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Stephen Hawking sul pericolo di autodistruzione del genere umano: “Stupidità, avidità e inquinamento distruggeranno il nostro pianeta”

Stephen Hawking sul pericolo di autodistruzione del genere umano: “Stupidità, avidità e inquinamento distruggeranno il nostro pianeta”

13891808_1249256131765439_3696757196995430311_nInquinamento, avidità e stupidità: sono queste le tre componenti che distruggeranno il genere umano. Ne è convinto il professor Stephen Hawking che ancora una volta, intervistato nel talk show Larry King Now, ha messo in guardia dal rischio di autodistruzione che corrono gli esseri umani. Negli ultimi dieci anni, secondo l’astrofisico, “non siamo certamente stati meno avidi o meno stupidi nel trattare l’ambiente”. Ecco perché ce ne prenderemo tutte le conseguenze.

Ospite sul canale Ora TV, il professore ha spiegato il suo punto di vista: “Problemi come quello dell’inquinamento e del sovraffollamento sono peggiorati rispetto a sei anni fa. La popolazione è aumentata di mezzo miliardo dalla nostra ultima intervista. A questi ritmi, raggiungeremo gli 11 miliardi entro il 2100. L’inquinamento dell’aria è aumentato dell’8% negli ultimi cinque anni. Più dell’80% di coloro che abitano in aree urbane sono esposti a livelli poco sicuri di inquinamento. Arriveremo troppo tardi per evitare l’elevarsi della minaccia del surriscaldamento globale?”.

Stephen Hawking è stato intervistato da Tenerife, dove è stato premiato per la sua carriera allo Starmus Festival. Durante l’intervista, lo scienziato ha esposto la sua opinione anche in merito all’avanzare dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima, infatti, non ci salverà, anzi: “Non penso che i progressi in questo campo porteranno necessariamente dei benefici – ha spiegato -. Una volta che le macchine riusciranno ad evolversi da sole, non possiamo sapere se i loro obiettivi coincideranno con i nostri”.

fonte:http://www.huffingtonpost.it/2016/06/29/stephen-hawking-autodistruzione-genere-umano_n_10729714.html

Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani.

Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani.
14034704_1348969721798025_3413663264631149114_nLe Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani
Gli incendi boschivi del 2015 legati alla deforestazione nel sud-est asiatico hanno causato più di 100mila morti. Lo rivela uno studio condotto da esperti in salute pubblica e modelli atmosferici delle università di Harvard e Columbia, appena pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters.

Erano stati roghi titanici,appiccati di proposito dalle multinazionali dell’olio di palma e poi sfuggiti di mano, nelle foreste dell’Indonesia il cui sottosuolo è un’immensa torbiera. Il fumo aveva avvolto presto anche le nazioni confinanti, conconseguenze pesantissime: voli annullati, scuole chiuse anche a Singapore e in Malesia, 500 mila casi di infezione alle vie respiratorie, quasi 50 milioni di persone esposte a fumi tossici 24 ore al giorno per settimane.

 
14095707_10154851131793912_4352938793457113043_nSecondo lo studio, le persone che sono morte prematuramente a causa di quegli incendi 
sono oltre 90mila in Indonesia, più di 6mila 
in Malesia e 2.200 a Singapore. 
Non è la prima volta che ladeforestazione sconsiderata ha conseguenze sulla salute di milioni di cittadini in quei paesi, ma i dati del 2015 sono senza precedenti: rispetto allenubi tossiche della precedente crisi del 2006 sono state colpite il triplo delle persone.

Indonesia: 100mila morti per i fumi tossici della deforestazioneLe emissioni giornaliere provocate dai roghi della foresta avevano addirittura superato le emissioni medie quotidiane degli Stati Uniti. Nelle zone più colpite di Sumatra e Kalimantan, i livelli di inquinanti dell’indice standard (PSI) toccavano il tetto dei 3.000, quando la soglia di pericolo è 300.

“Le torbiere su cui si sviluppano questi incendi contengono materiale organico combustibile e rilasciano in atmosfera grandi quantità di polveri sottili come i PM 2.5, cioè il principale fattore globale di mortalità legata all’inquinamento dell’aria”, si legge nello studio. Ma il numero delle persone colpite potrebbe essere addirittura maggiore, visto che la ricerca si è concentrata soltanto sugli adulti. Il ministero della Salute dell’Indonesia ha rispedito al mittente le accuse, sostenendo che le cifre elaborate dallo studio “non hanno alcun senso”. Secondo le autorità di Jakarta, i morti sarebbero appena 24.
Fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/indonesia-morti-deforestazione-222/

GLI ITALIANI CI RUBANO IL LAVORO”: IL TICINO APPROVA LA LEGGE CONTRO I FRONTALIERI

GLI ITALIANI CI RUBANO IL LAVORO”: IL TICINO APPROVA LA LEGGE CONTRO I FRONTALIERI

13891808_1249256131765439_3696757196995430311_nQuante volte abbiamo detto “Prima gli italiani”? Quante volte abbiamo sentito che gli stranieri ci rubano il lavoro, ci fanno concorrenza sleale, determinano un abbassamento dei salari? Quante volte abbiamo ascoltato proclami sulle case popolare agli stranieri e non agli italiani, sui sussidi e gli hotel di lusso ai rifugiati e non ai poveri connazionali? E quante volte questi deliri della paura, questi editti dell’ignoranza, si sono accompagnati con la richiesta che si considerassero prima gli italiani, poi tutti gli altri. Come se si potesse fare una classifica etnica dei bisogni, una coda geografica allo sportello dei diritti, una graduatoria dell’accesso all’umanità.Prima i nostri. Non lascia adito a dubbi l’articolo costituzionale, approvato ieri in Canton Ticino che invita a privilegiare, nelle assunzioni, la manodopera che vive sul territorio.

L’elettorato ha accolto con il 58% di sì – 39,7% di no, 2,3% senza risposta – la norma, proposta dall’Udc, partito della destra nazionalista, e dalla Lega dei Ticinesi. L’iniziativa stabilisce nel mercato del lavoro il principio della preferenza indigena per evitare l’effetto di sostituzione con forza lavoro dall’estero. Un segnale netto – e forte – soprattutto per la questione transfrontalieri italiani: ogni giorno, infatti, dall’Italia arrivano circa sessantaduemila persone nel Cantone.  «Ora è chiaro – commenta il presidente ticinese Piero Marchesi – che gli interessi del Ticino devono prevalere su quelli dell’Unione Europea». Ribadito e rafforzato dunque il no alla libera circolazione, già espresso a febbraio di due anni fa – per l’applicazione pratica era previsto un tempo di tre anni, ossia entro febbraio 2017 – e rimasto ad oggi inattuato per la necessità e le difficoltà di rinegoziare un accordo con l’Ue. Immediato l’intervento del ministro italiano degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha scelto twitter per rispondere, in modo altrettanto netto, al cantone: «Il voto non ha per ora effetti pratici. Ma senza libera circolazione delle persone i rapporti tra Svizzera e Ue sono a rischio». Lo stesso governo ticinese ha segnalato la difficoltà dell’attuazione dell’articolo, date le leggi federali, ma il senso del voto rimane. Decisamente pesante. I ticinesi accusano gli italiani di rubare il lavoro ai residenti. Nessuna sorpresa per le associazioni di frontalieri, che con il clima di insofferenza dei ticinesi fanno i conti ogni giorno e già da tempo.