Crea sito

Vivere…alternativo

Vivere…alternativo

L’ambizione d’intraprendere un percorso di vita alternativo, sembra contagiare un numero sempre maggiore di persone.

Che si tratti di una comunità di “ardimentosi equilibristi” che hanno scelto di vivere in case sospese fra gli alberi, come accade in Piemonte ed in molti paesi del nord Europa, oppure di semplici ecovillaggi all’interno dei quali sperimentare un’esperienza comunitaria a contatto con la natura, l’ambizione d’intraprendere un percorso di vita alternativo sembra contagiare un sempre maggior numero di persone.

Da un lato la recessione economica e la conseguente progressiva incapacità di costituire un reddito necessario al sostentamento proprio e della famiglia, dall’altro le condizioni sempre più disumane in cui versano le grandi città, soffocate dall’inquinamento e dalla delinquenza, con un tessuto sociale profondamente marcescente, non possono che indurre alla ricerca di una valida alternativa al di fuori delle città.

Ciò nonostante, la maggior parte delle persone sembrano refrattarie (o semplicemente non sono mature) ad una vita comunitaria all’interno di un ecovillaggio, dove spesso gli spazi sono condivisi e le scelte di vita possono apparire troppo radicali.
 Facendo sì che molto spesso il desiderio o la necessità di “cambiare modo di vivere”, non trovino un riscontro praticabile nel mondo reale o almeno non sembrino trovarlo.

Fortunatamente, in realtà, per “cambiare vita” non è indispensabile calarsi in una dimensione comunitaria, vivere sugli alberi o sperimentare case ecologiche di ultima generazione (pur trattandosi senza dubbio di esperienze edificanti), ma può essere sufficiente rompere le catene che ci vincolano ad un tessuto urbano… in via di putrefazione.

Troppo spesso restiamo vittima di un circolo vizioso, all’interno del quale ci vediamo costretti a “guadagnare” cifre elevate che ci consentano di continuare a realizzare il medesimo guadagno, per mantenere lo stesso livello di vita. Il tutto, fra affitti e mutui stratosferici, in un ambiente malsano, sottoponendoci a ritmi massacranti che ci privano del tempo che vorremmo dedicare ai nostri affetti ed ai nostri interessi e dovendo dipendere dal denaro per qualsiasi bene o servizio ci sia necessario.

È invece certamente possibile cambiare dimensione, abbandonare le città, ridurre radicalmente la propria dipendenza dal denaro, riscoprendo un rapporto simbiotico con la natura. Occorre molta decisione ed una certa dose di coraggio, per mettersi in gioco in dimensioni che ci sono sconosciute, per andare a vivere in campagna, montagna, in zone meno care, per sostituire la TV con un orto e prendere coscienza del fatto che non tutto deve essere necessariamente acquistato nelle corsie di un ipermercato.

Tuttavia, aprirsi ad orizzonti che ci sembravano impossibili, può essere più facile di quanto si sospettasse, e spesso si tratta dell’unico modo per ricominciare a vivere, o iniziare a farlo per la prima volta.

Articolo di Marco Cedolin

Fonte: ilcorrosivo.blogspot.it

Aiutiamo il Sistema Bestia a morire.

Aiutiamo il Sistema Bestia a morire.

Aiutiamo il Sistema Bestia a morire.

Tutto ciò che è stato privato della sua vera natura, 
presto o tardi, si estinguerà

Tutto quello che di incomprensibile, oggi, accade sul nostro pianeta e, pertanto, anche nel nostro paese, è il logico risultato e conseguenza di in mondo perduto, che mette in scena l’ultimo atto prima della sua fine.

