“1984” di Orwell, una profonda critica nei confronti del totalitarismo di Stalin

In 1984, Orwell delinea una società – quella dell’Oceania – governata dal Partito, unica entità politica ammissibile nel Continente. Il volto con cui il Partito si mostra al popolo è un omone con dei folti baffi chiamato “Grande Fratello”13891808_1249256131765439_3696757196995430311_n, che assomiglia fortemente a Stalin. Paradossalmente, questi è onnipresente e invisibile. Per mezzo di schermi, telecamere e microfoni installati nelle case e per le vie della città, ogni singolo individuo viene ascoltato e osservato ininterrottamente. Allo stesso tempo, il leader del Partito è una presenza estremamente misteriosa: nessuno pare averlo mai incontrato di persona, nonostante il suo aspetto sia ben noto all’intera comunità. Il suo viso, difatti, è ovunque. Il Partito – analogamente al Partito Comunista guidato da Stalin – adotta un massiccio sistema di propaganda per indottrinare il popolo.13891808_1249256131765439_3696757196995430311_n

I mezzi d’informazione sono interamente gestiti dal gruppo dominante, che in base al suo volere modifica gli eventi del passato attraverso il Ministero della Verità. Il popolo viene educato a negare l’evidenza e a seguire quella che viene definita “ortodossia” del Partito: un duro esercizio che costerà settimane di torture a Winston Smith, protagonista del romanzo. Gli altri dicasteri che compongono il governo sono il Ministero della Pace, che si occupa della guerra; il Ministero dell’Amore, che dovrebbe mantenere l’ordine ma in realtà tira le fila dello spionaggio capillare e imperituro in Oceania; e, infine, il Ministero dell’Abbondanza, responsabile delle questioni economiche, il suo compito, a dire il vero, è quello di mantenere i cittadini sulla soglia della indigenza per poterli controllare meglio.

Il governo gestisce la vita del popolo. Tutti i membri del Partito – vale a dire tutti gli abitanti dell’Oceania – sono tenuti a partecipare agli eventi collettivi. Il più ricorrente tra questi è conosciuto come «i due minuti d’odio». Tale pratica consiste nel riunirsi, sul posto di lavoro piuttosto che agli incontri del Partito, per guardare un filmato sull’acerrimo nemico del Grande Fratello: Emmanuel Goldestein. I video, che mostrano principalmente scene di guerra, sono studiati per coinvolgere psicologicamente gli spettatori e indurli all’isteria collettiva. L’aggressività, che non può essere rivelata in altri momenti, viene sfogata contro quello schermo, contro un capro espiatorio: l’uomo a capo della “Fratellanza”. La demonizzazione del nemico non era una pratica sconosciuta neppure a Stalin. La nemesi di quest’ultimo era Lev Trockji – promotore della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e inizialmente considerato il più probabile successore di Vladimir Lenin , che dopo aver perso la lotta per la conquista del potere venne rimosso da tutti gli incarichi ed esiliato.14034704_1348969721798025_3413663264631149114_n

In 1984, l’autore non si è ispirato esclusivamente alla nomenclatura, o all’aspetto fisico, di personaggi realmente esistiti nella Russia sovietica. Egli desiderava muovere – da sostenitore del socialismo democratico – una profonda critica nei confronti del totalitarismo stalinista. Negli anni Trenta, il leader dai natali georgiani, ossessionato da “nemici” reali o fittizi, mise in atto le Grandi purghe, volte a eliminare dal Partito Comunista eventuali cospiratori. Così come il Grande Fratello orwelliano, per mezzo della psicopolizia, arresta e tortura brutalmente anche coloro che hanno semplicemente pensato a qualcosa non perfettamente in linea con le idee del governo. L’autore ha usato l’escamotage delle telecamere, degli schermi e dei microfoni per definire una mostruosa macchina per il controllo sistematico dei cittadini, simile ai sofisticati sistemi di spionaggio sovietici.