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“Fuori gli italiani”: a Tenerife aumenta l’esasperazione nei confronti di troppi “scappati di casa”

“Fuori gli italiani”: a Tenerife aumenta l’esasperazione nei confronti di troppi “scappati di casa”

Il seguitissimo blog Diario di Tenerife, gestito da italiani residenti sull’isola, riporta una notizia che non ci stupisce affatto. Da tempo, parlando con amici che vi risiedono, siamo a conoscenza di troppe malefatte compiute da connazionali che, non proprio bonariamente, vengono oramai definiti in tutte le Canarie scappati di casa.

Ecco l’articolo integrale:

Negli ultimi anni è aumentato enormemente il numero degli italiani residenti a Tenerife e alle Canarie: connazionali che non sempre si comportano nel migliore dei modi e vivono onestamente. E l’aumento di episodi di truffe o microcriminalità commessi da italiani, sta alimentando sentimenti di antipatia e diffidenza…

Una connazionale che vive a Tenerife, Anna Canepa, ha segnalato sul gruppo Facebook “Italiani a Tenerife” la comparsa di una scritta su un muro della frazione di Guaza – una località a pochi km dalla zona turistica di Los Cristianos – che recita: “Fuera Italianos” ovvero “fuori gli italiani”, accompagnata dalla parola “mugres” che significa “sporchi”, “feccia” ma può essere inteso anche come “inutili, di scarso valore”, in una parola pezzenti.

E’ bene sottolineare che si tratta di un episodio isolato, la comunità italiana non è vittima di episodi razzisti o di intolleranza, ma sicuramente negli ultimi anni la reputazione degli italiani è precipitata, e siamo visti sempre con maggiore diffidenza, cosa tangibile talvolta anche quando andiamo ad affittare una casa.

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Una situazione simile a quella dei migranti in Italia

Gli italiani di Tenerife potrebbero trovarsi a vivere una situazione simile a quella che vivono comunità come i romeni o gli albanesi in Italia, la maggioranza dei quali sono brave persone, ma per colpa di una minoranza sono visti con diffidenza. A Tenerife sta accadendo qualcosa di simile, grazie ad italiani che si trasferiscono sull’isola e non riuscendo a trovare un lavoro si mettono a delinquere,truffare connazionali e non, e altre “bravate”. Per non parlare di quelli che partono dall’Italia con l’idea di vivere di spaccio o simili.

Non ci sono controlli sui precedenti

Spostandosi da un paese all’altro della zona Shenghen per ottenere la residenza non è richiesto il certificato penale, che invece viene richiesto da alcune nazioni a chi vuole aprire un’azienda o trasferirsi,  pertanto una persona che ha precedenti penali, specie se non gravissimi, si rifà la verginità, risultando incensurato in Spagna. Un ex delinquente non viene distinto da chi invece ha sempre vissuto onestamente.

Arrivano, delinquono e se ne vanno

Come avviene un po’ ovunque, le leggi fanno paura principalmente a chi ha “qualcosa da perdere”, dei beni, un posto di lavoro, una casa o altro. Chi è nullatenente non teme multe, non teme sanzioni, sicuro della propria impunità. In molti espatriano con questo spirito, verso la Spagna ma verso anche altri paesi. Gli italiani si lamentano dei migranti che giungono in Italia, ma anche noi non è che esportiamo solo ‘cervelli’. Ultimamente in particolar modo.

I delinquentelli italiani per fortuna non commettono reati gravi di allarme sociale, reati violenti etc. ma truffe e altri crimini minori comunque odiosi e da stroncare. In ogni caso la nostra reputazione è sicuramente in via di peggioramento.

Isolare le mele marce

Alcuni italiani, come Franco e Bina, titolari di Leggo Tenerife, il giornale degli italiani di Tenerife, da tempo sono in prima linea per informare e segnalare su casi di truffa e altri episodi, spesso compiuti da italiani a danno di altri connazionali, ma ovviamente questo non basta. Anche su questo blog abbiamo ripetutamente segnalato e messo in guardia i lettori sulle tecniche usate dai truffatori e dai ‘falsi amici’. Ma evidentemente non basta.

La comunità italiana rischia di pagare le colpe di una minoranza

Gli italiani di Tenerife rischiano di pagare le colpe di gente che dopo aver prodotto danni alla collettività ed in particolare agli italiani stessi, tornano in Italia oppure si spostano in altre nazioni dove iniziare da capo le truffe o le altre attività illecite.

Ci auguriamo che i canari sappiano distinguere, sappiano non fare di tutta l’erba un fascio, come fanno gli stessi italiani in patria nei confronti degli stranieri.

Mussolini, Hitler e l’islam: quello che i nuovi fascisti non vorrebbero mai sapere

Mussolini, Hitler e l’islam: quello che i nuovi fascisti non vorrebbero mai sapere

I nuovi neofascisti o neonazisti (spesso da tastiera) sognano il ritorno di un Duce o di un Fuhrer, dimenticando una cosa fondamentale: Benito Mussolini e Adolf Hitler erano entusiasti della religione musulmana e avevano rapporti più che ottimi con i paesi islamici.

14034704_1348969721798025_3413663264631149114_n Quando pensiamo a Hitler e all’ideologia nazista, ci immaginiamo una difesa dei valori tradizionali dell’Occidente. Mussolini lo disse chiaramente coniando lo slogan “Dio, patria e famiglia”. Tutto ciò è vero, senza alcun dubbio, ma c’è molto di più. La questione della religione è stata centrale anche nella Germania nazista e nell’Italia fascista e l’islam ha trovato grandi appoggi da parte dei due dittatori. Semplificando, si potrebbe usare il detto “il nemico del mio nemico è mio amico”: visto che il nemico numero uno erano gli ebrei, coloro che li avversavano (come i leader musulmani) erano alleati preziosi. C’è però molto di più.

