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La lotta dei Sioux continua, a testa alta

La lotta dei Sioux continua, a testa alta

“Vi esortiamo a sostenerci, con ogni mezzo, contro la decisione di Donald Trump. Stiamo uniti e non cadremo. Continueremo la nostra lotta, a testa alta, per difendere l’acqua pulita, per contrastare i rischi ambientali e proteggere i territori sacri”. E’ questa la prima risposta dei Sioux-Dakota alla sfida, alla dichiarazione di “guerra” di Trump ai nativi.

Il presidente degli Stati Uniti ha firmato l’ordine esecutivo che sblocca i progetti di due grandi oleodotti. Uno è appunto il Dakota Access (Dapl), quello che se attuato violerà la riserva di Standing Rock passando per terre sacre dei Sioux, col rischio di contaminarne le acque potabili e il fiume Mississippi.

L’altro è il Keystone XL, il contestato megaoledotto del consorzio Transcanada, progettato per trasportare 800mila barili di petrolio al giorno dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana, attraversando l’America.

Il Dakota Access è un oleodotto da 3,8 miliardi di dollari della Energy Transfer Partners (di cui Trump è azionista) che era stato bloccato da Obama a fine 2016, dopo mesi di proteste e dure lotte dei nativi e di decine di tribù, con migliaia di ambientalisti al loro fianco, ex militari compresi, che facevano da scudi umani. Polizia e guardie private avevano attaccato i nativi con proiettili di gomma, idranti, cani, spray urticanti. C’erano stati più di 200 arresti.

dakota oggi a cavallo

La decisione di Trump era attesa ed era stata anticipata dal suo portavoce a dicembre 2016, dopo una prima vittoria dei nativi che avevano bloccato il progetto dell’oleodotto.

Ora i Sioux sono pronti a un nuova battaglia. Così hanno risposto al presidente degli Stati Uniti:

“Trump ha annunciato un ordine esecutivo sulla Dapl; non solo viola la legge, ma viola i trattati tribali. Nulla ci dissuaderà dalla nostra lotta per l’acqua pulita. Prenderemo le opportune azioni legali, e continueremo a batterci senza sosta. Vi esortiamo a lottare e supportarci con tutti i mezzi nella nostra lotta contro il gasdotto che pone rischi ambientali gravi. Vi chiediamo inoltre di contattare i vostri rappresentanti al Congresso e far loro sapere che le persone non accettano la decisione. Stiamo uniti e non cadremo”.

dakota defende the sacred

Si prospetta dunque un braccio di ferro lungo e molto duro. A Trump le questioni ambientali non interessano, visto che ha sostenuto di non credere al surriscaldamento globale e ha affermato che oggi “l’ambientalismo è fuori controllo”. Emblematica poi la nomina di Rex Tillerson, ex amministratore delegato del colosso Exxon Mobile, a Segretario di Stato. E come se non bastasse un soddisfatto Trump ha detto “costruiremo questi nuovi oleodotti con acciaio americano”, mentre siglava l’ordine esecutivo di attuazione dei progetti dei due oleodotti davanti ai fotografi.

dakota trump firma

Ovviamente soddisfatte le compagni petrolifere. Jack Gerard, presidente dell’American Petroleum Institute: “Siamo contenti di constatare che il nuovo corso dell’amministrazione Trump riconosce l’importanza delle infrastrutture energetiche e torna a imporre la legge permettendo di terminare i lavori già iniziati”. La guerra è già cominciata.

fonte:http://www.radiopopolare.it/2017/01/la-lotta-dei-sioux-continua-a-testa-alta/

Surriscaldamento, la Terra al punto di non ritorno?

Surriscaldamento, la Terra al punto di non ritorno?
Surriscaldamento,fa sempre più caldo, c’è sempre meno wilderness (un decimo del totale è sparita dal 1990, in poco più di 20 anni) e sempre più anidride carbonica nell’aria. Sono tutti fattori che minano l’ecosistema Terra riducendone la sostenibilità per la vita. Preoccupa in particolare il dato registrato dalla Scripps Institution of Oceanography di 400 ppm (parti per milione) di CO2 alla stazione di misurazione di Mauna Loa nell’intero mese di settembre. Considerando che il livello si abbassa con l’autunno per la riduzione della fotosintesi, c’è da aspettarsi che anche ottobre andrà sopra quota 400. Negli ultimi 20 anni solo quattro volte (2002, 2008, 2009, 2012) ottobre ha fatto registrare valori di anidride carbonica inferiori rispetto al mese precedente. Il 2012 è anche l’anno in cui per la prima volta una regione terrestre, l’Artico, ha oltrepassato le 400 ppm. Cosa ha di tanto brutto questa quota? Significa che il mondo è in ritardo nell’azione di freno delle emissioni dei cosiddetti gas serra – responsabili del surriscaldamento climatico – malgrado l’accordo sul clima, la Cop 21 di Parigi che in questi giorni sta passando alla ratifica in molti Paesi e che prevede di non superare 1,5 gradi di innalzamento medio della temperatura rispetto all’era antecedente la rivoluzione industriale.