Un ribaltamento di principi e valori dove, gli ossimori e le eccezioni, hanno soppiantato ogni regola e buon senso, attestandosi a punti di riferimento, relativistici, che hanno il solo scopo di fare precipitare la situazione, imprimendo, ad una tale anomala circostanza, quella spinta necessaria e incontrovertibile, atta a sancire la fine di quest’epoca…

Effetto serra, inquinamento globale, energia nucleare, scie chimiche, bombe intelligenti, vaccini mortali, clonazione, organismi OGM, estinzione di specie animali e vegetali, tumori, depressione, manipolazione, trapianto d’organi, chirurgia estetica…

E tutto quell’infinito luna park di mostruositàche contaminano e devastano il nostro vivere quotidiano, non sono che alcuni degli effetti più evidenti, indotti dalla violazione, dalla profanazione e contraffazione di quell’impianto etico originario, che aveva la funzione di equilibrare, armonizzare e fare interagire fra loro i vari processi vitali (i più diversi), correggendone le storture e limitandone gli eccessi.

Non dobbiamo, dunque, meravigliarci più di nulla, limitandoci a codificare tali incongruità, come gli effetti tecnici e scientifici di una reazione chimica, innescata da una erronea combinazione di elementi impropri e incompatibili fra loro che, per fattori di opportunismo, non ha tenuto conto della loro diversa natura e funzione.

Se avessimo la capacità di astrarci dalla realtà presente (uscendo al di fuori) per gettare uno sguardo disincantato sull’oggi, e sulle aberrazioni e degenerazioni che lo contraddistinguono e caratterizzano, saremmo in grado di comprenderne le logiche, le cause, gli scopi e il suo fine ultimo.

Un tempo, il naturale sentimento di colpa, non era che la spia luminosa relativa ad alcuni comportamenti deplorevoli che, accendendosi, ci segnalava l’erroneità dei nostri atti e pensieri, causa di ingiustizia e di gratuito dolore.

Che futuro può mai avere una società 
che giustifica ogni più turpe desiderio e perversione a fronte di profitti e di potere?
 
 

Oggi, mentre negli individui, delle società moderne relativiste, si è estinto per sempre il timor di Dio, la chiesa cattolica sparisce profitti, impunità, privilegi e vizi con il Sistema Bestia e, senza mai smentire la sua ipocrita doppia natura, in forma di proseliti, lo pretende dagli uomini.

Questo “sentimento di timore”, è sempre stato il fondamento di ogni religione e società umana, senza il quale, tutto trasfigura in commedia, fanatismo e caos. Gli stessi animali lo praticano dall’alba dei tempi e così ogni altra forma di vita – e non solo come atto di umiltà e devozione verso il Supremo Creatore e Padrone, dispensatore di gioia, di misericordia e di speranza, ma come forma di autoconservazione. La sua assenza sarà il motivo, della nostra disfatta!

La condizione in cui riversa oggi il nostro pianeta è paragonabile ad una sorta di coma profondo. Uno stato vegetativo di vita apparente, al quale dovremmo porre fine ma che, diversamente e, oltre ogni ragionevolezza, persistiamo a tenere in vita, torturando e tormentando la sua anima oramai senza speranza.

Non ci resta molto tempo e se, oggi, non aiutiamo il Sistema Bestia a morire, in una sorta di benevola e cristiana eutanasia, ma passivamente prolunghiamo la sua agonia (e quindi la nostra) fino al suo naturale e ineluttabile spegnimento, avremo perso un’ulteriore e ultima occasione di pacificare le nostre coscienze e dare un senso alla nostra esistenza.

Certo, è una medicina molto amara, 
dagli effetti collaterali devastanti, 
ma è la sola di cui disponiamo.
 
 

Il sistema va resettato totalmente e solo dalle sue ceneri, potrà sorgere una nuova alba. E’ quindi il caso di abbandonare il Sistema Bestia a se stesso, al fine di isolarlo e, in seguito, di spegnerlo.

Dobbiamo recidere ogni canale di alimentazione che concorra al suo mantenimento e a rafforzarne il suo potere.

Combatterlo, è uno sforzo improduttivo e un’inutile, spreco di energie. Energia che dobbiamo conservare per ricostruire una nuova esistenza lontana da ogni subdola lusinga, illusoria comodità ed effimera dipendenza.

La battaglia dichiarata da tempo contro i berluscones della politica, del potere economico, mediatico e mafioso, responsabili del disastro morale, etico e ambientale, oggi, non ha più alcun senso e motivo.