 

La nostra sfortuna è stata avere la religione sbagliata. Perché abbiamo avuto il cristianesimo con la sua mitezza e flaccidità? L’Islam è una Männerreligion, una religione da uomini”. Parola di Adolf Hitler. La rivelazione arriva dal libro scritto dal professore Stefan Ihrig, “Atatürk in the Nazi Imagination” (Ataturk nell’immaginario nazista), a cui il Wall Street Journal e altri media statunitensi hanno dedicato lunghi articoli. Nel testo, Ihring sostiene che non fu Benito Mussolini a ispirare le prime azioni del Fuhrer, ma Mustafa Kemal Atatürk, il Padre di tutti i Turchi. Il motivo? Lo sterminio degli armeni (il primo dell’epoca moderna) e la cacciata dei greci dalla Turchia.

Hitler in particolare era affascinato dalla religione musulmana che riteneva più adatta allo spirito germanico rispetto “a quella melensa e sacerdotale del cristianesimo”. L’idea che i “veri musulmani sono dei guerrieri”, fece breccia nella visione del mondo del Fuhrer per cui il mito del Superuomo era l’unico faro da seguire. Non quindi i valori del cristianesimo su cui si fonda (volente o nolente) l’Occidente, come oggi urlano i neofascisti (“salviamo il presepe”, “fuori i musulmani dall’Europa”): l’uomo che voleva portare la “razza ariana” alla guida del mondo, sognava di essere musulmano.

 

Più complessa è il rapporto tra Benito Mussolini e la religione musulmana. La storia sembra narrare di due Mussolini molto diversi tra loro: quello che si fregiò del titolo di Protettore dell’Islam e quello che negò la costruzione della moschea a Roma.

Il primoMussolini e la spada dell'islam rimanda alla celebre foto del Duce a cavallo con la Spada dell’Islam, arma cerimoniale che gli venne donata nel 1937 con l’annessione della Libia all’Italia. Quando, tre anni prima, il Paese nordafricano entra a far parte dei domini extraterritoriali dell’Italia fascista, Mussolini fece costruire strade, scuole, ospedali e moschee per i “musulmani italiani della quarta sponda d’Italia”. A spingerlo non è certo uno spirito umanitario: è la politica e, in particolare, l’avversione alla suddivisione dell’Africa e del Medio Oriente decisa da Francia e Inghilterra dopo la Prima Guerra Mondiale. Sono le mire espansionistiche del fascismo a muovere le fila, nient’altro. Il titolo di Protettore dell’Islam fu fortemente voluto da Mussolini perché gli dava la stessa autorità del Califfo su quelle terre: la religione viene piegata all’opportunità politica.

La vicenda della moschea di Roma è esemplare. Secondo la leggenda, Mussolini rispose che solo quando avrebbe avuto il permesso di costruire una chiesa a La Mecca, avrebbe acconsentito all’edificazione di una moschea nella Capitale. In realtà, il Duce era più che favorevole a realizzarla in vista dell’annessione dell’Albania e quindi dell’aumento degli italiani di fede musulmana. A fermarlo fu il Vaticano (che decise di andare a braccetto con il governo fascista pur di ottenere i Patti Lateranensi). A differenza di Hitler, Mussolini non era affascinato dalla religione in sé, ma la usò per scopi politici contro il nemico comune (Francia e Inghilterra in primis). Che le peggiori dittature razziste di allora fossero filo-islamiche in chiave anti-ebraica (e contro Francia e Inghilterra) dovrebbe far riflettere in un solo senso: usare la religione come arma politica è sempre un errore. Allora come oggi.

 

Nasce Liberland lo Stato senza tasse

Nasce Liberland lo Stato senza tasse

Lo Stato di Liberland si trova a cavallo tra la Serbia e la Croazia ed è un’idea di Vit Jedlicka, euroscettico, amante dei diritti umani, insomma una persona che mette al primo posto il benessere dei propri cittadini al denaro…

Il suo progetto ha avuto fin da subito un grande impatto globale, tanto da ricevere nel giro di pochissimi giorni, oltre 200.000 richiesta di cittadinanza!

Il nome non è forse molto fantasioso, ma di certo lo è il progetto. Jedlicka, che è uscito vincitore da elezioni democratiche per la verità non molto combattute, astenendosi ma ottenendo il voto della fidanzata e del padre, pensa in grande.

Per diventare cittadini del Liberland non serve molto: una fedina penale pulita, il rispetto per gli altri e per le loro cose, nessuna militanza passata in partiti comunisti o nazisti. E il modello di riferimento di Jedlicka è Jefferson e la sua ricerca della libertà.

Duecentomila persone hanno fatto richiesta per ottenere la cittadinanza in pochi giorni.Sono bastati solo tre giorni per pianificare la città di Gorjia Siga, cuore di questo piccolo Stato indipendente e costruito per il bene comune.

Gorjia Siga è stata progettata in una terra di bellissime foreste, mescolate a spiagge bagnate dal Danubio occidentale, ricca di animali selvaggi che la popolano, “Ogni Stato è stato fondato in terra di nessuno – dice Jedlicka, fiducioso – e come la mente umana non ha limiti, non ce ne sono neppure al numero di persone che potrebbero vivere qui: tutto dipende da quanto riusciremo a costruire in altezza”.

Il futuro Stato di Liberland può contare già sulla generosità di molti donatori, entusiasti di contribuire a questo progetto di vita, lontano dalle angosce delle maggiori città europee.
Perché proprio questa terra? Molto semplice, spiega Gorjia Siga. Questa terra secondo l’antico diritto romano è una terrae nullius, ovvero una terra non soggetta alla sovranità di nessun Stato…