In realtà, secondo Robert Watson, già direttore dell’Intergovernmental Panel for Climate Change, il gruppo di lavoro dell’Onu sul clima che ha messo a punto lo studio per il quale è nato l’accordo, ritiene che quell’obiettivo sia stato già mancato e si arriverà a +1,5 gradi già nel 2030 e a +2C nel 2050. Watson e altri scienziati, fra cui l’italiano Carlo Carraro, direttore scientifico della Fondazione Eni ‘Enrico Mattei’, ritengono che se anche tutti gli Stati – quasi 200 i firmatari – rispettassero in pieno gli impegni di Parigi, ciò non basterebbe per restare al di sotto dei 2 gradi. Per centrare l’obiettivo bisognerebbe infatti portare le emissioni globali dai 54 miliardi di tonnellate attuali a 42 miliardi nel 2030, mentre, con i provvedimenti promessi, le emissioni al 2030 sarebbero ancora tra 52 e 57 miliardi di tonnellate. Per raggiungere il risultato prefissato, i governi dovrebbero, secondo Watson, duplicare o triplicare gli sforzi rispetto agli impegni promessi grazie all’accordo parigino.

Le conseguenze del riscaldamento sono catastrofiche e ormai documentate da più studi: estinzione di specie viventi – che potrebbero arrivare a 10mila l’anno secondo stime del WWF – e accelerazione del processo già innescato di estinzioni di massa nella biosfera che potrebbe arrivare a un quarto di tutte le specie, secondo Nature Conservancy, appunto nel 2050; innalzamento del livello dei mari con conseguente allagamento permanente di zone costiere dove abitano decine di milioni di persone, un processo già iniziato per alcune coste basse nel Pacifico; considerando inoltre che il livello si alza anche per lo scioglimento di ghiacci su terraferma, come in Groenlandia e Antartide, non scenderebbe più anche se l’aumento della temperatura fosse contenuto sotto i 2 gradi; alterazione delle catene trofiche che spezzano la circolarità della catena alimentare in cima alla quale si colloca la specie umana; acidificazione degli oceani che hanno finora assorbito gran parte della CO2 immessa nell’atmosfera e crollo delle popolazioni ittiche oggi risorse alimentari di centinaia di milioni di persone. Il sito Motherboard ricorda le molte prove dei disastri associati al surriscaldamento climatico, come lo sbiancamento del corallo. Al peggioramento della qualità dell’aria sono associate inoltre diverse patologie respiratorie: secondo il rapporto pubblicato a giugno dall’International Energy Agency, a livello globale l’inquinamento causa 6,5 milioni di decessi l’anno ed è il quarto fattore killer per gli esseri umani.

I Moso: Un’antica società anarchica e felice: (rapporti liberi, niente matrimonio, niente violenza domestica)

I Moso: Un’antica società anarchica e felice: (rapporti liberi, niente matrimonio, niente violenza domestica)

Chi sono i Moso e dove vivono? 

«I Moso sono una minoranza etnica matriarcale e matrilineare, che vive nelloYunnan» (yun = nuvola; nan = sud), provincia sud-occidentale della Cina, situata ai piedi dell’Himalaya, ai confini con il Tibet, in un paesaggio di valli e montagne attraversato dal fiume Yangtze. Un’unica strada conduce al lago Lugu, “lago Madre” nella lingua dei Moso, a 2.700 metri sul livello del mare.

A 300 km vive la società dei Naxi (si pronuncia “nasci”), imparentata con i Moso, ma occorrono 7 ore di auto per arrivarci.

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Originariamente anche i Naxi erano una società matriarcale:
ma non lo sono più da alcuni secoli, perché, più esposti dei Moso all’influenza delle varie dinastie imperiali cinesi che si sono succedute e che hanno imposto le loro leggi, compreso l’obbligo del matrimonio. Anche ai Moso fu imposto il matrimonio, ma con la morte di Mao Tse Tung, la prescrizione non fu più osservata e si tornò all’usanza matriarcale.

All’ingresso del villaggio principale campeggia la targa di benvenuto, che recita in cinese e in inglese: “Benvenuti nel Paese delle Donne”.

