta.

Ma come avviene questa manipolazione dell’informazione? Si tratta di un meccanismo sofisticato, con delle tecniche ben precise. Una di queste è il cosiddetto frame, ovvero la creazione di una “cornice mentale” attraverso la quale ci si forma un’opinione in merito a un determinato fatto: tutto quello che rientra dentro la cornice – che sia vero o no, non è importante – rafforza una determinata visione del mondo radicata nella mente; al contrario, la mente tende a scartare o a ignorare tutto ciò che esce da quella cornice, anche se si tratta di una notizia vera. Ogni giorno creiamo continuamente dei frames su qualsiasi argomento: è un meccanismo psicologico innato nell’essere umano; ma nel caso dell’informazione, si tratta di una tecnica specifica messa in atto allo scopo di manipolare l’opinione pubblica, creando una percezione falsata e deviata della realtà. I media, anziché fare informazione per permettere ai cittadini di crearsi un’opinione autonoma, utilizzano e riproducono continuamente lo schema del frame.

La figura centrale di questo processo è lo spin doctor. Si tratta di un esperto di comunicazione – sottolineiamo di comunicazione, non di informazione – che lavora come consulente per conto di personaggi politici, istituzioni, stati, multinazionali, ecc… con il compito di creare una determinata immagine del politico (o dell’istituzione, o dello stato, o dell’azienda) in modo da fargli ottenere consensi. Lo spin doctor conosce sia le tecniche giornalistiche e di comunicazione, sia le tecniche psicologiche per orientare le masse; è lui che decide gli argomenti di cui tutti i media parleranno, e il modo in cui ne parleranno. Lo spin doctor è, di fatto, un manipolatore delle informazioni e delle masse.
Uno dei primi spin doctors fu Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud vissuto nel XX secolo. Egli applicò, oltre agli studi di psicologia sociale, anche le teorie psicanalitiche dello zio al campo della manipolazione delle masse. È considerato il padre della moderna propaganda e a lui si ispirò Joseph Goebbels, il ministro nazista a cui si deve la famosa frase: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”; frase che è considerata il sunto di tutte le tecniche di propaganda.

Bernays fu anche il teorizzatore delle moderne relazioni pubbliche. E qui arriviamo a un altro punto centrale della nostra analisi sulla manipolazione dell’informazione. Prima abbiamo accennato al fatto che i media trattano gli argomenti in modo pressoché identico, perché attingono tutti dalle stesse fonti. La maggior parte delle volte si tratta di fonti istituzionali. Questo avviene sia nel grande (basta sfogliare le pagine dedicate alla politica nazionale e internazionale in un qualsiasi giornale), sia nel piccolo per quanto riguarda la cronaca locale. Per anni ho lavorato come cronista per un quotidiano locale: il 90% delle notizie, forse anche di più, provengono direttamente o indirettamente dalle istituzioni; dai comunicati stampa del sindaco ai cosiddetti “giri di nera” (telefonare quotidianamente a questure, commissariati, ospedali, ecc… per sapere se è successo qualcosa).
Applicando questa osservazione a livelli più alti, possiamo prendere ad esempio il generale statunitense Schwarzkopf durante la prima Guerra del Golfo: egli convocava ogni giorno i giornalisti dando loro le uniche notizie e immagini disponibili del conflitto, che quindi non erano imparziali ma provenivano da una fonte istituzionale; quelle notizie e immagini venivano mandate in onda dalla CNN e riprese da tutti gli altri media mondiali. Il fatto che provenissero dalla conferenza stampa indetta dal generale americano a capo dell’operazione militare, fa ben capire quanto l’informazione che i cittadini ricevevano fosse manipolata in partenza.

Oltre e al di sopra delle istituzioni per cui lavorano, abbiamo però le agenzie di pubbliche relazioni, che sono specializzate nella fabbricazione delle notizie. Tra le più grandi agenzie di PR al mondo ricordiamo la Hill & Knowlton e la Ruder Finn. Esse hanno diffuso quasi tutte le notizie – rivelatesi poi, appunto, inventate – che sono state usate dai governi come pretesto per scatenare guerre. E qui arriviamo a un punto importante della manipolazione dell’informazione: il legame tra giornalismo e guerra. La guerra, per gli interessi e le implicazioni che porta con sé, è forse il campo primario dove vengono applicate le tecniche psicologiche e giornalistiche che abbiamo descritto.

Possiamo fare alcuni esempi notizie inventate e messe in giro dalle agenzie di pubbliche relazioni, riprese poi dai media di tutto il mondo e propagate come vere.
Nel 1991, durante la prima guerra in Iraq, venne diffusa la foto di un cormorano incatramato nel Golfo Persico. La foto venne utilizzata in funzione anti-Saddam, per dimostrare che il dittatore stava aprendo le pompe di petrolio creando così un disastro ambientale; in realtà in quella stagione non c’erano cormorani nel Golfo, e infatti poi si scoprì che la foto era stata scattata altrove. Inoltre vennero diffuse delle riprese televisive di altri cormorani ricoperti di petrolio: anche quelle si scoprì essere false, create ad hoc dall’agenzia Hill & Knowlton.
Un altro episodio che contribuì alla creazione del consenso dell’opinione pubblica attorno alla Guerra del Golfo, fu quello dei bambini strappati alle incubatrici dai soldati iracheni, che “li scaraventarono a terra lasciandoli morire sul pavimento”. La storia fu raccontata nel 1990 da una giovanissima infermiera kuwaitiana davanti al Congresso americano. Dopo questa toccante testimonianza fornita dalla ragazza in lacrime, il Senato USA approvò l’invasione dell’Iraq. Ma la notizia era stata fabbricata dalla Hill & Knowlton e l’“infermiera” era in realtà la figlia quindicenne dell’ambasciatore del Kuwait negli Stati Uniti.

Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono tantissimi, sia nel passato che nel presente. È importante conoscere le tecniche di manipolazione e comprenderne i meccanismi, perché la “guerra dell’informazione” coinvolge tutti noi ogni giorno, ed è su questa guerra che si fondano i conflitti e le crisi internazionali. Internet non è esente dagli schemi appena illustrati: tutto ciò che abbiamo descritto è applicabile non solo ai media tradizionali, ma anche alla Rete.

I cambiamenti climatici? Colpa di Satana! La teoria di Cristiano Ceresani del ministero della Famiglia

I cambiamenti climatici? Colpa di Satana! La teoria di Cristiano Ceresani del ministero della Famiglia

I cambiamenti climatici? Colpa di Satana che agisce come forza trascendente nel cuore dell’uomo. A sostenere questa tesi audace sul riscaldamento globale è Cristiano Ceresani, il capo di gabinetto del Ministero per la Famiglia e le disabilità, che ospite a Uno Mattina, fornisce una sua personale visione racchiusa nel libro ‘Kerygma, Il Vangelo degli ultimi giorni’.

Su Rai uno si parla di surriscaldamento globale e i conduttori della trasmissione chiedono a Ceresani se sia o meno colpa dell’uomo. Il capo gabinetto risponde:

“È ovviamente colpa dell’uomo, della sua incuria, della sua avarizia, della sua ingordigia. Se abbiamo calpestato questo pianeta che è l’unico che abbiamo e che non possiamo sostituirlo è colpa dell’uomo. Ma nell’uomo, come nella storia umana, agisce la tentazione, parliamo di forze trascendenti”.

Nella perplessità generale, Ceresani continua:

“Nel cuore dell’uomo agisce la tentazione. Io nel libro cerco di spiegare come il fatto che Satana negli ultimi tempi che precedono la parusia sarà scagliato sulla Terra con grande furore sapendo che gli resta poco tempo, proprio per prendere di mira il creato e la creazione è un dato teologico. Dinanzi a questo dato teologico, io faccio delle domande dico: perché ci viene rivelata questa cosa? Cioè, perché andando a leggere nelle scritture questo tema dello sconvolgimento finale viene evocato? Lo paragono a quel che accade oggi, e quel che accade è oggi è qualcosa del tutto inedito nella storia dell’umanità, che non è mai accaduto e gli scenari che abbiamo ce li hanno raccontati prima, sono molto molto pericolosi per la sopravvivenza del genere umano”.

In poche parole, quindi, Satana attraverso l’uomo crea i cambiamenti climatici che a sua volta sarebbero da attribuire alla fine dei tempi e alla venuta di Cristo sulla Terra. Quello che la Bibbia chiama “il demonio della Parusia”, secondo Ceresani, sarebbe proprio il disastro ecologico.

E noi, che pensavamo che il riscaldamento globale fosse la conseguenza di erosione e consumo del suolo, consumismo, allevamenti intensivi etc etc. Anche il mondo dei social si è scatenato sotto l’hastag #Satana, centinaia di tweet ironici tra chi invoca l’esorcista per le previsioni meteo e chi dà la colpa alla famiglia Adams per il buco dell’ozono.

Fonte: greenme

Italia: dal 2000 400 euro di paga in più all’anno, in Francia 6000

Italia: dal 2000 400 euro di paga in più all’anno, in Francia 6000

Se nel 2000 il salario medio italiano rappresentava l’83% di quello tedesco, nel 2017 è sceso al 74%.

Tra il 2000 e il 2017 il salario medio annuo degli italiani è aumentato solo dell’1,4% in termini reali, vale a dire poco più di 400 euro annui, 32 in più al mese se considerati su 13 mensilità. Sono i dati del 52esimo rapporto dell’istituto di ricerca Censis.

Nei 17 anni in questione gli italiani si sono arricchiti molto meno degli altri popoli europei. Basti pensare che in Germania l’incremento è stato del 14% (quasi 5000) e in Francia del 20% (oltre 6000). Quindi, se nel 2000 il salario medio italiano rappresentava l’83% di quello tedesco, nel 2017 è sceso al 74%.

fonte:https://www.tvsvizzera.it/tvs/tutte-le-notizie-in-breve/italia–dal-2000-400-euro-di-paga-in-pi%C3%B9-all-anno–in-francia-6000/44602166?utm_campaign=own-posts&utm_source=facebook&utm_medium=socialflow&utm_content=o&fbclid=IwAR3_jgQTKiiTI5bs0DyykZ8WAb_DsVUGZVpjYmrvcSmZiY_gLvoaWWIFJp4