Per ricominciare, dobbiamo rinunciare ad ogni sussulto di indignazione e di vendetta perché, molto presto, giustizia sarà fatta e, nessun potente e servo del potere, potrà mai sottrarsi dal bere l’amaro calice di una condanna senza sconti e appello.

Se non avremo il coraggio e la consapevolezza necessaria per capire fino in fondo le circostanze del nostro presente e sulla base della nuda e cruda realtà, progettare una nuova rinascita, allora sarà cancellato per sempre dal nostro cuore, anche il più remoto barlume di futuro.

Lo dobbiamo ai nostri figli, perché non ci maledicano, quel giorno, di averli messi al mondo.

Lemmy Kilmister: una vita leggendaria in quindici episodi

Lemmy Kilmister: una vita leggendaria in quindici episodi

A lezione da Hendrix

Prima di militare negli Hawkwind, Lemmy fece gavetta tra i roadie della Jimi Hendrix Experience. «Jimi mi ha insegnato a scovare droga nei posti più impensabili, lavorare per lui significava anche quello» ha raccontato Lemmy a Revolver. «E così che ho imparato a tenermi in piedi nonostante cinque botte di acido. Ma ho imparato qualcosa anche sulla teatralità e la performance. Jimi non doveva fare sforzi per essere fico, si muoveva come un ragno elegante. Era interessato alla folla. Faceva battute inopportune perché era sempre fatto. La gente non aveva idea di che cosa stesse parlando. Ma era il chitarrista migliore di tutti, forse di sempre. Non c’è dubbio su questo».

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Mentre girava con uno dei suoi gruppi degli anni Sessanta, i Rocking Vicars, Lemmy non aveva ancora scoperto le gioie dell’ebbrezza perenne, ma questo non gli ha impedito di sperimentare cose fuori dal mondo anche in quel periodo. «Nel 1966 stavamo facendo un viaggio di ritorno attraverso le brughiere dello Yorkshire. In quel periodo non bevevo neanche birra, quindi non è stato un flashback da acido», ha detto a Inked. «È apparsa una cosa sopra l’orizzonte e si è fermata in mezzo al cielo. Poi di colpo si è messa a ruotare fortissimo. Neanche gli aerei di oggi vanno a quella velocità, figuriamoci allora. Mi squarciò la vista».

Un cucchiaino di zucchero

Nel 1969, prima che Lemmy si unisse agli Hawkwind, un amico convinse la sua fidanzata infermiera a prendere del solfato di anfetamina dal dispensario in cui lavorava. Per sbaglio, la ragazza prese del solfato di atropina. Lemmy se ne fece un cucchiaino intero, quantità che «superava l’overdose di 200 volte; diedero tutti di di matto». Nel suo memoir White Line Fever, ricorda di aver parlato con un televisore che portava sotto il braccio, di essere svenuto ed essersi svegliato in ospedale. «Un’altra ora e saresti morto» gli aveva detto il dottore. Anche dopo essere stato soccorso, ebbe sporadiche allucinazioni per due settimane. Ricordava di essersi «seduto a leggere e di essere arrivato a pagina 42, ma senza un libro in mano».

Bassista per caso

Lemmy fece un’audizione per la space-rock band Hawkwind nell’agosto del 1971, sperando di diventarne il secondo chitarrista. Durante un concerto all’aperto a Powis Square a Notthing Hill Gate, il loro bassista non si fece vivo, così il tastierista Dik Mik – a cui piaceva farsi di speed insieme a Lemmy – fece il suo nome per sostituire il basso.
«Non avevo mai suonato il basso in vita mia!» ha scritto Lemmy nel suo memoir. Dopo essere salito sul palco insieme agli Hawkwind per il concerto, il cantante e sassofonista Nik Turner gli disse «Fai qualche rumore in MI. È una tecnica che si chiama “Cose che non dovresti fare”». Lemmy superò l’audizione e trascorse i quattro anni successivi a fare da bassista alla band.