Inizia da qui il viaggio nella vita quotidiana dei Moso.
Immagine correlataLe case sono costruite interamente in tronchi di legno e si compongono di una stanza comune, detta Meng Low, che è anche la stanza dove si ricevono le visite e dove dorme la “Dabu” la persona che tiene le redini dell’estesa famiglia.

Comunicante con questa, c’è una terza stanza, la “camera dei misteri”, la cui porta è sempre chiusa: qui, si danno alla luce i bambini e si onorano i defunti.

Nella Meng Low ci sono panche basse tutt’intorno, che a sera diventano letti per i bambini che vivono nella casa. Al centro della stanza c’è un focolare costantemente acceso con sopra una marmitta piena di acqua, per avere sempre acqua calda per cucinare, per il tè e da bere, poiché i Moso non bevono acqua fredda.

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La famiglia Moso è una famiglia estesa a discendenza matrilineare: i figli sono della famiglia della madre. Nonostante le donne Moso possano avere due bambini ciascuna (in casi rari, è concesso loro di averne fino a 3), l’indice di natalità resta basso, circa lo 0,8%: in una famiglia moso ci potrebbero essere più donne in età di procreare e se ognuna decidesse di avere due figli, come consentito dal regolamento vigente, ci sarebbero troppi bambini di cui occuparsi.

I bambini considerano le altre donne della famiglia come “madri”, anche se distinguono la madre naturale da queste. Nascere bambina è una benedizione in area moso.

La famiglia:

I Moso vivono nella stessa famiglia fino alla quarta generazione, insieme alla Dabu, la donna più anziana che ricopre il ruolo di capofamiglia. La sua autorità è riconosciuta da tutti i membri del nucleo familiare e la sua elezione è regolata da criteri di meritocrazia: al momento della successione, infatti, la Dabu in carica sceglie colei che prenderà il suo posto tra le donne della sua famiglia più meritevoli per imparzialità, capacità di gestione della casa e dei beni, moralità e rispetto per la persona.

Immagine correlataQuesti elementi determinano l’autorità della Dabu, che non abusa mai del suo potere: le decisioni sono condivise ma lei ha l’ultima parola, e possono coesistere persino due Dabu senza che vi sia competizione tra di loro.

Nonostante l’uomo abbia un ruolo secondario all’interno della famiglia, tuttavia non è oggetto di oppressione da parte delle donne: sa occuparsi molto bene dei figli delle sorelle, costruisce e ripara la casa. Una siffatta distribuzione dei ruoli ne fa una società democratica ed egualitaria. Il matriarcato moso, infatti, non è l’equivalente del patriarcato.

Le attività lavorative:

I Moso sono una società contadina: uomini e donne lavorano indistintamente la terra servendosi di una tecnologia semplice: aratro a trazione animale, per l’aratura, bastone da scavo, per la semina e raccolta manuale del prodotto finale.

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Coltivano principalmente cereali, prodotti orticoli ma non il riso: le risaie non rientrano nella cultura moso, essendo la loro una comunità montana. Si praticano anche la pesca e la raccolta di una particolare pianta lacustre, e del suo fiore, che mangiano insieme alla carne o in zuppe. Per queste attività, i Moso si servono di imbarcazioni scavate a mano da tronchi d’albero (attività di competenza degli uomini), senza motore. L’unica imbarcazione a motore presente sul lago è un natante con funzione di ambulanza, data l’impraticabilità della strada in determinati periodi dell’anno.

La tessitura, praticata dalle donne, e l’oreficeria, praticata dagli uomini, sono tra le attività più diffuse. Negli ultimi anni, però, l’incremento del turismo ha permesso lo svilupparsi di altre attività commerciali. Principalmente sono sorti piccoli ristoranti e pensioncine a conduzione familiare, nei villaggi più facilmente raggiungibili.

Risultati immagini per moso peopleIl turismo porta benessere ma anche le prime avvisaglie di un divario economico tra le famiglie, prima inesistente.

I Moso non lo incoraggiano, però va da sé che se una casa o un ristorante si affacciano sul lago, questi sono maggiormente richiesti dai turisti.

Lo stesso dicasi per i villaggi: quelli prospicienti il lago sono preferiti a quelli situati più all’interno.

Il matrimonio:

«I Moso si amano, ma non si sposano.

Considerano il matrimonio come un attacco alla famiglia stessa». Ecco il centro della cultura moso e della sua peculiarità principale. La cultura moso fa della separazione tra vita sentimentale e vita familiare un principio irriducibile, l’unica eccezione concessa riguarda i funzionari di Stato, i quali hanno l’obbligo di contrarre matrimonio per fini istituzionali.

