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Gli ambientalisti comprano le dune di Chia in Sardegna per mantenerle libere e gratuite

Gli ambientalisti comprano le dune di Chia in Sardegna per mantenerle libere e gratuite

Le dune di Chia in Sardegna sono salve grazie agli ambientalisti del Gruppo intervento giuridico che ne hanno acquistato ben 4 ettari per mantenerle libere e gratuite!

Sono il simbolo della bella isola sarda e per far sì che rimanessero libere, gratuite e accessibili a tutti, gli ambientalisti le hanno comprate per 100mila euro prima di un privato.

La zona è quella di Su Giudeu che vanta acqua cristallina, sabbia finissima incastonata nelle caratteristiche dune collocate prima dell’area demaniale non acquistabile.

Perché sono state acquistate? Per evitare che finissero in mano a investitori stranieri e che magari venissero recintate per essere trasformati in lidi privati.

“È un regalo ai nostri figli e ai nostri nipoti abbiamo vinto la concorrenza di alcuni investitori arabi. Lo abbiamo fatto per tutelare l’ambiente e la nostra identità: non volevamo che, come successo da altre parti in Sardegna, ci fosse impedito di godere appieno dei nostri tesori relegandoci magari dentro un recinto”, spiega Stefano Deliperi del Gruppo d’intervento

“Chi ce le ha vendute le ha ricevute in eredità. E arrivano quasi sino al mare. La parte di demanio è una striscia di uno o due metri”. Gli ambientalisti hanno versato una caparra. E definito il preliminare. Ora, però, per tenersi strette le dune di Chia, occorre l’aiuto di tutti i sardi”, chiosa.

Fonte:greenme

“Ci state rubando il futuro”, greta la 15enne che ha zittito i leader della cop24

“Ci state rubando il futuro”, greta la 15enne che ha zittito i leader della cop24

“Ci state rubando il futuro”. Ha le idee chiare Greta Thunberg che, a soli 15 anni, è salita sul palco della Cop24 e si è scagliata contro i leader mondiali di quasi 200 paesi. La conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento di Katowice in Polonia è stata un fallimento. “A me interessa salvare il Pianeta”.

“Mi chiamo Greta Thunberg. Ho 15 anni. Vengo dalla Svezia. Parlo a nome di Climate Justice Now. Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo paese e non importa quello che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”, si presenta così davanti ai leader del mondo, la ragazzina indicata dal Timenella lista delle teenager più influenti al mondo del 2018.

Attivista per l’ambiente, tenace, combattiva e senza paura di dire ciò che pensa.

“E se alcuni bambini in tutto il mondo ce la fanno anche quando gli viene negato l’accesso alla scuola, allora immaginate cosa potremmo fare tutti insieme se solo lo volessimo davvero. Ma per farlo, dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto possa essere scomodo”, dice Greta.

Si è seduta accanto al Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres e ha invitato il mondo intero “a rendersi conto che i nostri leader politici ci hanno deluso, perché siamo di fronte a una minaccia esistenziale e non c’è tempo per continuare su questa strada folle”.

“Poiché i nostri leader si comportano come bambini, dovremo assumerci le responsabilità che avrebbero dovuto assumersi loro da tempo”, spiega durante il suo discorso e ancora: “Non siamo venuti qui per chiedere ai leader mondiali di prendersi cura del nostro futuro. Ci hanno ignorato in passato e ci ignoreranno di nuovo. Siamo venuti qui per fargli sapere che il cambiamento sta arrivando, che la cosa gli piaccia o no. La gente sarà all’altezza della sfida”.

E ancora:

“Mentre il mondo consuma circa 100 milioni di barili di petrolio al giorno, non ci sono politiche per cambiare questa situazione. Non ci sono politiche per tenere quel petrolio nel terreno. Quindi non possiamo più salvare il mondo giocando secondo le regole, perché le regole vanno cambiate”.

Greta è già conosciuta a livello internazionale per gli scioperi climatici settimanali fuori dal parlamento svedese. Dopo l’estate svedese più calda della storia, salta la scuola una volta a settimana per parlare con i politici dei cambiamenti climatici.

Ecco uno stralcio del suo lungo discorso:

“Parlate solo di andare avanti con le stesse cattive idee capitaliste che ci hanno portato in questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturo per dire la verità? Ci lasciate anche questo di peso.

Ma non mi interessa essere popolare. Mi interessa la giustizia climatica e salvare il pianeta. La nostra civiltà viene sacrificata per l’opportunità di un numero molto ridotto di persone di continuare a fare enormi somme di denaro.