Greasy Truckers Party Live

Dopo aver trascorso tre giorni a prendere Dexedrina con Dik Mik, Lemmy e il suo compagno di band presero il Mandrax, un antidepressivo, per attutire l’intensità della botta. Ma Lemmy si annoiava quindi si fece anche di acido e mescalina, e poi assunsero dell’altro Mandrax. Mik guidò verso il luogo designato per il concerto, dove i due sniffarono cocaina e presero otto Black Beauties (anfetamine) a testa. «Cristo, Mik, non riesco a muovermi», disse Lemmy. «Tu ci riesci?». Come spiega nel suo libro, furono accompagnati dai roadie sul palco, e fu in quel concerto che venne registrato Greasy Truckers Party Live. «È stato uno dei concerti migliori che abbiamo mai registrato» ha confessato Lemmy con esaltazione. «La jam tra me e Brock [il cantante Dave] fu grandiosa. Da quel concerto abbiamo tirato fuori Silver Machine, la nostra unica vera hit (e un secondo posto, per quel che vale)».

Quando la morte bussa alla porta

Lemmy e un suo amico si trovavano in macchina per spartire 100 pillole azzurre – un misto di speed e calmanti – quando vennero avvicinati da un veicolo della polizia. I due fattoni si ficcarono la roba in bocca per sbarazzarsene e la polizia non poté rinvenire tracce di sostanze illegali. Quella notte, quando Lemmy si addormentò, il battito cardiaco e la frequenza della respirazione rallentarono in maniera spaventosa. «Sembrava avessi smesso di respirare, ma non era vero» ha dichiarato in White Line Fever. «Me ne stavo sdraiato lì con gli occhi aperti, faticando a parlare». Almeno due persone attorno a lui si erano convinte fosse morto, prima di accorgersi che respirava ancora.

Fatto fuori dalla «band più cosmica del mondo»

Nel maggio del 1975, Lemmy venne beccato al confine con Toronto con un grammo di solfato di anfetamina dentro ai pantaloni. Trascorse la notte in cella e poi ricevette una notizia buona e una cattiva. «La polizia mi ha accusato di possedere cocaina quando in realtà era anfetamina. Era sbagliato, quindi mi hanno dovuto rilasciare». In ogni caso, anche se tornò subito dagli Hawkwind, la band lo cacciò via dopo lo show successivo. «Se mi avessero arrestato per un acido sarebbe stato diverso. Erano davvero fissati con le esperienze psichedeliche. La band più cosmica del mondo mi fece fuori perché stavo usando le droghe sbagliate!»

Date il benvenuto a “Philty Animal”

Quando Lemmy incontrò per la prima volta Phil “Philty Animal” Taylor nell’estate del 1975, non avrebbe mai immaginato che quel tizio allucinato sarebbe finito nella sua nuova band, i Motörhead. «Ero negli Hell’s Angels all’epoca; di solito lui veniva a farsi di droghe da noi» ha raccontato Lemmy a Revolver. «Si esaltava prima di collassare, e noi lo svegliavamo al mattino e lo mandavamo a casa. Diceva sempre di essere un batterista, ma nessuno di noi gli credeva». Quando il batterista che Lemmy aveva assoldato inizialmente non entrò in sintonia con la band, si rivolse a Taylor. «Certo» disse Phil. «Lo faccio per te, cristo se vengo». Abbiamo registrato sopra le sue parti in tutte le tracce del primo disco, tranne una. Si rivelò essere il matto di cui avevamo bisogno».

Pioggia di sputi

Sul finire degli anni Settanta, nel circuito punk rock inglese il pubblico manifestava il proprio apprezzamento per le band sputandoci sopra, o facendo il cosiddetto ‘gobbing’. I Motörhead, apprezzati dai punk, a volte si ritrovavano a ricevere questi omaggi di saliva. «Non mi è mai piaciuto, ma sapevamo che non potevamo farci nulla» ha detto Lemmy a Inked. «Una volta ho visto un tizio sputare una grossa cosa verde sul mio braccio e ho preso in prestito una frase di Winston Churchill. Ho preso quella cosa dal braccio e me la sono strofinata tra i capelli e poi ho detto: “Senti, io stasera mi farò una doccia e sarò pulito, mentre tu sarai sempre lo stesso stronzo”».