Le relazioni tra uomo e donna 
avvengono nella più totale libertà sessuale
 
 

soprattutto da parte della donna: non esiste il concetto di proprietà della persona. Le loro relazioni affettive si basano sull’amore, sono disinteressate, non sono vincolate né da legame economico né giuridico.

All’età di 13 anni avviene il passaggio alla vita adulta:
la ragazza riceve il costume tradizionale, che indosserà da quel momento in ogni occasione di festa comunitaria. Riceve inoltre la chiave della “camera dei fiori”, dove porterà il suo innamorato. Anche il ragazzo riceve il costume tradizionale ma non la chiave. Nessun membro della comunità oserà infrangere la privacy degli incontri amorosi.

Quando due persone si piacciono, la donna conduce l’uomo nelle sua stanza dei fiori dalla quale, passata la notte, l’uomo se ne va. Per farvi ritorno il giorno dopo e quello dopo ancora.

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La segretezza accompagna la relazione fin quando non diventa stabile; a quel punto, la donna ne parla alla Dabu che per l’occasione prepara una cena a cui parteciperanno le donne anziane più vicine alla famiglia.

Il legame tra i due innamorati è detto “unione itinerante” proprio per il suo carattere non fisso: è l’uomo a spostarsi nella casa della compagna e vi continua ad andare ogni notte finché c’è amore tra i due.

Quando il sentimento si esaurisce, 
l’uomo torna a dormire nella sua casa materna.
 
 

Immagine correlataL’assenza del matrimonio non ha conseguenze sulla comunità: non vivendo insieme, non ci sono contrasti. Le donne hanno il controllo del proprio corpo e della propria sessualità. I figli appartengono alla famiglia della madre, la loro educazione è affidata alla famiglia, i beni non sono in comune. I bambini non crescono con il padre biologico, anche se egli può vederli e stare con loro quanto vuole. Fino a poco tempo fa, i bambini potevano anche non sapere il nome del loro padre, ma con l’istruzione obbligatoria si è resa necessaria la paternità manifesta per poterli iscrivere a scuola. Questo fatto tuttavia, non è fonte di frustrazione nei bambini, che crescono nell’amore dei familiari e in serenità.

L’infedeltà è anacronistica, dal momento che le coppie non si promettono mai niente a lungo.

La violenza domestica non esiste (al contrario di noi “civilizzati” occidentali…),nessuno è proprietà di nessuno, si appartiene solo alla famiglia materna.

La gelosia è derisa, anche pubblicamente: è un fattore culturale, non naturale. Ciò non vuol dire che tra i Moso non ci sia violenza, ma questa è sporadica: si ha solo dove le coppie si sposano e coabitano!

La violenza non viene occultata, ma è resa pubblica e la gestione del conflitto è regolata da una donna saggia: i Moso sono tolleranti.

 Sono gelosia e violenza 
che generano disordine, nella visione moso.

Maternità:

Tutte le donne svolgono funzione materna verso i figli delle sorelle. I bambini sono considerati la reincarnazione degli antenati e fino a tre anni stanno con la madre, poi si trasferiscono nella Meng Low e dormono con la Dabu fino ai 13 anni. La funzione di padre è svolta dallo zio materno.

In una società matrilineare il padre naturale non ha alcun ruolo, perché non è considerato consanguineo: la consanguineità ha valore sociale e culturale, più che biologico. Ma in nessun caso i bambini sono privati dell’affetto dei padri, né i padri dei figli.



Le istituzioni:

Il capo villaggio è un uomo, il cui compito consiste nel coordinare le decisioni prese dalle Dabu. È un ruolo nominale. 
Nessun regolamento però impedisce alle donne di essere elette.

La religione e il culto dei morti:


Immagine correlata

I Moso praticano una forma sincretica diBuddismo tibetano e dabaismo. La natura è sacra ed è femminile: ovunque si incontrano le bandiere di preghiera colorate, soprattutto nei luoghi più elevati e ventilati. Gamu è la montagna sacra ed è oggetto di culto. I Daba, preti sciamanici maschili, sono i custodi della religione antica e hanno il potere di liberare le donne dagli spiriti maligni: in una prospettiva armonica, rappresentano nella religione quello che le Dabu sono nella società.

Più volte al giorno girano attorno ad uno stupa (monumento funerario) in senso orario facendo ruotare il mulinello di preghiera. I Moso sono unasocietà spirituale, spesso infatti si incontrano donne recitanti preghiere mentre percorrono avanti e indietro le strade del loro villaggio.


Fonte: http://www.conoscenzealconfine.it/i-moso-una-societa-senza-mariti-e-senza-mogli/