La nostra biosfera viene sacrificata in modo che i ricchi di paesi come il mio possano vivere nel lusso. Sono le sofferenze dei molti che pagano per i lussi di pochi. Nel 2078 celebrerò il mio 75esimo compleanno. Se avrò figli, forse passeranno quella giornata con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse chiederanno perché non avete fatto nulla mentre c’era ancora tempo per agire.

Dite di amare i tuoi figli sopra ogni altra cosa, eppure state rubando il loro futuro davanti ai loro stessi occhi. Finché non inizierete a concentrarti su ciò che deve essere fatto piuttosto che su ciò che è politicamente possibile, non c’è speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi. Dobbiamo mantenere i combustibili fossili nel terreno e dobbiamo concentrarci sull’equità. E se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili da trovare, forse dovremmo cambiare il sistema stesso.

Non siamo venuti qui per chiedere assistenza ai leader mondiali. Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete di nuovo. Abbiamo finito le scuse e stiamo finendo il tempo. Siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alle persone che si ribellano. Grazie”.

Un tenacia che ricorda tanto quella di Julia Hill conosciuta come “Butterfly” Hill, un’attivista ambientalista di fama mondiale, che cerca di unire individui, organizzazioni e comunità per creare soluzioni ambientali e sociali nel rispetto di ogni forma di vita. La sua prima impresa era stata quella di rimanere per 738 giorni, sopra una sequoia per impedirne il taglio.

Fonte:Greenme

Virgilio motta la storia dimenticata tra selfie e strette di mano

Virgilio motta la storia dimenticata tra selfie e strette di mano

Nel 2009 c’era un tifoso dell’Inter che aveva appena steso il suo striscione.
Virgilio Motta si chiamava.
Aveva fondato un gruppo di tifosi chiamati Banda Bagaj: anziani, famiglie e, soprattutto, bambini che vanno allo stadio per sferrare sorrisi e organizzare abbracci.
Quel giorno del 2009 era il giorno del derby e Virgilio Motta aveva portato allo stadio almeno 150 ragazzini.

Nel secondo anello, quello sopra di lui occupato dagli ultras milanisti, avevano appena messo su una coreografia bellissima, di quelle che uno lo capisce subito che siamo al derby; solo che stavolta, a differenza delle altre volte, i tifosi rossoneri non avevano tirato via i grandi striscioni che erano rimasti penzoloni e impedivano ai tifosi dell’Inter che erano nel primo anello di guardare la partita.

Mo perché non li avessero tirati via non è chiarissimo: qualcuno dice che da quando la Fossa dei Leoni, lo storico gruppo ultras che gestiva tutta la Curva Sud, si era sciolta per cose un po’ oscure e legate alla ‘ndrangheta, c’era un po’ di casino per ristabilire le gerarchie.

So cose astruse da curvaroli e magari pure Virgilio ste cose non le sapeva bene.
E non sapeva neppure che se tocchi lo striscione di un gruppo ultras commetti peccato mortale, pure se sta lì appeso e non ti permette di vedere la partita.

E questo accade: qualcuno strappa lo striscione, alcuni ultras del milan se ne accorgono e scendono al primo anello per vendicare l’imperdonabile offesa. E picchiano gente un po’ a casaccio, gente normale, tifosi normali, non ultras come loro.

Virgilio si trova in mezzo e viene colpito da un cazzotto che gli fa esplodere il bulbo oculare e lo lascia cieco da un occhio. Per sempre.

Il processo dura qualche mese e trova il colpevole che viene condannato in primo grado a 4 anni e mezzo di prigione.
E al pagamento di 140.000 euro per i danni arrecati.

Ma Virgilio quei soldi non li avrà mai perché i suoi giustizieri sono nullatenenti e lui sperava tanto di averli per provare ad operarsi in America e ritrovare la vista.
Niente.

Virgilio perde il lavoro, cade in depressione e tre anni dopo si ammazza. Si ammazza proprio con le sue mani.

Il condannato invece è vivo e vegeto e oggi si abbraccia e si fa le fotine col Ministro degli Interni e Vicepresidente del Consiglio.

E tutti muti e a votare il decreto sicurezza perché la criminalità fa paura solo quando viene da lontano.
Quando ce l’hai davanti agli occhi, è meglio tenersela abbracciata che non si sa mai.

(Giuseppe Colella)