Effusioni pubbliche

«Una cosa figa che mi è successa negli anni Settanta è stata quando una tizia è salita sul palco e ha iniziato a succhiarmelo» ha detto a Inked. «Ero nel mezzo di una canzone, mica potevo fermarmi».

Svenimenti

Poco prima di iniziare le prove per il disco manifesto dei Motörhead Ace of Spades del 1980, Lemmy collassò nel backstage dopo uno show allo Stafford Bingley Hall e dovettero rianimarlo per il bis. Nel suo memoir, dice di aver detto alla stampa di essere esausto per i tre pompini che gli erano stati fatti nel pomeriggio. «Era vero, in realtà. C’erano ragazze ovunque, e c’era un passerottino indiano che ne valeva due».

Sangue amaro

Rendendosi conto che quindici anni di droghe e alcol stavano chiedendo un dazio al suo fisico, Lemmy decise di farsi una trasfusione completa di sangue nel 1980. Pensava che sarebbe stato come cambiare l’olio al motore: via il vecchio, dentro il nuovo. Lemmy cambiò idea quando il dottore gli fece degli esami e gli disse che avrebbe reagito male al sangue pulito. «Mi ha detto che non avevo più sangue umano in circolo» ha confessato a Inked. «A quanto pare, ero così intossicato, soprattutto da speed e alcol, che il sangue fresco mi avrebbe ucciso».

Incidenti di percorso

Per il tour di Iron fist dei Motörhead nel 1982, la band fece costruire un pugno gigante con dei faretti sulla punta delle dita. La band iniziava il concerto facendosi calare dal soffitto. Una volta raggiunto il palco, il pugno era aperto e loro iniziavano a suonare. «Ovviamente, non funzionò bene la prima sera», ricorda Lemmy in White Line Fever. «Rimanemmo incastrati anche durante la risalita. Il palco salì circa della metà e smise di muoversi e le tende si afflosciarono. Ci mancò poco che Philty facesse un salto dalla sua batteria al buio eterno».

Ossessione tedesca

Si sono scritte molte pagine sulla fascinazione di Lemmy per la Germania nazista e sulla sua collezione di memorabilia di guerra. «I tedeschi avevano le uniformi migliori. I cattivi hanno sempre le cose migliori: vale per i Confederati, vale per Napoleone». Nelle interviste per la biografia di Al Jourgensen, il frontman dei Ministry disse di aver colto Lemmy in una posizione particolarmente compromettente dopo uno show ad Austin nel 1995. «Bussai sul pulmino dei Motörhead. Nessuna risposta. Così aprii la porta e trovai Lemmy in una divisa della Gestapo dalla testa ai piedi; era impegnato a frustare una ragazza nuda. Sembrava piacerle. Era contento anche lui. Mi scusai e chiusi la porta».

Kind of Blue

Quando nel 2011 gli venne diagnosticata una pericolosa aritmia, Lemmy si fece operare per installare un mini defibrillatore nel petto che rilasciava una scarica elettrica ogni volta che c’era un battito irregolare. Dopo l’operazione, Lemmy smise di fumare e limitò il consumo d’alcol a un drink al giorno. Ma ci furono complicanze durante il post-operatorio. Il suo corpo non smaltiva i fluidi e perciò fu costretto a letto per due settimane. I dottori non riuscivano a capire perché stesse ingrassando così tanto, finché non si resero conto che stava facendo overdose di mirtilli: li aveva sostituiti all’alcol. «Credo di aver capito che alla fine nessun eccesso va bene. Neanche se si tratta di cose che in teoria dovrebbero farti sentire meglio» ha detto a Revolver.

Fonte:http://www.rollingstone.it/musica/news-musica/lemmy-kilmister-una-vita-leggendaria-in-quindici-episodi/2016-12-28/